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Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Nel primo weekend di Marzo, Milano si è trasformata in un unico grande museo. Art Nomade Milan ha seguito per voi alcuni eventi. 

 

 

 

Le istituzioni comunali e l’Associazione MuseoCity hanno fatto, anche quest’anno, un ottimo lavoro: dall’1 al 3 Marzo più di 80 realtà culturali hanno organizzato visite speciali, laboratori per bambini ed esposizioni ad hoc. 

Tutto questo è Milano MuseoCity: una kermesse di 3 giorni dedicata alla valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale del capoluogo meneghino.

Nell’edizione 2019 si è addirittura registrato il tutto esaurito per le attività ad iscrizione 😉

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano custodisce immensi tesori, il più delle volte nascosti anche ai cittadini più accorti. Non a caso, uno degli itinerari MuseoCity si intitolava “Museo Segreto“. Le realtà partecipanti hanno esposto opere ispirate al tema della natura, protagonista dell’edizione 2019. Oltre a questo progetto, curato da Gemma Sena Chiesa, un’altra attività speciale è stata TRAMTRAM, unione di cultura, mobilità green ed inclusione sociale. I membri di Urbanlife hanno illustrato ai visitatori le meraviglie della città individuando 4 percorsi tematici…il tutto scorrazzando sui mezzi ATM. Per non parlare poi delle visite al MAUA, Museo di Arte Urbana Aumentata (di cui avevo già scritto). Invece, il “Giardino di Storie Milanesi“, ha unito in un unico circuito di visita sedici case museo, atelier d’artista e studi di architettura e design. 

Ma cosa avrà scelto di visitare Art Nomade Milan?!

Certo, con maggior tempo a disposizione, avrei partecipato a più eventi possibile. 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Mi sono così concentrata su tre istituzioni:

 

  • Fondazione Luigi Rovati
  • WOW Spazio Fumetto
  • NEWMUSEUM(S)

 

 

Effettivamente il terzo record non fa riferimento ad un museo, ma…lo scoprirete continuando nella lettura 😉

La Fondazione Luigi Rovati è intitolata all’omonimo medico ed imprenditore farmaceutico, grande amante dell’arte classica. Il suo spazio di rappresentanza, udite, udite, diventerà un museo di arte etrusca.

Proprio così: Palazzo Bocconi-Rizzoli Carraro, in Corso Venezia 52, è attualmente interessato da importanti lavori di trasformazione. Addirittura, al di sotto dello stabile, verrà creato uno spazio ipogeo simile agli ambienti sotterranei a cupola tipici delle tombe etrusche. Oltre alla collezione permanente, il futuro Museo di Arte Etrusca ospiterà anche mostre temporanee.

 

 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione. Urna fittile, produzione chiusina, II sec. a.C.

 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

 

Perché ho scelto di visitarlo?! Perché dopo il civico Museo Archeologico e l’Antiquarium, Milano avrà un terzo museo d’arte antica…grazie al mecenatismo privato (e sapete quanto mi è caro il tema ;)). 

La Fondazione Luigi Rovati ha partecipato per la prima volta a Milano MuseoCity e il riscontro è stato positivissimo.

In generale i visitatori hanno apprezzato soprattutto le piccole strutture, normalmente non aperte al pubblico. Sapevate, ad esempio, che a Milano esiste un Museo del Profumo ed un Museo della macchina da scrivere?! 

Ma torniamo al mio elenco.

WOW Spazio Fumetto dista poche centinaia di metri da casa mia.

È un museo dedicato all’illustrazione animata, creato nel 2011 dalla Fondazione Franco Fossati. Tutte le mattine ci passo davanti, ma non c’ero mai entrata. Milano MuseoCity é stata l’occasione giusta ;).

Durante la manifestazione è stato esposto “Il Romanzo di Cipollino”, creato nel 1951 da Gianni Rodari ed illustrato da Raul Verdini.

 

 

 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione. Gianni Rodari e Raul Verdino, “Il Romanzo di Cipollini” , 1951.

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

 

Infine, Domenica 3 Marzo, presso la sede di Assolombardaho assistito alla proiezione di “NEWMUSEUM(S)”. Stories of company archives and museums“, documentario di Francesca Molteni

Grazie all’Associazione Italiana Archivi e Musei d’impresa mi sono finalmente chiarita le idee su questo tipo di istituzione culturale 😉

Nei Musei d’Impresa trionfa la “cultura del fare”.

Visitarli ti fa riflettere sull’eredità che lasceremo alle generazioni future. Analizzando gli archivi e le istituzioni aziendali si scoprono le tracce di comunità in cammino verso la modernità, che hanno utilizzato il lavoro come riscatto sociale. 

I Musei d’Impresa sono musei tessili, della cultura contadina, delle arti applicate. Al loro interno si narrano storie di uomini che stanno alla base di un nuovo umanesimo: l'”umanesimo industriale”. Questo sentire può essere molto utile per contrastare il consumo sfrenato ed illogico degli ultimi decenni. 

La sfida è quella di far rivivere questi luoghi, di aprire gli archivi e non confinarli nei sottoscala. Bisogna trasformare i musei in siti di creazione di un nuovo tessuto sociale, facendo evolvere il loro ruolo di location attualmente dedicate solo alla mera esposizione. 

 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

 

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione

Milano MuseoCity 2019: si conclude con successo la terza edizione. Una delle illustrazioni contenute nel documentario “NEWMUSEUM(S). Stories of company archives and museums. 

 

 

In questo ambizioso progetto Milano MuseoCity 2019 ha fatto la sua parte.

Io ho deciso di iscrivermi all’associazione.

Voi che ne dite?! 😉 

 

 

 

 

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND Summit Nazionale Diaspore

A distanza di un mese dal Summit Nazionale delle Diaspore è giunto il momento di tirare le somme dell’esperienza vissuta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Fondazione Charlemagne, ministri e ministeri vari, ONG ed associazioni…Quando sono arrivata a Palazzo Reale lo scorso 15 Dicembre mi sono sentita in imbarazzo.

Tra me e me pensavo: “Che c’entra Art Nomade Milan con tutto ciò?”.

Ve lo spiego subito! 😉

Dopo la partecipazione alla Afro Fashion Week, ho preso ancora più a cuore il concetto di arte “nomade”: osservare, partecipare e descrivere eventi culturali senza preclusione alcuna. Così mi sono buttata con entusiasmo in questa nuova avventura.

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

Al Summit Nazionale delle Diaspore i player impegnati nell’integrazione e nella multi-culturalità si confrontano su programmi di cooperazione, formazione e sensibilizzazione. Gli obiettivi comuni? Migrazione e sviluppo sostenibile.

L’edizione 2017 del SND si è tenuta a Roma, nel 2018-2019 l’evento è approdato Milano. 

2018-2019?!

Sì, perché per giungere a dei traguardi concreti si è deciso di considerare un orizzonte lavorativo di almeno 19 mesi.

Dunque Summit Nazionale delle Diaspore (SND)…ma cosa significa di preciso diaspora?

Cercando il termine sull’Enciclopedia Treccani si trova questa definizione: «Dispersione in varie parti del mondo di un popolo costretto ad abbandonare la sua sede di origine […]».

In Italia esistono ben 2100 associazioni costituitesi per favorire i processi di integrazione tra i singoli migranti, la società di accoglienza e le istituzioni. Soprattutto a queste realtà sono dirette le attività di SDN.

Insomma una tematica di primissima attualità 😉

Infatti, anche chi non operava nel sociale, era invitato a partecipare.

D’altra parte la multi-culturalità è all’ordine del giorno e non solo per le notizie diffuse dai media.

Basta vivere la quotidianità delle grandi città per accorgersene.

 

 

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

 

Summit Nazionale Diaspore

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND. Sala delle Conferenze, Palazzo Reale.

 

 

 

 

Sabato 15 Dicembre la sala conferenze di Palazzo Reale era davvero gremita. Volendo essere il più obbiettiva possibile devo dirvi che, dopo i saluti istituzionali dell’assessore Majorino, un po’ di malumore serpeggiava tra il pubblico. A quanto pare, a distanza di un anno dal meeting precedente, alcune problematiche non sono state risolte.

