Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Villa Faravelli si tinge d’azzurro: il museo imperiese di arte contemporanea ospita una delle retrospettive dedicate a Clarence Bicknell nel centenario della sua scomparsa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel weekend delle Vele d’Epoca Imperia regala ai turisti un’ulteriore occasione di relax e cultura: una mostra di vedute e paesaggi rivieraschi.

Cuore dell’evento è il MACI, Museo di Arte Contemporanea a due passi sia da Oneglia che dalla marina di Porto Maurizio, location del prestigioso evento nautico giunto alla sua 32esima edizione.

Finalmente sembra che la provincia ligure si sia risvegliata dal lungo torpore degli ultimi anni 😉

E pare che, come antidoto a questa sonnolenza, abbia scelto l’arte moderna e contemporanea.

Una decisione che mi entusiasma 😉

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Così, dopo l’interessante esposizione di Palazzo Doria a Borgomaro, il primo di Settembre ha inaugurato al MACI la retrospettiva dedicata a Clarence Bicknell.

La prima iniziativa era targata Verosa Art Consultants, questa invece è stata sostenuta dalla Provincia di Imperia e da alcune municipalità. 

L’evento è legato al “Clarence Bicknell Centenary 1918-2018” promosso in partnership con l’omonima associazione presieduta dai parenti dello studioso, in commemorazione della sua scomparsa.

Iniziate con l’apertura di “Clarence Bicknell in the past for the future. Inter-Relazioni” a Bordighera, le manifestazioni si concluderanno nel Gennaio 2019.

La cornice dell’evento imperiese vale già di per sé una visita: la dimora è un gioiello degli Anni 30 voluto dall’industriale Umberto Faravelli e magnificamente ristrutturata nel 2005 con tanto di ripristino delle tappezzerie in tessuto e sistemazione del parco di 5.000 mq.

 

 

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera. Particolare delle tappezzerie in tessuto del secondo piano di Villa Faravelli, sede del MACI.

 

 

 

Dal Febbraio 2016 l’edificio ospita la Collezione dell’architetto genovese Lino Invernizzilascito alla città della vedova Maria Teresa Danè. 

Il neonato MACI è stato poi affidato, nel Novembre dello stesso anno, alla cooperativa CMC-NIDODIRAGNO: una scelta più che vincente. 

Il museo ha così iniziato ad ospitare retrospettive interessanti e al di fuori del mainstream quel tanto che basta per accontentare pubblico e critica.

Un pubblico soprattutto giovane grazie ai numerosi agganci delle esposizioni con il mondo della musica.

Basti pensare che la mostra che ha inaugurato la nuova gestione era intitolataDavid Bowie. The Real Face.

Si è poi passati ad un’indagine delle istanze controculturali del XX secolo con “Post Punk Situation”.

Non sono mancati eventi estivi quali concerti e perfino incontri di yoga negli spazi del museo.

Sembra che il motto dei gestori sia “un’istituzione da vivere“: non più un elemento accademico esterno alla vita dei cittadini.

Gli ottimi risultati riscontrati non sono di certo passati inosservati, tant’è che importanti testate d’arte hanno dedicato alla piccola realtà imperiese fior fior di articoli.

Si spera che in futuro anche il museo genovese di Villa Croce possa essere così fortunato.

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Con la retrospettiva attualmente in corso il MACI torna invece al punto primigenio: l’amata Riviera ligure di ponente così ricca di scorci purtroppo poco valorizzati e pubblicizzati.

Clarence Bicknell ha dedicato una parte della sua esistenza a questo lembo di terra, spegnendosi nel paesino di Tenda nel 1918.

Studioso dalle mille sfaccettature decise nel 1888 di aprire a Bordighera il museo che ancora oggi porta il suo nome, primo museo della zona. Un luogo di incontro e soprattutto di proficuo scambio culturale.

Convinto esperantista il suo centro, oggi sede dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, si occupava di botanica, preistoria, protostoria: all’eclettico inglese si deve addirittura la prima classificazione delle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie.

Capofila della numerosa élite europea che animava Bordighera e zone limitrofe a fine Ottocento, in cerca soprattutto di clima salubre, Bicknell era anche un pittore. 

I suoi acquerelli, esposti ad apertura del circuito espositivo, sono delicati e denotano una mano sicura, ma al tempo stesso leggera.

 

 

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera. Particolare dell’opera di C. Bicknell “Scarpata rocciosa con fichi d’India”, 1884, acquerello su cartoncino.

 

 

 

Ben presto, grazie alla sua influenza, artisti, vedutisti, naturalisti, non solo britannici, si radunarono in questa parte di Riviera, iniziando ad immortalarne il paesaggio. 

Friedrick Von Kleudgen, Johann Nepomuk Ott, Hermann Nestel, Edward Lear, Filiberto Minnozzi, Pompeo Mariani, sono solo alcuni degli autori che si potranno ammirare fino al 30 Settembre. 

 

 

 

 

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera. Johann Nepomuk Ott, “Porto Maurizio”, 1835, olio su tela.

Clarence Bicknell e lo stupore della Riviera

 

 

 

Una mostra “sulla” Riviera e soprattutto “per” la Riviera ed i suoi abitanti: tutte le opere esposte fanno infatti parte di collezioni private di famiglie imperiesi. 

Si scopre così quanto fosse amata e conosciuta a livello europeo questa zona, come del resto testimoniano le signorili strutture turistiche di inizio secolo scorso che costellano quasi tutte le cittadine del litorale. 

In questo modo sorge spontaneo il paragone con il languire dei decenni successivi. Un’analisi critica di quanto si sarebbe potuto fare a livello turistico è d’obbligo, soprattutto dando un’occhiata ai vicini d’oltralpe e alla loro sponsorizzazione della Côte d’Azur.

Lascio però tali riflessioni a persone più competenti in materia, perché questa dedica al MACI non merita di finire con toni cupi. 

É molto meglio terminare con la descrizione della Via Aurelia di Giovanni Ruffini tratta dal primo capitolo del suo “Dottor Antonio“.

Sono sicura che nel leggerla ad ogni ligure di ponente batterà un po’ il cuore…

 

 

” É questa la più bella strada d’Europa e poche certamente riuniscono in , come questa, tre condizioni di bellezza naturali: il Mediterraneo da un lato, dall’altra i monti, e di sopra il puro cielo d’Italia…un seguito di città e paeselli, alcuni graziosamente stesi sulla riva […], altri sparsi come branchi di pecore ai fianchi della montagna e pittorescamente elevati sulla cima di una catena di monti sublimi: qua e là qualche santuario sospeso in alto sopra uno scoglio bagnato dal mare o mezzo perduto sulla collina fra il verde degli ulivi…la strada procede talora a livello col mare fra spalliere di tamerici, aloe e d oleandri, talora su qualche scosceso fianco di monte, in mezzo a nere foreste di pini […]”.

 

 

 

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