MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

Si è conclusa Lunedì a Milano la fiera internazionale d’arte contemporanea dedicata alla fotografia e all’immagine in movimento. Le sorprese interessanti non sono di certo mancate.

 

 

 

 

 

 

L’ottava edizione della MIA PHOTO FAIR è terminata all’insegna del dialogo.

Dialogo tra media diversi e tra differenti culture. Nella sezione “focus” è stato omaggiato, tra gli altri, il continente africano. Un argomento che ci tocca da vicino vista l’annosa questione, umana oltre che geopolitica, dell’immigrazione.

La fotografia intraprende così dei dialoghi profondi con il visitatore utilizzando una maniera di esprimersi che va oltre la pellicola, ricorrendo anche al tessile. 

Del resto una fiera d’arte non deve solo svolgere il ruolo di “piazza degli affari”, ma anche informare sullo stato dell’arte raggiunto dall’attività trattata.

Come dunque non rimanere affascinati dal groviglio di fili delle opere di Aurélie Mathigot, in cui stampa e ricami si intrecciano.

Fotografia che si unisce al textile design, si mescola alla video art, diventa installazione come nelle opere dello Spazio Farini 6 o dialoga con il suo precedessore e parente più prossimo: la pittura.

Al di là dei labili confini tra foto e video, che ci si aspetta visto lo sviluppo delle nuove tecnologie, sono rimasta parecchio stupita nel vedere come molte stampe richiamassero opere pittoriche. Si andava dal tributo a Giorgio Morandi di Joel Meyerowitz alle composizioni di Andrea Boyer, dalle Kodak C-Sprint di Ronald Martinez, ispirate a quadri seicenteschi, alle costruzioni hopperiane di Giovanni Gastel.

La Galleria Paola Forni proponeva le Nature Morte di Mauro Davoli e la Mc2 Gallery le opere di Patricio Reig (insiemi di differenti media) e di Casper Faassen. Faassen utilizza direttamente sugli scatti la pittura ad olio. 

 

MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

MIA PHOTO FAIR 2018

MIA PHOTO FAIR 2018. Mix di opere in mostra

MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

 

Anche le stesse cornici usate per riquadrare alcune opere spingevano al “fraintendimento”: è una foto od un dipinto?.

Avvicinandosi la differente matericità svelava l’arcano.

 

 

MIA PHOTO FAIR 2018

MIA PHOTO FAIR 2018

 

 

Ma attenzione: la fotografia è intesa non come sostituto di altri media espressivi, bensì come metodo artistico princeps per discorrere con le altre forme artistiche. Avvantaggiata dalla sua “giovane età” rispetto alle altre belle arti, la fotografia si fa così portatrice di un rinnovamento che investe i mezzi artistici con cui entra in dialogo, portandoli di nuovo alla luci della ribalta.

Così è accaduto che molti visitatori ammirassero gli scatti del già citato Mauro Davoli come purtroppo alcune opere seicentesche delle pinacoteche sono di rado osservate.

Obbiettivo dunque raggiunto dalla fiera che come ogni anno dal 2011 riunisce più di 100 espositori nel nuovo spazio milanese “The Mall”. MIA PHOTO FAIR, nata dalla geniale idea di Fabio Castelli, è la prima e più importante fiera d’arte dedicata alla fotografia e all’immagine in movimento in Italia.

In attesa dei dati ufficiali sul numero di visitatori dell’edizione 2018 possiamo già segnalare che la presenza delle gallerie straniere è raddoppiata rispetto all’anno scorso. Segno che la manifestazione sta raggiungendo un’importanza notevole anche all’estero. Inoltre si è calcolato che più dell’80% degli espositori abbia concluso affari. Non sono stati però solo i mercanti ad animare l’evento. Ben 13 artisti si sono auto-presentati ciascuno con uno stand dedicato ed opere non solo fotografiche. Insomma dei veri e propri solo-show: una delle novità della MIA PHOTO FAIR denominata “Proposta Mia”. 