Il melting pot era straordinario: era rappresentata pressoché ogni comunità, anche le Isole Samoa. Ci si sentiva davvero cittadini del mondo 😉

 

 

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

 

Summit Nazionale Diaspore

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND. Summit Nazionale delle Diaspore

 

 

 

 

A questo punto una premessa è d’obbligo: non bisogna confondere il tema delle diaspore con le emergenze umanitarie e sociali che alcune nazioni si trovano ad affrontare.

Il peregrinare delle popolazioni è insito nella storia dell’umanità.

Illuminante da questo punto di vista è stata la testimonianza di Angelo Hu, consigliere comunale di Campi Bisenzio (FI).

La popolazione di origine cinese nel comune toscano è numerosissima, più di 5.000 persone. Una migrazione “silenziosa”, avvenuta negli anni senza suscitare il clamore della recente “questione” africana.

Le persone si trasferiscono, trovano un lavoro, mettono su famiglia e crescono i propri figli nel paese in cui sono arrivati…insomma diventano cittadini della nazione che li ha accolti. 

O forse no?!

Ma qui mi fermo, per non rischiare di trasformare l’articolo in un testo politico 😉

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND

Il Summit Nazionale delle Diaspore e le associazioni ad esso collegate cercano dunque di valorizzare i “popoli della diaspora”.

Il fine ultimo è quello di creare relazioni tra le persone, accorciando le distanze.

Per realizzare tutto ciò alla base del percorso ci deve essere la conoscenza e soprattutto l’investimento nella dimensione urbana.

Ed ecco qui che, a mio vedere, entra in gioco l’arte. 

Ormai da qualche anno si utilizza sempre di più la cultura per riqualificare le periferie, servendosi in particolare della street art. A tal proposito vi avevo già parlato del MAUA, il museo a cielo aperto di Arte Urbana aumentata, che si snoda tra vari quartieri periferici di Milano. 

L’arte è uno strumento narrativo e di coesione efficacissimo.

Dove non arrivano altre forme espressive, differenti da cultura a cultura, può arrivare lei che tutto e tutti unisce.

Un po’ come mi ha insegnato il rapper Tommy Kuti 😉

 

 

 

 

Summit Nazionale Diaspore

Esserci, conoscersi, costruire: i buoni propositi 2019 targati SND. Art Nomade Milan e Tony Kuti.

 

 

 

 

Ma questa non è stata l’unica conoscenza degna di nota: tutti i ragazzi che ho incontrato al SND, oltre che estremamente simpatici e cordiali, mi hanno insegnato qualcosa.

Rispetto, apertura mentale, annullamento delle differenze, ma soprattutto un insegnamento vecchio come il mondo e pur sempre valido: uniti si vince, sempre.

Insomma un po’ il motto di Arte Migrante…ma di questo vi parlerò la prossima volta 😉

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

Grande successo per l’ “Attila” di Giuseppe Verdi che ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala. Tante le possibilità per seguire in diretta la pièce, anche al di fuori del celebre teatro milanese. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti gli anni, il 7 Dicembre, va in scena un evento che mette d’accordo gli appassionati d’arte e gli amanti del gossip: la prima del Teatro Alla Scala di Milano.

I commenti sui look dei vip abbondano così come i giudizi, spesso taglienti, sulla messa in scena dell’opera. 

L’ “Attila” di Giuseppe Verdi ha invece raccolto un tripudio di consensi.

La resa in chiave moderna ideata dal regista Davide Livermore, i costumi novecenteschi e l’inserimento di uno schermo nel fondale hanno convinto il pubblico. 

Dunque, non ci resta che pensare quanto siano stati fortunati i partecipanti 😉

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

Eppure, per fruire di tutto ciò, non era necessario fare carte false per essere seduti in platea: ben due milioni di spettatori hanno seguito l’opera in diretta su Rai 1, una consuetudine che ormai si ripete da molti anni. 

La televisione non era però l’unica soluzione.

Da ben otto stagioni il Comune di Milano guida, in partnership con Edison, il progetto Prima Diffusa: 50 eventi gratuiti e 37 maxi schermi in giro per la città permettono di vivere l’ebbrezza dell’inaugurazione. 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

Dovete sapere che partecipare alla Prima della Scala è da sempre uno dei miei sogni nel cassetto. 

Nel 2013 sono stata all’inaugurazione della stagione del balletto sfruttando il biglietto dedicato ai giovani under 30.

Non sono però ancora riuscita ad entrare nel celebre teatro il 7 Dicembre: i prezzi sono davvero proibitivi 🙁

Così, anno dopo anno, ho seguito con sempre maggior interesse la Prima Diffusa, scoprendo delle vere “chicche”.

Oltre al gettonatissimo maxi schermo di Galleria Vittorio Emanuele, esistono location insolite: le stazioni del passante ferroviario ad esempio! 

Sì, avete capito bene: l’inaugurazione della stagione lirica di uno dei teatri più famosi al mondo é fruibile in metró. 

Il cosiddetto “passante”, infatti, poco differisce da una metropolitana.

Si tratta di una linea ferroviaria che congiunge il nord-ovest ed il sud-est cittadino, passando prevalentemente sotto il centro urbano. 

Insomma dalle “stelle” di Piazza della Scala si passa ad un ambiente underground! E a chi dobbiamo il merito di questa rivoluzione?!

Ad Artepassante naturalmente 🙂 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

Il progetto Artepassante è stato ideato dall’associazione Le Belle Arti ed ha raccolto negli anni il sostegno di istituzioni quali l’Accademia di Brera, la NABA e numerosi sponsor pubblici e privati. 

In pratica, all’interno di cinque stazioni sotterranee milanesi, alcuni locali in disuso sono stati recuperati ed adibiti a spazi culturali ed artistici.

Atelier, laboratori creativi, veri e propri teatri: Artepassante è un mondo tutto da scoprire!! 

Lo scorso anno la Prima della Scala era arrivata a Porta Vittoria, ospite de “Il Cielo sotto Milano”, spazio utilizzato dalla compagnia teatrale La Dual Band

 

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò - Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan. Spazio della compagnia La Dual Band, passante ferroviario stazione di Porta Vittoria, Milano. Photo courtesy of https://www.ladualband.com/

 

 

 

 

Dunque un teatro a tutti gli effetti, con una sua stagione di spettacoli che viene messa in scena nella stazione di Porta Vittoria!.

Stupenda la pièce de La Dual Band “Orlando viaggia ancora nel metrò (l’Orlando Furioso, quasi un musical)” a cui ho assistito lo scorso inverno. 

Quest’anno l’orda di Unni guidata da Attila é arrivata nel passante ferroviario di Repubblica, ospite degli Alma Rosé, l’altra compagnia teatrale entrata a far parte del progetto Artepassante. 

 

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò - Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan. Sala Alma Rosé, mezzanino del passante ferroviario stazione Repubblica, Milano. Photo courtesy of www.almarose.it

 

 

 

 

Grazie ad Artepassante le stazioni sotterranee si trasformano: non più luoghi di rapido passaggio, ma spazi di relazione ed aggregazione, nel senso  positivo del termine. 😉 

La sera i mezzanini, anziché svuotarsi ed assumere un aspetto poco invitante, si animano, dimostrando appieno il grande potere della cultura: la capacità di valorizzazione e recupero. 

Da Napoli, con la gestione delle Catacombe di San Gennaro della Cooperativa La Paranza, a Milano l’insegnamento è uno solo: la cultura genera valore sociale nonché economico. 

Non bisogna scordarselo. 

Visto però che troppo spesso le istituzioni hanno la memoria corta, siamo noi cittadini che dobbiamo agire: ad esempio contribuendo al crowdfunding di Artepassante. 

 

 

 

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò - Art Nomade Milan

La Prima Diffusa arriva anche in metrò – Art Nomade Milan. Photo courtesy of www.artepassante.it 

 

 

 

Per quanto Artepassante possa rendere piacevoli ed accoglienti gli spazi dei mezzanini, il freddo dell’inverno milanese è un nemico difficile da sconfiggere. 

Avete ancora tre giorni di tempo per fare un’offerta libera ed aiutare l’associazione a riscaldare gli spazi. 

A Natale siamo tutti più buoni: in questo caso potremmo diventare anche sostenitori di un’attività culturale! 

Un’occasione da non perdere!! 😀

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

 

Oriente, Occidente, una sola passione: quella per l’haute couture.  

