Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

SeTradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

La storica famiglia di pupari Vaccaro-Mauceri ha aperto ad Art Nomade Milan le porte del Museo Aretuso nella bellissima isola siracusana di Ortigia. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Normalmente preferisco non recensire iniziative private, ma questa volta valeva proprio la pena fare uno strappo alla regola 😉

In un’epoca in cui globalizzazione e moderne tecnologie comunicative la fanno da padrone l’iniziativa portata avanti dalle nuove generazioni dei Vaccaro-Mauceri è davvero degna di nota.

Così, passeggiando nei vicoletti del meraviglioso centro storico di Siracusa, il turista attento si imbatte nel Museo Aretuso dei Pupi.

 

 

 

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

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Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani. L’entrata del Museo Aretusano dei Pupi istituito dalla famiglia Vaccaro-Mauceri.

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

 

Il Museo illustra la storia di questa particolare tipologia del teatro di figura, permettendo al visitatore di recarsi dietro le quinte del palcoscenico e nella bottega in cui ancora si producono i personaggi.

Acquistando il biglietto cumulativo si può anche assistere ad uno spettacolo. Perché la compagnia dei Vaccaro-Mauceri organizza una stagione teatrale di tutto rispetto, che si protrae da Marzo a Gennaio dell’anno successivo. 

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

In realtà la tradizione dei Pupi si è sviluppata non solo in Sicilia, ma in quasi tutto il Meridione d’Italia, soprattutto in Campania e nei possedimenti borbonici.

Il passaggio dalle marionette ai personaggi caratteristici dell’opera avviene relativamente tardi, a fine Settecento inizi Ottocento. Ed è proprio nell’isola che i Pupi assumono i tratti peculiari per cui ancora oggi sono conosciuti.

In quell’epoca infatti si andó sviluppando il cosiddetto Cuntu: cantastorie che, armati di scudo e spade, girovagavano narrando i poemi cavallereschi cinquecenteschi. Tali epopee ben si adattavano al clima romantico e risorgimentale.

Fu così che alcuni marionettisti, attenti ai gusti popolari, iniziarono ad armare le proprie figure. 

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

Audaci cavalieri, trepidanti donzelle, maghi ed esseri fantastici cominciarono ad animare le fantasie popolari, riscuotendo un enorme successo. 

Palermo la fece da padrone, come ben testimonia la collezione di Mimmo Cuticchio recentemente donata alle istituzioni e diventata museo. Perché, se in Sicilia si svilupparono marionette con attributi ben specifici, vi è anche da sottolineare che ci furono diverse scuole o stili.

Oltre al capoluogo, nella zona orientale erano molto famosi i pupari catanesi con i loro giganti alti fino ad 1m e 40 cm per 40 kg di contro ai 65 cm dei Pupi palermitani.

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Siracusa invece ha una storia tutta particolare: colonia greca, ha da sempre uno stretto legame con il teatro.

Nel Simposio Senofonte riporta un dialogo tra un marionettista siracusano e Socrate durante un banchetto presso il ricco Callia. Ma non si parla ancora di Pupi, bensì di neurospaste, ossia marionette “tirate da nervi”, indicando l’atto di essere manovrate tramite fili. 

Gambe rigide o moventi, spada sempre in pugno, ciò che rende particolari i Pupi aretusani é l’anima in legno ricoperta di carta pesta soprattutto per modellare i visi. 

Il richiamo alle maschere del teatro greco è innegabile. 

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Il teatro dei Pupi raggiunse l’apice della popolarità ai primi del Novecento per poi progressivamente perdere appeal con la diffusione del tubo catodico. 

La Storia dei Paladini di Francia veniva suddivisa in episodi narrati sera per sera in rappresentazioni frequentate da uomini adulti. Gli spettatori si suddividevano in tifoserie simili a quelle calcistiche, a sostenere uno o l’altro paladino. Di certo non era un ambiente adatto a bambini o donne 😉

Per loro c’erano spettacoli sulle vite dei santi. 

Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani

I Pupi hanno avuto un immenso ruolo didattico: l’epopea carolingia si è man mano mescolata alla vicende della vita quotidiana e della cronaca contemporanea in un pot-pourri che vede personaggi in armatura cinquecentesca dialogare con servitù in livrea settecentesca.

Tutte le avventure venivano tramandate oralmente da una generazione all’altra, finché Giusto Lo Dico trascrisse il brogliaccio nel 1862. 

La messa in scena era un vero e proprio lavoro di squadra, con diversi artigiani all’opera. Pittori, sarti, falegnami, fabbri: ciascuno aveva il proprio ruolo anche nella creazione degli stessi Pupi. Il puparo era infatti solo colui che manovrava i personaggi in scena. 

 

 

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Tradizione popolare che diventa arte: l’Opera dei Pupi siciliani. Un’artista all’opera nella bottega dei Vaccaro-Mauceri.

 

 

L’arte popolare siciliana é stata profondamente influenzata dall’Opera dei Pupi. 

I manifesti pubblicitari degli spettacoli erano delle vere e proprie opere d’arte prodotte da pittori su supporto ligneo o altro materiale. Molto spesso le scene clou delle vicende dei paladini venivano riprodotte negli scomparti dei famosi carretti. 

La profondità del substrato culturale dell’Opera dei Pupi, che va ben al di là dello spettacolo per bambini, é stata riconosciuta dall’UNESCO stesso. Dal 2001 quest’arte è infatti annoverata tra i “Patrimoni Orali ed Immateriali dell’Umanità“. 

Fortunatamente tale tradizione non è stata messa da parte dall’avvento delle nuove tecnologie che, anzi, sono diventate alleate.

I nipoti dei Vaccaro-Mauceri hanno raccolto l’eredità dei nonni e con l’ausilio di Internet e dei social network hanno messo in piedi una moderna compagnia teatrale. Anche a Milano, a più di 1.400 chilometri di distanza, un simile impegno è portato avanti dai ragazzi del “Cielo sotto Milano”.

Ma di questo vi parlerò prossimamente. 

In un’epoca troppo spesso dominata da freddi rapporti on-line, finalmente una storia che scalda il cuore 🙂 

 

 

Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio:

  • AA.VV, “Pupi Siciliani. Gesta e amori di cavalieri, dame e incantatori”, Sime Books
  • Mimmo Cuticchio, “Alle armi, cavalieri! Le storie dei paladini di Francia”, Donzelli editore

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