Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento. 

Domenica scorsa è terminata la mostra al Mudec dedicata all’artista messicana. Art Nomade l’ha visitata per voi. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Febbraio ad inizio Giugno 2018 il Museo delle Culture (Mudec) di Milano ha ospitato una grande retrospettiva dedicata a Frida Kahlo.

Curatori e musei lo sanno bene: Frida attira molto il grande pubblico, un po’ come Basquiat, Jackson Pollock e altri personaggi che hanno animato il mondo dell’arte.

Vite sregolate, amori tormentati, malattie, trapassi conditi da sofferenze ed in età non avanzata: un mix che avvicina il museo al set di una soap opera.

In questi casi la sfida posta agli enti culturali non è facile.

Il confine tra “mostra-evento” in senso critico/intellettuale e mostra “blockbuster” è davvero labile.Soprattutto se si tratta della Kahlo.

La sua vita ed il folle amore per l’artista Diego Rivera, uno dei più importanti muralisti messicani, sono stati romanzati in abbondanza.

 

 

 

 

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento. “Doppio ritratto di Diego e me”, 1929. Mudec, Milano.

 

 

 

I gadget con il volto di Frida sono numerosissimi, quasi al pari della paccottiglia che ritrae la star hollywoodiana Marylin Monroe.

Fda Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento. Frida Kahlo: oltre il mito 

Il risultato di tutto ciò? Il pubblico la ama, i critici d’arte invece si dividono tra chi ne apprezza il talento e chi evita di pronunciarsi.

Il suo indiscusso genio artistico è stato oscurato dal “personaggio”.

Negli ultimi anni sono stati fatti vari tentativi per riportare l’attenzione sulla sua produzione artistica, con conseguente aumento delle mostre a lei dedicate.

Il lavoro di Diego Sileo, curatore della retrospettiva meneghina, ha continuato su questa falsa riga cercando di spingersi addirittura oltre.

Dopo oltre sei anni di ricerche anche in loco, l’esposizione aveva come obbiettivo il delinearsi di una nuova chiave di lettura dell’artista, scevra da “[…] ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche troppo comode“.

Una grande mano in questo senso l’hanno data i nuovi documenti resi pubblici nel 2007. Erano custoditi in alcune stanze non accessibili al pubblico di Casa Azul, famosa dimora di Diego e Frida. 

Inoltre, per la prima volta in Italia, si sono esposte tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection

Il percorso espositivo era ben congegnato tra opere e fotografie, oltre a documenti provenienti anche dagli archivi di Isolda Kahlo, Miguel N. Lira, Alejandro Gomez Arias

 

 

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento.

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento. “Autoritratto con scimmia”, 1938. Mudec, Milano.

 

 

 

Sileo ha portato avanti il progetto per sei anni, compiendo numerosi viaggi in Messico per approfondire le ricerche.

In contemporanea all’esposizione del Mudec il PAC, padiglione d’arte contemporanea di Via Palestro, presentava la personale di Teresa Margolles, artista  messicana contemporanea.  Anche questa retrospettiva è stata concepita da Sileo.

Insomma possiamo ben dire che la full-immersion in America Latina ha dato i suoi buoni frutti 🙂

Diego Sileo, storico dell’arte milanese, da anni collabora proprio con il PAC e si è occupato delle mostre di Vanessa Beecroft, Yayoi Kusama, Franko B, Marina Abramović e Regina José Galindo.

Non c’è che dire, un ottimo lavoro anche questa volta.

Addirittura per visitare la retrospettiva su Frida si sono viste code che ricordavano i tempi d’oro dell’Expo 2015.

 

 

oltre il mito con qualche ripensamento. 

Frida Kahlo: oltre il mito

Frida Kahlo: oltre il mito con qualche ripensamento. “Autoritratto con treccia”, 1942. Mudec, Milano.

 

 

 

 

Qualche dubbio però la mostra lo ha lasciato.

Alla fine il romanzo è trasparso.

Nelle quattro sezioni del percorso (DONNA, TERRA, POLITICA, DOLORE) non sono mancate proiezioni di video dell’epoca in cui si scorgevano Frida e Diego in amorevoli attimi di vita a Casa Azul, conditi da musiche di sottofondo. 

Le scritte a pieno titolo riportanti le frasi più famose attribuite all’artista campeggiavano su molte pareti (una tra tante: “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego“).

Di dubbio gusto anche la Fiesta de Frida: nei cinque giorni pre-chiusura si poteva visitare l’esposizione agghindati in stile Kahlo, degustare piatti tipici messicani al bistrot del museo od acquistare gadgets non solo nel bookshop, ma anche in banchetti mobili nel cortile della struttura.

: oltre il mito con qualche ripensamento. 

Strabilianti mosse di marketing, ma che centravano poco con l’emergere della “sofferenza vitale, [del]la ricerca cosciente dell’Io, [del]l’affermazione della “messicanità”, [del]la sua leggendaria forma di resilienza – che permetteranno ai visitatori di percepire la coerenza profonda che esiste, molto più in là delle sue apparenti contraddizioni, nell’opera di Frida Kahlo“.

Se tali scelte siano da imputarsi alla struttura ospitante, al di là del comitato scientifico che ha condotto le ricerche, non è dato a sapersi.

Dunque, più che la visita alla mostra è il catalogo dell’esposizione che valeva la pena dell’investimento.

Scorrendone le pagine si notano davvero i risultati delle lunghe ricerche ed i numerosi saggi gettano effettivamente nuova luce sulle opere dell’artista messicana. 

Insomma pare che nemmeno questa volta Frida sia riuscita ad allontanare del tutto il mito che la circonda e che adombra la sua strabiliante capacità.   

 

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