Modest Fashion e hijab (r)evolution come punto d’incontro tra culture

 

 

 

 

 

 

 

 

اقرأ‎ (IQRAA), termine di non unanime interpretazione, è contenuto nel versetto 96 del sacro Corano.

Letteralmente lo si può tradurre con “leggi”: un invito ai fedeli ad affidarsi alla conoscenza per sconfiggere l’ignoranza.

Francamente la cultura islamica non mi era mai interessata in modo particolare. Sì, quando vivevo a Parigi avevo acquistato all’Institut du Monde Arabe una versione pocket in francese del Corano, forse convinta più dalla bellezza architettonica dell’edificio che da un reale interesse.

Io “faccio la mia vita, loro fanno la loro“: insomma una pacifica convivenza, o almeno così mi sembrava, dettata dal timore che mi incutevano le immagini truci trasmesse in quel periodo dai media.

Fidatevi: questo non è il metodo giusto. 

É stato calcolato che entro il 2050 il numero dei fedeli musulmani sarà pari a quello dei cristiani, per poi superarlo. Non voler considerare la questione sarebbe un po’ come ostinarsi ad ignorare il proprio vicino di casa…

Solo la conoscenza reciproca è alla base di una civile convivenza.

Ed io l’ho capito partecipando ad una sfilata di moda islamica, per quanto possa sembrare banale!

Ovviamente ci sono stati poi altri incontri con il meraviglioso team di The Shukran, il social network creato dalla comunità musulmana per promuovere la multiculturalità.

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Ma cosa si intende per Moda Modest?

All’interno di questa dicitura si inseriscono tutte quelle collezioni ideate per donne che amano seguire gli ultimi trend nel rispetto delle norme coraniche.

Attenzione però!! Non facciamoci condizionare dalla pessima situazione femminile che ancora si registra in alcuni territori a maggioranza musulmana.

Effettivamente in certi paesi, ad esempio l’Iran, la legge coranica è adottata in maniera intransigente: le donne sono costrette a celarsi sotto un manto nero che lascia scoperti gli occhi. 

In molte altre realtà invece, come il Kuwait e gli Emirati Arabi, moda e religione si incontrano, dando vita ad un vero e proprio stile il cui simbolo è l’hijab: il velo che copre il capo è di colori accesi e viene indossato in moltissimi modi. 

Una vera e propria hijab (r)evolution!

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

In Medio Oriente sempre più persone con un alto potere di spesa sentono l’esigenza di essere stylish.

fashion blogger e gli influencer hanno una pletora di follower.

Insomma, la globalizzazione ogni tanto dà anche dei buoni frutti 😉

Del resto la femminilità e l’eleganza possono essere risaltate senza scoprire troppo il corpo.

E questo i brand occidentali del lusso sembrano averlo recepito appieno.

Dolce & Gabbana aveva fatto da apripista in tal senso già nel 2016, assieme a Nike ed al suo velo in tessuto sportivo e traspirante. 

 

 

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente. Collezione Abaya, Dolce & Gabbana A/I 2016-2017.

 

 

 

D’altronde 1,6 miliardi di consumatori musulmani farebbero gola a chiunque 😉

Al di là dell'”irretire” nuovi acquirenti, se la moda si facesse promotrice dall’integrazione la questione sarebbe davvero interessante.

E l’Italia in tutto ciò come reagisce?!

Direi bene, soprattutto nell’anno in corso.

A Luglio la Modest Fashion è stata protagonista della Torino Fashion Week, con la partecipazione di ben 31 stilisti del settore.

Inoltre, durante l’ultima Fashion Week milanese, nella sede della Milan Fashion Library si è tenuta la Modest Soiree, spin off della MFW

La serata è stata patrocinata dall’Islamic Fashion & Design Council (IFDC), da The Shukran e sponsorizzata da ItHaly.

Nello spazio sono state presentate collezioni di marchi modest, alcuni dei quali premiati proprio a Torino: Chantique (Brunei), Bow Boutique (Arabia Saudita), Luya Moda e Isabella Caposano.

Gli ultimi due sono brandmade in Italy“.

In particolare Isabella Caposano è un atelier di abiti da cerimonia, che, questa volta, si è cimentato in una collezione islamic friendly.

 

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente. Un capo del brand Luya Moda.

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

 

 

Ma, a dispetto del nome, anche lo sponsor dell’evento è italiano: ItHaly, nata dall’idea di due milanesi, è un’azienda che distribuisce prodotti food e non certificati Halal. 

I punti di contatto sono quindi sempre più numerosi, tant’è che una domanda sorge spontanea: i termini Occidente ed Oriente hanno ancora senso se utilizzati al di là del significato geografico?

Forse è meglio parlare di cooperazione, collaborazione, interculturalità…

Cristiani, musulmani, donne coperte o scoperte: se ogni essere umano è padrone di seguire le proprie volontà le differenze non costituiscono un problema, ma un arricchimento.

Ecco… libertà e rispetto, su ciò si dovrebbe puntare l’attenzione 🙂

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Sono terminate le manifestazioni dedicate all’arte in Costa Azzurra. Tra fiere più o meno esclusive ed eventi la riviera francese scopre il suo lato artistico e glamour. In attesa del Festival di Cannes.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono appena trascorsi 4 giorni intensi al di là del confine italiano: polo d’attrazione la Côte d’Azur, rispettivamente Antibes e Montecarlo.

In attesa del Gran Premio di Formula 1, che si svolgerà il 27 Maggio, il piccolo stato sulla costa francese fa le prove generali tra glamour ed eventi.

Monaco Art Week, Artmonte-carlo, Nomad Monaco sono state le tre manifestazioni principali per quanto riguarda l’arte contemporanea.

Ad Antibes, cittadina tra Cannes e Nizza, si sono invece spenti i riflettori sulla Antibes Art Fair, andata in scena dal 21 Aprile all’8 Maggio.

Dunque la fiera si è svolta in contemporanea alla Monaco Art Week, la 4 giorni di eventi dedicati al mercato dell’arte (26 – 29 Aprile 2018).

Ovviamente il tutto condito dalla forte connotazione internazionale che la location monegasca riesce a regalare.

La Antibes Art Fair è nata come salone d’antiquariato e nel corso delle edizioni ha inglobato anche arte moderna e qualche stand di contemporaneo. Del passato conserva ancora il dominio del sito web (www.salon-antiquaries-antibes.com).

 

 

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d'arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte. Manifesto della Antibes Art Fair.

 

 

 

Ovviamente Art Nomade Milan non poteva mancare  🙂

 

Giunta alla sua 45esima edizione, la fiera cerca di acquisire un’appeal internazionale, anche se la maggioranza degli espositori (circa 120 tra gallerie ed antiquari) sono anche quest’anno francesi.

Purtroppo nessun antiquario milanese era presente: buona la partecipazione di operatori torinesi. Le suddivisioni principali erano: arte asiatica, libri antichi, argenteria, orologeria, quadri, oggettistica, mobili, bijoux, arredi provenzali, brocante.

Quest’ultima sezione cadeva proprio a pennello. Antibes Art Fair mi è parsa un “Mercanteinfiera” d’oltralpe di livello più elevato. É stato interessante visitarla.

La Francia del resto è un po’ la patria dei mercatini d’antiquariato e del vintage.

Spostandosi a Montecarlo la Monaco Art Week è stata la prima occasione per parlare davvero di una settimana dell’arte nel Principato. L’omonima associazione, nata quest’anno, è riuscita a riunire le principali istituzioni culturali con l’obbiettivo di promuovere la scena artistica locale.

Dal 26 al 29 Aprile era possibile visitare le gallerie d’arte con orario continuato dalle 10.00 alle 19.00, usufruendo di un bus navetta gratuito per gli spostamenti. Sabato sera è stata organizzata anche una notte bianca all’insegna dell’arte.

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

 

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d'arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte. Manifesto della Monaco Art Week.