MIA PHOTO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

Da segnalare lo spazio dedicato all’editoria indipendente ed i cosiddetti “focus”.

“Focus” ovvero esposizioni dedicate a particolari tematiche e/o determinati luoghi geografici. Quest’anno la scelta è ricaduta su Cuba, Isole Baleari, Ungheria e Africa. Come già anticipato non posso non soffermarmi  su quest’ultima, rappresentata da quattro gallerie.

La parigina L’Agence à Paris ha esposto scatti di Nicola Lo Calzo inerenti la sua indagine sulle memorie della schiavitù coloniale, di Gosette Lubondo, Andrew Tshabangu, Uche Okpa-Iroha.

Di quest’ultimo si è proposto il bel lavoro completato durante la residenza alla Rijksakademie di Amsterdam incentrato sulle strutture di potere e la predominanza della cultura occidentale.

 

 

Uche Okpa-Iroha

MIA PHOTO FAIR 2018. Uche Okpa Iroha, “The Plantation Boy #1”, 2012, print. Gallery L’Agence ° Paris.

 

 

La milanese Officine dell’Immagine ha presentato Halida Boughriet, Gohar Dashti, Mounir Fatmi, Maimouna Guerrresi, Maurice Mbikayi e Kyle Weeks.

Le altre due gallerie coinvolte nel focus africano sono state l’olandese Kahmann Gallery e la greca Kourd Gallery.

Oltre a questi spazi è stata anche organizzata una retrospettiva sul design e la fotografia contemporanea del continente nero a Palazzo Litta.

“Africa Africa: exploring the Now of African design and photography”, inaugurata il 14 Marzo, vede in qualità di partner proprio la MIA PHOTO FAIR.

Peccato che i numerosi talk, altra bella iniziativa della fiera, non abbiamo incluso dibattiti specifici in merito. Le tavole rotonde sono state principalmente incentrate su aspetti tecnico pratici. 

Ci sono stati anche altri progetti speciali come il Premio Archivi Aperti, dove si sono potuti ammirare gli scatti di Carla Cerati, Gianpaolo Barbieri, Paola Mattioli. I riconoscimenti sono stati un’altra bella trovata: oltre a quello già citato, sono stati attribuiti anche il premio BNL Gruppo BNP Paribas ed il RAM Sarteano.

 

 

Semaphore

MIA PHOTO ART FAIR 2018. Siwa Mgoboza, “Les etres d’Africadia I: serpentina jonza, 2015, C-print on cotton paper. Galleria Semaphore.

MIA PHO

TO FAIR 2018: stato dell’arte della fotografia in un mix di media differenti

Tra i tanti artisti degni di menzione hanno davvero lasciato il segno: Sara Baxter, Wang Ping, Marco Palmieri, Andrea Boyer, Giuseppe Mastromatteo. Di quest’ultimo erano esposti scatti dalla serie Indepensense, noti al grande pubblico perché apparsi su giornali o in pubblicità (Galleria 29 Arts in Progress).

Una citazione a parte spetta a Liu Bolin.  L’artista cinese, famoso per gli autoritratti fusi con l’ambiente circostante, era presentato dalla Galleria Boxart. Il mensile Arte (Cairo Editore) nel suo numero di Marzo dedica un articolo proprio a Bolin, che ormai da dieci anni collabora con la galleria veronese. Onere al merito della Boxart per aver colto il suo talento in tempi non sospetti. 

Tra i grandi nomi presenti alla MIA PHOTO FAIR segnalo la presenza di frame di Steve McCurry e della grande ritrattista Annie Leibovitz.

Dunque, dopo l’opinabile risultato di GRANDART del Novembre 2017, questa volta lo spazio polifunzionale di Porta Nuova Varesine ha fatto da cornice ad un’esposizione davvero interessante. Certo sul proliferare delle fiere d’arte ci sarebbe ancora tanto da discutere, ma per il momento il successo della MIA PHOTO FAIR 2018 è innegabile.

 

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