Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

 

 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Quando scatta il colpo di fulmine…per un’opera d’arte 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindrome di Stendhal è un’affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati

Ecco quanto riporta Wikipedia digitando “sindrome di Stendhal“.

Pare che il primo a descrivere questi effetti sia stato lo scrittore francese, rimasto “folgorato” da alcuni capolavori ammirati a Firenze. Poi è arrivato Dario Argento con la sua famosa pellicola del 1996 😉

 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

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Wolfgang Laib: storia di un amore-Art Nomade Milan.

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

 

In quegli anni le ricerche neuroestetiche sul tema hanno dimostrato che in realtà ogni volta che guardiamo un’opera d’arte ne creiamo mentalmente una nuova. Ed è proprio questa ansia creativa che genera i disturbi descritti per la prima volta da Stendhal.

Ecco, non ho avuto questi sintomi, ma quando ho scoperto le opere di Wolfgang Laib ad Art Basel 2018 poco ci è mancato!

In fiera le sue creazioni erano esposte nello stand della Buchmann Galerie, ma anche in Unlimited con la monumentale “You will go somewhere else, 1997 – 2005“: sei arche di cera su impalcatura di legno.

 

 

 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

 

"<yoastmarkWolfgang Laib: storia di un amore-Art Nomade Milan. Wolfgang Laib, “You will go somewhere else, 1997-2005”, 2006. Art Basel 2018.

 

 

Laib pare un asceta. Non posso definire di preciso cosa mi abbia attirato: le sue opere sono davvero semplici, oltretutto difficilmente “collezionabili” se vogliamo essere pratici.

 

 

 

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Wolfgang Laib: storia di un amore-Art Nomade Milan

Wolfgang Laib: storia di un amore-Art Nomade Milan. Wolfgang Laib, “Untitled”, 2006, polline di pino e cera d’api, Buchmann Galerie, Art Basel 2018.

 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

 

Diciamo che in me è “scattato” un sentimento ancestrale come ancestrale è il rapporto di Laib con le api. 

Nato a Metzingen nel 1950, dopo un’iniziale formazione in ambito medico, Laib decide di dedicarsi esclusivamente all’arte. A partire dagli Anni Sessanta compie con la famiglia numerosi viaggi in India: la conoscenza del subcontinente si rivelerà fondamentale. Dal 1970 vi tornerà ogni estate. 

Il rapporto di Wolfgang con gli elementi naturali ed essenziali del vivere quotidiano è straordinario. 

Nelle creazioni utilizza latte, riso, cera o polline composti con maniacale precisione e rispetto geometrico delle proporzioni.

L’equilibrio e l’armonia sono il suo mantra.

Assembla personalmente le installazioni riportando alla mente quanto l’arte sia un atto di condivisione e partecipazioni sensoriale.

Ammirando le sue invenzioni la vista e l’olfatto sono costantemente sollecitati. 

 

 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

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Wolfgang Laib: storia di un amore-Art Nomade Milan. Wolfgang Laib allestisce una delle opere esposte nella retrospettiva dedicatagli dal MASI, Lugano.

 

 

La bellezza semplice delle sue opere, il minimalismo ottenuto modellando le componenti sembrano invitarci alla contemplazione in una società in cui tutto scorre troppo velocemente.

E qui nasce il dramma…perché in ogni “storia d’amore” che si rispetti la “sofferenza” ha sempre un ruolo fondamentale 😉

Io avevo già “conosciuto” Wolfgang Laib!

O meglio…ci ero inconsciamente entrata in contatto disinteressandomi di approfondire la questione.

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Dovete sapere che dalla finestra del salone di casa mia si scorge un pannello per affissioni del Comune di Milano. Fino a qualche tempo fa la sua sola “utilità” è stata quella di attirare il paraurti della mia city car quando cercavo a tutti i costi di parcheggiarla in quell’ultimo posteggio.

D’altro canto, a parte questa questione di spazio, il citato supporto non ha mai dato tanto fastidio: per spiegarmi meglio non ha mai ospitato i manifesti pubblicitari di Calzedonia che servono solo a ricordarti che la prova costume è imminente 😉

Anzi, riporta quasi sempre eventi culturali.

Un po’ di mesi fa è così comparsa sul pannello la pubblicità di una retrospettiva organizzata al MASI di Lugano…dedicata proprio a Wolfgang Laib!

Curata da Marco Franciolli si protraeva da Settembre 2017 fino a metà Febbraio 2018 esponendo 50 opere tra installazioni, sculture, fotografie e disegni.

Informandomi da alcuni insider su chi fosse l’artista, quasi mi ero convinta di farci un giro.

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Sono stata altre volte al MASI: un edificio nuovo prospiciente il lago in cui, con un solo biglietto d’ingresso, si possono visitare tutti gli eventi in corso.

Qui è avvenuto il mio primo incontro con i lavori tessili di Craig Orsfield, con Alighiero BoettiSalvoMeret Oppheim. Insomma un parterre di tutto rispetto che mi aveva fatto promuovere il MASI a pieni voti.

Purtroppo le solite altisonanti riviste di settore non avevano dedicato importanti recensioni alla retrospettiva di Laib e così, non avendo una motivazione personale per andare a Lugano, non l’ho visitata. 

Wolfgang Laib: storia di un amore – Art Nomade Milan

Ho dunque imparato a mie spese uno dei grandi problemi che affliggono il mondo dell’arte: si parla tanto di alcuni artisti e poco di altri che in realtà meriterebbero un’attenzione maggiore.

Ma una soluzione esiste..:dobbiamo essere esclusivamente noi fruitori a formulare il giudizio finale sulle visite museali.

Solo così possiamo costruire il nostro museo di esperienze.

Altrimenti rischiamo di essere assorbiti e condizionati da un mondo ormai più orientato alla rendita finanziaria che al piacere estetico.

Ebbene, con il senno del poi mi pento di non aver visitato la mostra del MASI.

Infatti sto cercando di rimediare con l’acquisto online del catalogo della retrospettiva, anche se so che sfogliare un volume non produrrà di certo le stesse emozioni. 

Spesse volte si ritorna da un museo con libercoli od altri gadget acquistati al bookshop.

In realtà questi sono solo feticci.

Ciò che lascia il segno è l’esperienza percepita e le opere di Wolfgang Laib non sono da meno: vanno davvero vissute!

 

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