 

 

 

 

Giusto per avere un quadro completo dei soggetti privati attivi sul territorio, eccovi l’elenco e le relative mostre organizzate:

  • Nm>contemporary  –  “RUBEDO”, opere di Leonardo Petrucci.
  • L’Entrepôt – Daniel Boeri  –  “Sous les pavées, la plage !”, opere di Wolfgang Weileder e Cédric Tesseire.
  • M.F. Toninelli Art Moderne  – opere di Constantin Brancusi, Giuseppe Capogrossi, Hans Hartung, Giorgio De Chirico, Otto Piene, Michelangelo Pistoletto, Graham Vivian Sutherland.
  • Opera Gallery  –  “Italians Monochromes”, opere di Lucio Fontana, Turi Simeti, Agostino Bonalumi, Marcello Lo Giudice, Alessandro Algardi.
  • Galerie Grippaldi   –  Feux et Lumiere” giochi di luce nei dipinti del XIX secolo.
  • WANNENES – Art Contact  –  “HIGHLIGHT OF ITALIAN SALES”, esposizione di alcune delle opere che andranno all’incanto nei mesi di Maggio eGiugno 2018 presso le sedi di Milano e Genova.
  • A. Pallesi Art Gallery  –  “Vues et paysages d’Italie”.
  • Moretti Fine Art  – opere scelte tra cui alcune di Bernardino di Betto detto “Pinturicchio”.
  • Galerie Retelet  –  “American Abstraction: A Postmodern vision of Abstract Expressionism”, opere di Sam Francis, Frank Stella, Peter Halley.
  • Kamil Art Gallery  –  “ANIMAL PARTY” Contemporary Art from Iran.
  • 11 Columbia  –  “Pierre Le-Tan”.
  • De Jonckheere  –  “Last night I had a dream”, opere di Niki de Saint Phalle.

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

 

Con grande piacere ho visto tanta Italia rappresentata, sia dal punto di vista dei temi  che per i galleristi che hanno scelto di aprire sedi nel Principato.

Contestualmente alla Monaco Art Week al Grimaldi Forum, Sabato 28 e Domenica 29 Aprile, è stata la volta della Artmonte-carlo, fiera gemella della Artgenève.

Pubblico selezionato, 38 espositori partecipanti in nome dell’eleganza e della qualità delle opere. Anche qui tanti italiani e soprattutto tante gallerie milanesi presenti.

Fa piacere constatare la partecipazione di Vistamare/Vistamarestudio, storica galleria pescarese che quest’anno ha aperto una sede anche nella città meneghina. 

Insomma il gotha dell’arte contemporanea riunito in uno spazio raccolto, a differenza di Art Basel. Quasi una sorta di circolo d’élite: Tornabuoni Art, Gagosian, Perrotin, Cortesi Gallery, Michael Werner.

 

E poi ancora Kaufmann RepettoRobilant + Voena e Galleria Continua.

Quest’ultima ha presentato alcune opere di Pascale Marthine Tayou che, vista la mia passione per l’arte africana contemporanea, non potevano non colpirmi. La galleria toscana si dimostra come sempre vivace ed attenta anche ai trend che si discostano dalle “tendenze del momento”.

Quest’anno in fatto di arte Lucio Fontana e l’Arte Povera la fanno da padrone, oltre ovviamente ad Alighiero Boetti.

 

 

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d'arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte. Galleria Continua: Pascale Marthine Tayou, “Fresque de craye F”, 2015.

 

 

 

 

 

Interessanti anche le opere della parigina Galerie In Situ- Fabienne Leclerc, ad esempio il tessile di Otobong Nkang e le “stalattiti” di Vivien Roubaud.

 

 

 

 

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d'arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte. Galerie In Situ – Fabienne Leclerc, Otobong Nkang, “In a Place Yet Unknown”, 2017.

 

 

 

 

 

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d'arte

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte. Galerie In Situ – Fabienne Leclerc, Otobong Nkang, “In a Place Yet Unknown”, 2017. Vivien Roubaud, “Stalactite”, 2017.

 

 

 

 

 

 

Venendo ai “big” già menzionati merita un accenno il bel “Concetto Spaziale” nonché le ceramiche di Lucio Fontana esposte da Robilant + Voena e le “antisculture” di Fausto Melotti della De Jonckheere.

Interessante anche la partecipazione della genovese Pinksummer Contemporary Art.

Al piano sotterraneo del Grimaldi Forum si è dato spazio ad alcune istituzioni culturali non solo locali, come il Museo di Villa Croce (Genova) ed il Centro della Fotografia di Ginevra. Una buona occasione per entrare a contatto con il pubblico.

Interessante l’attività del “Magic of Persia“, fondazione per la promozione dell’arte contemporanea iraniana di cui vi invito a visitare il sito web (http://www.magicofpersia.com.).

Contemporaneamente a Villa La Vigie, storica residenza estiva di Karl Lagerfeld, si è dato spazio al meglio dell’interior design durante l’annuale appuntamento monegasco del Nomad Circle.

Monaco Art Week & Antibes Art Fair: la Costa Azzurra si veste d’arte

Nonostante la coincidenza di date con il Gallery Weekend di Berlino, il riscontro di pubblico delle manifestazioni costiere è senz’altro positivo. Non si parla banalmente di “pezzi venduti”: se si tiene conto che la Monaco Art Week association è stata fondata solo quest’anno l’incipit è davvero incoraggiante. 

La Costa Azzurra si sta riorganizzando e sta puntando sull’arte come strumento di ulteriore crescita: il festival organizzato a Villa Noailles a Hyéres, il progetto di apertura di un polo artistico sperimentale ad Arles, il nuovo museo dedicato a Picasso ad Aix-en-Provence.

In tutto questo fermento il Principato dei Grimaldi, già indiscutibile centro finanziario, si candida a diventare anche capitale dell’arte a livello internazionale.

Dopo la sistemazione del Nouveau Musée National de Monaco, suddiviso tra Villa Sauber e Villa Paloma, è facile immaginare come Montecarlo possa diventare in un futuro non lontano il polo attrattivo della côte d’azur per i collezionisti high-profile. 

Centro di riferimento di una riviera che si candida sempre di più a trasformarsi in riviera dell’arte.

 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Grande affluenza di pubblico agli eventi del “Fuorisalone”: la Desing Week batte la settimana della moda. Interessanti alcune presentazioni dedicate all’arte tessile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tale affluenza di visitatori non si vedeva dai tempi dell’Expo: Milano la scorsa settimana è stata letteralmente invasa da operatori del settore, appassionati di design e semplici curiosi.

Si stima che quasi 500mila persone abbiano partecipato ai 1.367 eventi del Fuorisalone. Il sito ha registrato 1,9 milioni di utenti da 143 Paesi (Italia, Svizzera, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Spagna, Olanda, Giappone e Brasile).

Un fiume di persone che ha invaso in maniera inaspettata soprattutto la zona di Brera.

Il Brera Design District è quindi un brand che punta a promuovere le numerose gallerie e showroom del quartiere. Quest’anno la quantità e vivacità di eventi offerti faceva davvero concorrenza all’enclave del design per eccellenza, il Tortona District. Bellissima l'”esperienza sensoriale” targata DIMOERSTUDIO e DIMOREGALLERY. 

La zona di Lambrate, invece, dopo l’exploit della 56esima edizione, ha perso appealing. Il Ventura Project si è infatti allontanato dall’omonima via, dislocandosi tra la Stazione Centrale e Loreto.

Anche Corso Venezia è stato teatro di meno iniziative rispetto alle passate edizioni, eccezion fatta per i tradizionali appuntamenti con Elle Decor a Palazzo Bovara e Louis Vuitton a Palazzo Bocconi.

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Quest’anno i visitatori, oltre alla guida del Fuorisalone, potevano contare su numerose  brochure e piantine: Milano Moda Design; Brera Design District, 5 Vie Arte + Design

Un’abbondanza di attività parallele che ha messo a dura prova anche i più volenterosi, creando in qualche caso un po’ di confusione in chi cercava di comprendere le varie iniziative. 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design… Gli “strumenti del mestiere”.

 

 

Per questa 57esima edizione oltre alle “tappe obbligate” e trendy quali i già citati Elle Decor (“Millenials House”), Objects Nomades targati Louis Vuitton ed Hèrmes Home al Palazzo della Permanente ho scelto di andare alla scoperta del design estero.

