Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

Ha inaugurato a Palazzo Reale la prima retrospettiva completa sull’artista lombardo. Con una dedica speciale a Luca Lovati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente Milano ha consacrato un’antologica ad Agostino Bonalumi, scomparso nel 2013.

L’artista, nato a Vimercate da papà pasticcere e madre casalinga, ha più volte dichiarato che fin dall’infanzia si sentiva un pittore.

É curioso scoprire come nel corso della carriera Bonalumi abbia declinato questo suo senso pittorico allontanandosi dalla definizione comune che si dà della pratica.

Infatti le sue creazioni su tela sono in buona parte estroflessioni e tempera vinilica. 

Dagli inizi materici degli Anni Cinquanta, che ricordano Alfredo Burri, si arriva così alle opere flesse che lo hanno reso famoso tra i collezionisti soprattutto negli ultimi anni.

 

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio - Art Nomade Milan

 Agostino Bonalumi, “Senza titolo”, 1959, polimaterico su tela. “Bonalumi 1958 – 2013”, Palazzo Reale Milano.

 

 

Il prezzo delle sue opere ha infatti raggiunto livelli elevatissimi per poi sottostare alle fluttuazioni del mercato dell’arte.

Tuttavia quello che forse i più non conoscono è la “ricerca spaziale” dell’artista, ben evidenziata nella retrospettiva di Palazzo Reale curata da Marco Meneguzzo.

Certo, si intuiva che il tema gli fosse caro vedendo le “spinte” che muovono dall’interno le tele.

Eppure anche io non mi ero resa conto di quanto la sua indagine fosse stata approfondita e condotta con creazioni di notevoli dimensioni.

La retrospettiva di Milano si apre dunque con l’opera ambientale “Blu Abitabile” del 1967, che si rivela un’interpretazione fondamentale per la storia del genere in Italia.

 

 

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio - Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi, “Blu abitabile (opera ambientale)”, 1967, tela estroflessa e tempera vinilica. “Bonalumi 1958 – 2013”, Palazzo Reale Milano.

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio – Art Nomade Milan

 

 

In origine l’intervento era completato da un morbido pavimento. 

Così il pensiero non può che correre alla ricerca di Lucio Fontana, argomento della mostra esposta al Pirelli Hangar BicoccaAmbienti/Environments” di cui trovate qui la recensione.  

D’altra parte la retrospettiva su Agostino Bonalumi si configura anche come un importante omaggio alla Milano Anni Sessanta.

La Milano di Brera, di Piero Manzoni e di Enrico Castellani, sodali di Agostino, dell’amato Gillo Dorfles, la Milano della rivista Azimuth e degli incontri al Bar Giamaica.  

Continuando a seguire la riflessione sullo spazio, c’è un altro punto fermo dell’opera di Bonalumi che salta all’occhio: la pratica scultorea.

Partendo dalle forme componibili della XXXVesima Biennale di Venezia, passando per le sperimentazioni visive e di luce, si ritorna infine alle estroflessioni seguendo una sorta di meraviglioso circular statement

 

 esperire lo spazio – Art Nomade Milan

 

gostino Bonalumi: esperire lo spazio - Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi, “Struttura modulare bianca”, 1970, vetroresina e nitro. “Bonalumi 1958 – 2013”, Palazzo Reale Milano.

 

 

 

La scultura blu della sala 10 sembra animata da una forza interna che preme per venire alla luce tendendo la tela fin quasi allo strappo. 

 

 

 

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio - Art Nomade Milan

 Agostino Bonalumi, “Blu”, 1993, tela irrigidita con resina e acrilico. “Bonalumi 1958 – 2013”, Palazzo Reale Milano.

 

esperire lo spazio – Art Nomade Milan

 

Finalmente si rivela il substrato delle estroflessioni, la struttura base che rende il risultato possibile: il filo d’acciaio sotto la superficie.

 

 

 

Agostino Bonalumi: esperire lo spazio - Art Nomade Milan

Agostino Bonalumi, “Nero”, 1995, tela estroflessa-tempera vinilica-acciaio. “Bonalumi 1958 – 2013”, Palazzo Reale Milano.

 

 esperire lo spazio – Art Nomade Milan

In realtà il meccanismo di costruzione non è poi così semplice: la prima fase della sua produzione era caratterizzata da ordine e geometrie che necessitavano anche di sapienti taglia e cuci. 

Tanta manualità, dunque, accompagnata dalla ricerca sui nuovi materiali dell’epoca, come vediamo nelle tele in ciré degli Anni Settanta.

Un “avanguardismo” questo che ha caratterizzato altri grandi artisti italiani, Franco Mazzucchelli ad esempio, oscurati per troppo tempo dai creativi americani loro coevi che attiravano pubblico e critica.

Percorrendo le sale viene voglia di toccare, di esperire lo spazio che l’artista, in veste di “maestro del 3D” ante-litteram, offre ai visitatori.

Nell’anteprima dell’intervista – documentario “L’intelligenza dei materialiAgostino Bonalumi afferma che è la forma delle sue opere ad agire sui sensi degli spettatori più che l’apparenza.

Se si fosse trattato solo di aspetto si sarebbe approdati all’informale.

E forse è proprio questo il significato da cogliere osservando le 120 opere esposte fino a fine Settembre al primo piano del Palazzo meneghino… 

Sostanza, forma, ricerca che donano rilevanza alla figura di Agostino Bonalumi molto più che i cospicui prezzi d’aggiudicazione d’asta che negli ultimi anni si sono, essi sì, rivelati effimeri.

 

 

 

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