 

Seguitemi quindi in una post recensione delle esposizioni che più mi hanno colpito 🙂

 

1.Associative Design “The Best of Portugal”  Milano Design Week 2018

 

 

Il piccolo e curato edificio di Piazza San Marco 4 ha ospitato il meglio del design contemporaneo made in Portugal. Mobilio, illuminazione, oggettistica d’arte creati da 18 aziende tra le quali Duquesa e Malvada, Granorte, Serip Lighting e OIA. Quest’ultima ha presentato la collezione di tavolini “Kandinsky” firmata dal designer André Teoman.

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design… Associative Design “The Best of Portugal”, OIA – Kandinsky Hexagonal, tavolino da caffè. 

2. Masterly – The Dutch in Milano Mi

lano Design Week 2018

 

É già da diverse edizioni che Palazzo Turati, al n. 7 di Via Meravigli, ospita le novità del panorama olandese. Anche quest’anno le sorprese non sono mancate. Per chi come è è appassionato di textile art è stata sicuramente una delle esposizioni più ricche di novità. L’azienda De Ploeg, marchio storico del campo, ha presentato le innovazioni in materia di filati e tessuti d’arredamento. Christel van Calsteren, designer di Amsterdam che collabora con Vlisco, ha esposto “Bloodline”, la sua prima collezione concettuale di interior textiles. Ruben Van Megen con la sua capsule collection di tavolini “Café 6116” ha rotto le barriere tra antico e moderno inserendo nei piani di appoggio lacerti di tappeti persiani. 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Masterly – The Dutch in Milano, Ruben van Megen – Tavolo Café 6116.

 

 

Nel “padiglione” olandese arte e design, o meglio textile art e design si sono fuse. L’artista Milla Novo ha proposto i suoi tessuti da parete creati secondo le specifiche di ciascun cliente, mentre una spazio era dedicato alle sculture di nodi dell’Atelier Caos di Sandra De Groot.

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Masterly – The Dutch in Milano, Sandra de Groot.

 

 

Per finire uno degli stand era occupato da una vera e propria galleria d’arte, la Rademakers Gallery di Amsterdam. Tra i tanti creativi che patrocina erano esposti i  lavori di Marjolijn Mandersloot e Natasja van der Meer, forse i più vicini alla textile art

Oltre a tali opere stupende, The Dutch in Milan ha meritato una visita anche per l’opportunità di accedere al piano nobile del Palazzo, un tempo casa dei mercanti tessili Francesco ed Emilio Turati. Le tappezzerie ivi conservate sono meravigliose.

 

3. La storia del design ceco. Dal Cubismo al XXI secolo  Milano De

sign Week 2018

La Galleria del Centro Ceco di Milano ha ospitato una retrospettiva sulla storia del design del paese creando un fil rouge che è arrivato fino al contemporaneo. Non solo arredamento, ma anche arte ed architettura a partire dal meraviglioso edificio dell’istituto culturale in Via G. B. Morgani 20. La mostra, curata da Iva Knobloch del Museo delle Arti Applicate di Praga, ha offerto anche uno spunto di riflessione sui cento anni dalla nascita della Cecoslovacchia. 

 

4. “Be Brasil” – Brazilian Pavilion   ilano Design Week 2018

M

Anche il Brasile nello Spazio Edit in Via Maroncelli n.12 ha presentato la propria creatività a partire dal Modernismo fino ai nostri giorni tramite le opere di 65 creativi. Un vero e proprio viaggio immersivo che ha trasportato il visitatore nella storia e nella cultura della nazione.

 

 

5.  Swiss Design  Mil

ano Design Week 2018

La precisione svizzera come sempre si è contraddistinta: agli interessati veniva fornita la “Swiss Design Map” per raggiungere con più facilità le varie location in cui erano esposte le novità in tema di arredamento. I luoghi della visita eranoPalazzo Litta in Corso Magenta n. 24 (esposizione di giovani designer),  il consolato svizzero in Via Palestro n. 2 e lo Swiss Design District in Via Tortona. Interessante il Swiss Textiles Kontext di Via Palestro, occasione di scambio e conoscenza non solo per gli addetti ai lavori. Da segnalare che lo Swiss Design District di Via Tortona è stata la prima collettiva di aziende svizzere al Fuorisalone. 

 

 

6. Le French Design Speed Dating exhibition   Mi

lano Design Week 2018

L’Institut français in Palazzo delle Stelline al numero 63 di Corso Magenta è stato la sede della mostra sul meglio del design d’oltralpe. 13 progetti per esprimere i 10 valori del French design: art de vivre, audacia, stile, innovazione, eleganza, creatività, apertura culturale, savoir-faire, equilibrio, modernità. Rivelatore anche l’acronimo dell’ente organizzatore: Valorizzazione dell’Innovazione nell’Arredo. 

 

 

7. ASIA DESIGN PAVILION    Milano De

sign Week 2018

Ultimo ma non in ordine di importanza e di gradimento da parte del pubblico è stato l'”Asia Design Pavillon“. La sede principale dell’evento, la Megawatt Court in Via Watt 15, ha ospitato il meglio del design, dell’arte e del fashion asiatico. Cina, Giappone, Tailandia, Cambogia, India, Corea, Singapore, ma anche Turchia, Iran e Qatar sono state le nazioni rappresentate da designer, studi professionali ed aziende d’arredamento. Non solo design, ma anche tanti eventi collaterali alla scoperta della cultura asiatica, quali il festival cinematografico TALES FROM CHINA.

 

Venerdì 20 Aprile, terzultimo giorno di manifestazione, anche la nottata è stata animata grazie alla “Brera Design Night“. All’interno del tema del progetto 2018 “Be Human: progettare con empatia” molti spazi hanno chiuso alle ore 23.00, compreso l’Orto Botanico, centro della poetica installazione ideata da Mario Cucinella Architects e SOS-School of Sustainability. Chi non ha colto l’occasione per visitarla durante la Design Week ha tempo fino al 28 Aprile per farci un passo.

Ne vale la pena.

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Orto Botanico di Brera, Mario Cucinella Architects & SOS-School of Sustainability – HOUSE IN MOTION. 

 

 

Eventi, grande affluenza di pubblico, ma in questa Design Week c’è stato ben altro da segnalare.

La 57esima edizione del Salone del Mobile non è stata solo l’occasione per confermare Milano quale capitale indiscussa dell’arredamento a livello internazionale. Sono stati  fatti ulteriori passi in avanti nel nuovo percorso intrapreso da alcuni anni da questa forma espressiva.

Ancora una volta il design ha dimostrato di uscire dall’ambito della praticità e funzionalità per fondersi con l’arte, in una commistione che può solo che giovare ad entrambi i mezzi comunicativi. 

 

 

 

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Si parte il 17 Aprile con la sezione new entry dedicata alla fotografia. Chiusura il 20 Giugno con le arti decorative ed il design. La stagione delle aste de Il Ponte riserva abbondanti sorprese.

 

 

 

 

 

 

Prima asta di fotografia della casa d’aste il Ponte che ha inaugurato il reparto alla fine del 2017.

Jet set, architettura, politica si mescolano in un mix completo ed interessante.

Ma non è questo l’unico dettaglio degno di nota.

L’atmosfera che si respira visitando la preview dei lotti che verranno battuti è d’altri tempi. Complice la sede di Via Pontaccio 12 sita in Palazzo Crivelli, edificio residenziale milanese della fine del XVII secolo. Al suo interno, sorpassato il magnifico scalone d’onore, si ammirano stucchi ed affreschi in stile barocchetto lombardo. 

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Nei tre giorni di esposizione il primo piano del palazzo ospita la presentazione delle vendite di fotografia, designi di antichi maestri e scenografie, arredi – oggetti d’arte – argenti, dipinti antichi, historica, ceramiche lenci.

Attraversando invece il cortile di ingresso si accede ai lotti di tessuti e tappeti. 

L’atmosfera ricorda quella di una wunderkammer:

All’interno delle teche di vetro si trova oggettistica davvero particolare, passando dall’avorio all’argento alla ceramica.   

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Novità erano nell’aria già nel 2017 quando la casa d’aste milanese ha inaugurato il dipartimento dedicato ai Libri, manoscritti e incisioni, sotto la guida di Stefania Pandakovic, quello dedicato alla Storia, sotto la direzione di Umberto Campi, ed il dipartimento di Fotografia diretto da Silvia Berselli.

Curioso il reparto historica dove si possono trovare cimeli di guerra, armi, armature e divise. 

Post vendite vedremo se il mercato premierà o meno tali ampliamenti.

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Sicuramente ciò che ha attirato l’attenzione mediatica è l’asta dedicata alla fotografia, che si svolgerà il prossimo Martedì 17 Aprile.

Definire arte la fotografia è già di per sé un tema difficile da affrontare: la questione non è del tutto risolta come si penserebbe.

In particolare il discorso della riproducibilità delle opere frena ancora alcuni critici dal definire “arte” tale mezzo espressivo. 

Da parte mia risolverei in parte il discorso citando l’articolo di Fabrizio Ferri riportato sul numero 290 di FlashArt (“La fotografia è arte?Cercare ciò che non esiste”) 

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

” […] Un fotografo commerciale esprime se stesso raccontando il prodotto di un altro. Il suo punto di vista su quel prodotto, che trasporta e contestualizza nel proprio mondo per raccontarlo a proprio modo, può destare emozione e memoria. E può far vendere di più: in questa circostanza viene pagato meglio.
Questo meccanismo fa sì che si storca il naso quando si tenta di definire ARTE la fotografia: perché l’aspetto della finalità commerciale della fotografia è principale. Ma il fatto che un pittore venda molto e bene lo rende meno artista? Che uno scultore realizzi multipli delle sue opere per venderne di più lo rende meno artista? Forse la discriminante sta nel fatto che il fotografo aiuta con il suo lavoro la vendita di prodotti altrui.”

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Per quanto riguarda i lotti che saranno battuti troviamo artisti davvero degni di nota.

Stupendi sono gli scatti di Mario Giacomelli, non solo quelli compresi all’interno della  famosa serie dei “Pretini” (lotti 89-113). Troviamo infatti una panoramica dell’artista marchigiano che spazia dai paesaggi al ciclo dedicato dell’ospizio di Senigallia.

Lo scorso inverno (28 Novembre-18 Gennaio 2018) Giacomelli è stato protagonista di una retrospettiva nello spazio “Nonostante Marras” intitolata “Per tutti la Morte ha uno sguardo” dove venivano presentati proprio 50 scatti di questa serie. 

Di Mario de Biasi, quasi coetaneo di Giacomelli, colpiscono i due scatti “Bialowieza 1971“: simil tele di ragno che creano un particolare effetto astratto.

 

 

La casa d'aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite. Mario de Biasi, “Bialowieza 1971”, stampa fotografica vintage alla gelatina sali d’argento, carta smaltat (LOT. 247-248).

 

Indubbiamente nella vendita 413 de Il Ponte c’è tanta Italia rappresentata: politica, cultura, vita e “dolce vita”. A quest’ultima sono dedicati i lotti dal 53 al 60 e dal 63 al 72 dove troviamo immagini di personaggi del jet set dell’epoca quali Sofia Loren, Federico Fellini, Walter Chiari, Ava Gardner…scatti rubati dai paparazzi.

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Menzione a parte meritano le due foto di André Morian e Mario Dondero che ritraggono Pier Paolo Pasolini. Colpiscono per la loro profondità ed intensità. 

 

 

 

 

La casa d'aste milanese Il Ponte inaugura la nuova "stagione delle vendite"

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite. Mario Dondero, “Pier Paolo Pasolini con la madre” 1962, stampa fotografica alla gelatina sali d’argento (LOT. 59).

 

Non solo star system, ma anche politica e cronaca vengono proposte in asta attraverso la foto di Letizia Battaglia e gli scatti di Mario di Biasi e Franco Vaccari. Questi ultimi raffigurano la fine degli anni Sessanta tra contestazione giovanile e cultura hippie.

 

La casa d'aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite. Franco Vaccari, “Pop Festival – Isola di Wight” 1970 stampa fotografica a colori procedimento cromogeno (LOT. 156).

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Notevole è il lotto n. 132 in cui si propone l’opera “Kunstmuseum Luzern 1975” di Adriano Altamira.

Il milanese Altamira (1947) dai primi anni Settanta si è affermato come storico, artista e critico d’arte.

É annoverato tra gli autori di spicco del concettuale. “Kunstmuseum Luzern 1975” è un pezzo unico e la quotazione di partenza è più elevata rispetto alla maggioranza degli altri lotti: si parte da una valutazione di Euro 3.200,00 – 3.800,00.

Passando a datazioni più recenti catturano la sguardo gli scorci cittadini ed i paesaggi di Franco Fontana.

Si tratta per la maggioranza di stampe fotografiche sviluppate con procedimento cromogeno. 

Troviamo anche tre scatti del casertano Antonio Biasucci al quale nel 2017 l’Università IULM ha dedicato un progetto espositivo curato dagli studenti della Facoltà di Arti, turismo e mercati in collaborazione con la Triennale di Milano (“Antonio Biasiucci. Riti” , 4 Maggio – 28 Luglio 2017).

Non si può poi rimanere indifferenti all’opera di Giovanni Gastel scelta come visual dell’asta stessa: una polaroid a colori trasferita su foglia d’oro (“Moda 1997“, lotto n.85). 

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Tra i master troviamo personalità del calibro di Mimmo Jodice ed Ugo la Pietra.

Tuttavia la vendita non riguarda solo il panorama artistico italiano: sono presenti anche opere di artisti quali Henry Cartier- Bresson (lotto n.148), Steve McCurry (lotto n.224), David Bailey (lotto n.79).

Di Candida Hofer (lotto n.232) troviamo uno dei suoi celebri scatti di interni (“Balhaus Watzke Dresden 1 2000“) la cui serie è stata presentata di recente in “Photographs become pictures. The Becher class“, mostra dello Städel Museum di Francoforte.

Non mancano anche personalità solitamente devote ad altri mezzi espressivi come Kiki Smith, Jannis Kounellis e Tracey Emin.

Un accenno alla contemporaneità africana si ha con il lotto n.244 di Ousmane Ndiaye Dago, una delle personalità più originali emerse negli ultimi anni.

La casa d’aste milanese Il Ponte inaugura la nuova stagione di vendite

Il buon materiale dunque non manca: bisognerà attendere Martedì per sapere se il mercato premierà il neonato reparto fotografico della casa d’aste milanese.

Sinceramente spero di sì: un buon esito contribuirebbe a legittimare ancora una volta l’essere arte della fotografia, occasione per avvicinarsi al mondo del collezionismo artistico senza l’ostacolo di prezzi esosi.  

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile

 

Si comincia con la Milano Art Week e si prosegue con il Salone del Mobile: a Milano le prossime due settimane saranno ricche di eventi dedicati all’arte in tutte le sue sfaccettature.

 

 

 

 

 

 

 

La Milano Art Week è cominciata e si concluderà Domenica 15 Aprile.

Il vuoto verrà colmato in fretta dal Salone del Mobile. Milano che si svolgerà dal 17 al 22 del mese corrente.

Dunque una vera e propria full-immersion per gli appassionati dell’arte in tutte le sue sfaccettature: dalle performance al design di alto profilo. 

Motore della settimana dedicata all’arte moderna e contemporanea è senza ombra di dubbio la MiArt

Quest’anno si svolge dal 13 al 15 Aprile con preview il 12. 

La fiera internazionale di settore da 23 anni fa accorrere gli appassionati nella città meneghina, guadagnandosi un posto di tutto rispetto nell’albo d’oro delle manifestazioni commerciali italiane. La accompagnano la torinese Artissima e Artefiera a Bologna. Come è d’obbligo ad ogni edizione i critici valutano l’andamento dell’evento e del mercato in generale. Ma di ciò se ne riparlerà alla chiusura del 15.

Di certo c’è che negli ultimi anni le fiere riescono sempre più a coinvolgere tutto il substrato cittadino che si arricchisce di occasioni di aggregazione.

Aspettando la Milano Art Week…per poi continuare con il Salone del Mobile

Partecipare ad alcuni degli eventi delle cosiddette  “fiere in città” o “fuorisalone“, ricalcando il  modello consolidato del Salone del Mobile, può essere un valido modo per avvicinare al mondo del contemporaneo anche i più restii. 

Nel caso del design le esposizioni collaterali hanno acquisito uno status rapportabile ad una vera e propria manifestazione a se stante che attira sempre più pubblico.

Ecco dunque qualche consiglio di visita, con un occhio rivolto soprattutto a chi ama la cultura, ma non ha molto tempo a disposizione 🙂

 

Imperdibile è la personale della messicana Teresa Margolles al PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea. Inaugurata il 28 Marzo “YA BASTA HIJOS DE PUTA“, con stile minimalista ed improntato al crudo realismo, testimonia la complessità della società contemporanea. La Margolles ha rappresentato il Messico alla 53° Biennale di Venezia e molte sue opere sono in musei ed istituzioni internazionali. Durante la Milano Art Week la mostra sarà visitabile dalle ore 19.00 con biglietto ridotto e Giovedì 13 Aprile si potrà assistere ad una performance dell’artista.

Aspettando la Milano Art Week…per poi continuare con il Salone del Mobile

Vale la pena visitare anche il Museo del Novecento dove troviamo “Giosetta Fioroni. Viaggio Sentimentale“; “Non ti abbandonerò mai. Franco Mazzucchelli AZIONI 1964 – 1979” ed “INVITO ’18“, esposizione riservata al vincitore del Premio ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea Italia-na. Quest’anno l’aggiudicataria è Rä di Martino, protagonista pochi mesi fa di un evento alla Marsèlleria, uno degli spazi milanesi più in voga del momento. Anche a Giosetta Fioroni sono state dedicate nel 2017 esposizioni presso alcune gallerie d’arte cittadine. Giovedì 12 Aprile si potrà dunque accedere al polo museale gratuitamente a partire dalle 19.30. 

 

Spostandosi nel vicino Palazzo Reale tutte le mostre in corso (“Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia“; “Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001“; “Impressionismo e Avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art“) saranno visitabili con ingresso ridotto sempre a partire dalle ore 19.30 di Sabato 14 Aprile.

A chi riuscisse a farci un salto consiglio anche una visita a “Nove viaggi nel tempo. Alcantara e l’arte nell’appartamento del principe“, mostra gratuita in cui sono esposte le opere di 10 artisti contemporanei create utilizzando l’omonimo materiale da rivestimento.

Sebbene non si possa definire una retrospettiva di textile art, è piacevole notare che l’arte creata con tessuto o similari sta piano piano ritagliandosi spazi degni di nota. Alla Triennale di Milano è da poco terminata la mostra “Materialmente #5 Ricucire il Mondo” dedicata a Florencia Martinez, artista argentina che per rappresentare la sua visione usa da sempre la stoffa.

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile

Alla Galleria d’Arte Moderna di Via Palestro Mercoledì 11 Aprile inaugura “Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea dal Medio Oriente e Nord Africa”  ultima mostra realizzata dalla Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative. Verranno presentate opere di artisti medio orientali e nordafricani che lavorano tra l’Europa ed il loro paese d’origine vivendo la condizione di “straniero”.

 

 

Aspettando la Milano Art Week...per poi proseguire con il Salone del Mobile

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile. Locandina della mostra “Una Tempesta dal Paradiso: Arte Contemporanea dal Medio Oriente e Nord Africa” visitabile alla GAM dall’11 Aprile al 17 Giugno 2018.

 

 

La Fondazione Prada da parte sua sfodera due big del settore: Venerdì 13 Aprile ingresso gratuito a “Post Zang Tumb Tuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943” curata da Germano Celant, mentre all’Osservatorio “Torbjørn Rødland: The Touch That Made You” progetto presentato inizialmente dalla Serpentine Galleries a Londra, a cura di Hans Ulrich Obrist e Amira Gad. 

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile

Ma non è solo la zona centrale della città ad essere coinvolta. Giovedì 12 Aprile inaugura “The Szechwan Tale. Cina, teatro e storia” presso FM – Centro per l’Arte Contemporanea in Via Piranesi.

In occasione della Milano Art Week 2017 il centro aveva ospitato la retrospettiva “Il Cacciatore Bianco”, memorie e rappresentazioni africane, curata da Marco Scotini.

Sabato sera sarà la volta dell'”Art Night“. 

Ricalcando la famosa “Vogue Fashion Night” la città si farà teatro di eventi ed aperture di spazi artistici fino alle ore 24.00.

In ultimo, vista la mia passione per l’arte africana contemporanea, voglio ricordare la bella iniziativa del CAM (Centro di Aggregazione Multifunzionale) Garibaldi: la MADA FEST BELLAFRICA dal 12 al 19 Aprile. 

Installazioni di artisti africani emergenti, musica, danza, moda e workshop sulle ricette culinarie africane animeranno gli spazi di Corso Garibaldi 27. 

 

Aspettando la Milano Art Week...per poi proseguire con il Salone del Mobile

Aspettando la Milano Art Week…per poi proseguire con il Salone del Mobile. MADA FEST BELLAFRICA, CAM Garibaldi, Corso Garibaldi 27, 12-19 Aprile 2018.

 

Che dire…la Milano Art Week è iniziata…enjoy!

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accogliere gli appassionati del vintage

Ancora quattro giorni per visitare Mercanteinfiera Primavera 2018 a Parma. Curiosità e novità vi attendono anche in questa edizione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si sono accesi i riflettori su una delle manifestazioni più interessanti per gli appassionati di antiquariato e collezionismo: Mercanteinfiera Primavera a Parma. Dal 3 all’11 Marzo 2018 il polo fieristico della “Food Valley” ospita più di 1.000 espositori su una superficie di 40.000 metri quadri.

Dal 1982, anno della sua ideazione, l’evento ne ha fatta di strada.

Il numero dei partecipanti e dei visitatori è aumentando grazie anche alle moderne tecnologie.

Pratica non così comune tra le fiere del brocante italiane.       

Degno di menzione è infatti il sito internet user-friendly (www.mercanteinfiera.it) corredato di un blog (www.mercanteinfiera.it/blog/). Novità di quest’anno è il sito web per acquistare gli articoli online (www.atelier.mercanteinfiera.it).

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: logo del sito web per acquisto online di alcuni degli oggetti esposti (www.ateliermercanteinfiera.it)

 

Un bello sforzo da parte del comitato promotore che punta a lanciare la manifestazione biennale nell’orbita degli appuntamenti importanti per i collezionisti che contano.             

Ricordiamo infatti che anche in Autunno (29 Settembre – 7 Ottobre 2018) il polo parmense torna ad ospitare gli antiquari nostrani ed esteri.                                                                                                                                                   Condizioni meteo permettendo: l’edizione primaverile 2018 è stata infatti messa alla prova dalla perturbazione “Burian”.  Il giorno dell’inaugurazione non si è così avuto il solito successo di pubblico.                                                                                 

Partenza dunque un po’ sottotono anche se, da sempre, è l’evento autunnale a riscuotere il maggior numero di consensi.                                                                                                                                                                                          Non mancano comunque eventi collaterali che coinvolgono la città e mirano a far pernottare i visitatori in loco. Si scoprono così i dintorni del parmense e le sue attrazioni culturali e gastronomiche. Presentando il biglietto della fiera si ottengono soggiorni scontati nelle strutture ricettive convenzionate oltre a sconti nei musei.                                                 

Se dunque non avete la possibilità di visitare Mercanteinfiera in questi ultimi giorni di apertura vi propongo questo piccolo tour assieme a me. Fidatevi: sono una frequentatrice abituale sia dell’edizione autunnale che di quella primaverile 🙂

 

 

Come sempre il padiglione d’entrata propone una mostra collaterale dedicata alle bellezze della Liguria.                Avete inteso bene: grazie ad una partnership tra enti museali e comitato organizzativo ad ogni edizione vengono pubblicizzate alcune attrazioni artistico culturali liguri.             

Questa volta la retrospettiva è dedicata alla storia del jeans. 

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: mostra collaterale dedicata alla storia del jeans. Courtesy of Palazzo Reale di Genova e Museo della Seta di Como.

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Proseguendo nel percorso e superando gli stand delle prelibatezze culinarie e degli editori si entra nel vivo dell’esposizione.

Unica pecca da segnalare: rispetto alle precedenti edizioni lo spazio dedicato all’arte contemporanea, Art Parma Fair, non è più in un padiglione a sé stante.                                                                                               

É stato infatti relegato in una parte del settore 5 senza soluzione di continuità con il collezionismo/antiquariato.  Strategia per far affluire più pubblico?

Può darsi, ma tal soluzione tende a sminuire ancora di più la fiera d’arte.                                                  L’evento sembra non godere di buona salute con le sole 41 gallerie partecipanti, oltre a stand di associazioni, progetti ed editori. Inoltre è visitabile solo nei weekend (3/ Marzo e 10/11 Marzo).

É corretto ricordare che si tratta di una manifestazione non organizzata dall’ente Mercanteinfiera: un collaterale che avrebbe però diritto a godere di maggior rilievo.                                                                                                      Nonostante tali disguidi pratico organizzativi curiosando tra gli stand si notano alcune opere degne di menzione. Ho trovato molto interessanti i pezzi di Mimmo Iacopino presentati dalla bresciana Colossi Arte Contemporanea e lo stand della romana Costa Deniarte. Gli appassionati d’arte ricorderanno quest’ultima per l’impegno profuso nel 2017 per la realizzazione del II volume delle opere di Tano Festa.                                                                                        Da non dimenticare anche le allegre sculture in terracotta dipinta del giapponese Mizokami Kazumasa ed i pezzi da novanta esposti dalla bolognese Galleria d’Arte Cinquantasei, specializzata in arte del Novecento.

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Tornando al core di Mercanteinfiera, nel padiglione n.6,  l’atmosfera che si respira lungo i corridoi non tradisce le aspettative. Anche i visitatori più attenti e curiosi vengono ripagati. Antiquariato, modernariato, oggetti rari e vintage sono presentati in un tripudio di stand. Impossibile uscire dall’esposizione senza aver acquistato qualcosa.

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Mercanteinfiera Primavera 2018: particolare di uno stand dedicato soprattutto alla vendita di bastoni da passeggio ed affini.

 

Effettivamente gli abituè potrebbero notare che gli standisti sono sempre gli stessi in tutte le edizioni.

Tale considerazione non la trovo però una pecca organizzativa, bensì un piacevole modo per costruire una sorta di rapporto di fiducia che può arricchire il fruitore oltre che far guadagnare l’antiquario.                                                      Questa volta gli espositori di abbigliamento ed accessori vintage nella sezione modernariato sono meno. La qualità però ne ha giovato.                                                                                                                                                                          É degna di menzione la ricchezza ed il livello dell’artigianato etnico.                                                                                 

Lascia invece un po’ a desiderare il numero di espositori di orologi di secondo polso e gioielli: nell’edizione autunnale 2017 erano di più.           

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage 

                                                                                                                                                                                                         Tornando verso l’entrata si passa nell’ultimo padiglione espositivo, il numero 3, non prima però di aver effettuato un pit-stop nell’area food self-service dello spazio n.7. Un tempo qui c’era l’esposizione di arte contemporanea: adesso si trova esclusivamente l’area ristoro più grande.                                                                                                       La possibilità di assaggiare prelibatezze emiliane non manca nemmeno in altri punti della fiera: è un profluvio di fax-simil bistrot in cui fermarsi e riposarsi.                                                                                                                                  Il padiglione n.3 nelle passate edizioni ospitava in genere antiquari italiani e stranieri di livello elevato. Si poteva acquistare addirittura l’intero mobilio di stanze antiche perfettamente riprodotte. Anche questa volta si incontrano i nomi eccellenti del settore, ma  devo dire che la qualità generale è pari agli spazi precedenti. Da visitatrice mi sono mancate le affascinanti boiserie o gli stipiti delle porte che sembrava provenissero direttamente da abitazioni nobiliari della Francia settecentesca.                                   

Infine davvero utile è lo stand “l’Esperto risponde” in cui si possono fare domande a restauratori specializzati ed assistere al loro lavoro.

Mercanteinfiera Primavera 2018: Parma accoglie gli appassionati del vintage

Nel complesso la manifestazione non ha tradito le aspettative.

Vi lascio dunque con una carrellata di immagini curiose riprese girovagando al Mercanteinfiera Primavera 2018.

 

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: un espositore all’interno del padiglione n. 6 dedicato al tessile antico.

 

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: “Non vedo, non sento, non parlo”. Curiosità all’interno del padiglione n.6.

 

 

Mercanteinfiera Primavera 2018: il ruggito del leone. Espositore all’interno del padiglione n.3

 

 

 

 

Art fucks fashion: quando l’outfit migliore è il talento

Art fucks fashion: quando l’outfit migliore è il talento

Art fucks fashion: quando l’outfit migliore è il talento

Inaugura durante la Settimana della Moda milanese la retrospettiva “Art Fucks Fashion” alla artists’ residency Espinasse 31, visitabile fino al 23 Marzo 2018.

 

Serata evento in Via Carlo Espinasse n.31: durante la settimana delle passerelle milanesi la neonata residenza d’artista presenta una rassegna dedicata a cinque artisti contemporanei profondamente legati al fashion system. “Art fucks fashion” si propone di ridefinire il legame tra l’arte ed il fashion system, come si legge nel sottotitolo dell’invito, tramite la visione di Antonio Guccione, Leonor Anthony,Simone Monte, Alex Korolkovas e Leo Castaneda

Espinasse 31 è stata aperta nel Maggio 2017 proprio con un vernissage attinente anch’esso al mondo della moda.

Una rassegna che va visitata con attenzione, rimeditando i giorni successivi sull’esperienza per arrivare a comprenderla appieno, senza banalizzarla.

L’esposizione

La curatela ha previsto l’esposizione di opere note ed altre site-specific create per l’occasione.   

“Art fucks Fashion” – Vernissage – Espinasse 31

 

 

Il vernissage tenutosi ieri sera ha visto la partecipazione di volti noti del panorama modaiolo milanese richiamati, oltre che da personali conoscenze, anche dall’interessante connubio tra i due diversi media.

Arte e moda, moda ed arte: la prima che cerca una qualche forma di nobilitazione appoggiandosi alla seconda senza che questa venga perciò sminuita.

Il percorso inizia con alcune opere dell’artista cubana Leonor Anthony, reduce dall’esposizione a Palazzo Grassi durante la Biennale appena conclusasi.           

“Pride” e soprattutto la serie degli “Objects of Passion” enfatizzano il ruolo degli oggetti coinvolti nel sistema moda.  Il pannello di décolleté totalmente rosso è una vera esplosione simboleggiante le nostre passioni nascoste.

Procedendo si entra nel vivo con i fotografi Alex Korolkovas e Antonio Guccione. Korolkovas, come sempre, stupisce per la sua creatività e capacità di far penetrare elementi femminili  in un universo purtroppo sempre più maschilista.               

Guccione, unico rappresentante italiano, propone, insieme ad alcune altre opere, anche la serie degli “Skulls”. Frida, Andy Warhol, Jackson Pollock e Yves Saint Laurent ci rammentano come il tempo scorra inesorabile e trascini con sé fama, miseria e nobiltà.

A. Guccione – Skulls Series, Jackson Pollock

 

 

Opere magistrali, come sempre.

Arts fuck fashion: quando l’outfit migliore è il talento

Si arriva poi alla sensualità dirompente, seppur accennata, degli scatti della brasiliana Simone Monte, la cui opera “The Game“, premiata dal National Geographic Contest nel 2015, simboleggia una partita di pallone sulla spiaggia che tutti noi avremmo voluto giocare.

Non manca infine l’approfondimento sul legame tra mondo reale e virtuale grazie alla video arte dell’artista colombiano Leo Castaneda di cui viene proiettato «Item Showroom» 26 minuti di indagine sulle possibilità artistiche che scaturiscono da questo legame.

Inoltrandosi al di là dell’unica vetrina d’ingresso in un quartiere ben al di fuori del quadrilatero ci si muove fino ad arrivare nella profondità del concept del suo visionario ideatore, Antonio Castiglione. Parola d’ordine: promuovere la Urban e Street Art ospitando gli artisti negli spazi di una ex stamperia.

Concetto vincente se si pensa al successo ottenuto dalla mostra di Keith Haring a Palazzo Reale od alla recente inaugurazione del MAUA, Museo di Arte Urbana Aumentata. Oltretutto una scelta che ci fa “stare al passo con i tempi”, ponendo la nostra città e l’Italia alla pari di altri poli urbani stranieri.

Miami, ad esempio, tanto cara ad Antonio Castiglione, ha già da tempo riconosciuto l’importanza di questa forma espressiva.

 

 

Da non perdere.

 

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