Archive For The “Arte Tessile” Category

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Domenica 19 Maggio, al C.I.Q. di Cascina Casottello, Anne Grosfilley ha introdotto i partecipanti nel magico mondo del Wax

 

 

 

 

 

Che dire…Art Nomade Milan non poteva essere più contenta di così 😉

In un pomeriggio piovoso Cascina Casottello mi ha riscaldato il cuore: ecco a voi la dedica dell’autrice su un volume a cui tengo tantissimo.

 

 

 

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

 

 

 

Ma cosa sarà successo?!  Ve lo spiego subito 😉

Finalmente l’antropologa francese Anne Grosfilley ha tenuto a Milano una conferenza sul suo libro “Wax & co. Antologia dei tessuti stampati d’Africa“.

Anne è stata da poco interpellata perfino da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa della maison Dior

Il brand ha scelto di introdurre nella Cruise Collection 2020 capi prodotti in tessuto Wax. Così i designer dell’azienda ivoriana Uniwax SA hanno reinterpretato 42 fantasie iconiche Dior declinandole in puro stile afro.

La collezione è stata presentata ad inizio mese a Marrakech.

 

 

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. Dior Cruise Collection 2020

 

 

 

 

Dunque tessuto Wax (si legge “uax”)…ma cosa si intende con questo termine nello specifico?!

Si tratta di tele di cotone, stampate a cera con riserva, dai colori sgargianti e ricche di simboli.

Anne ha iniziato ad appassionarsi al tema da giovanissima e, prima del volume dell’Ippocampo, aveva già raccolto le sue ricerche in un precedente libro.

 

 

 

 

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. Esempi di fantasie Wax

 

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

 

Il tessuto Wax è diventato uno dei simboli del continente proprio perché la sua origine non è africana. È riuscito a mettere d’accordo i 54 stati di un territorio troppo spesso martoriato dai conflitti.

Il suo essere estraneo gli ha permesso di superare i dissidi ed innalzarsi a simbolo panafricano. Passaggio non riuscito a tessuti 100% made in Africa quali il kente ghanese o il bogolan del Mali, troppo sacralizzati dalle rispettive culture per essere adottati anche dagli altri.

Del resto il Wax è per antonomasia il tessuto dell’incontro: nato in Indonesia (pensiamo al tessuto batik), viene prodotto in Europa (Olanda od Inghilterra) ed utilizzato in Africa.

Furono proprio i mercanti olandesi che intuirono l’appeal che tal tipo di stoffa avrebbe avuto sui consumatori africani.

Così le fantasie acquisirono man mano significati differenti rispetto a quelli originari, diventando una vera e propria forma di comunicazione non verbale.

Emblematico è l’esempio del cosiddetto kwadusa: in Indonesia simboleggiava l’uccello sacro (probabilmente il pavone), mentre in alcuni stati africani è stato assimilato ad un casco di banane o ad una lumaca senza guscio. Molto spesso l’interpretazione dei simboli cambia nel tempo, arricchendosi di ulteriori significati.

In Ghana il kwadusa è simbolo dell’indipendenza del paese.

A volte alcuni modelli vengono ritirati dal mercato, per poi apparire dopo molti anni, seguendo delle vere e proprie strategie commerciali.

Ogni tanto nascono anche nuove rappresentazioni legate a fatti di cronaca, come la fantasia dedicata ad una borsetta utilizzata durante una visita di stato da Michelle Obama.

 

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

 

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. A sinistra fantasia cosiddetta “Michelle Obama’s Bag” (courtesy of Vlisco) e a destra fantasia definita “kwadusa”.

 

 

 

 

Così i temi dei batik asiatici vennero stilizzati, prodotti in Olanda e fatti arrivare in Ghana, dove la popolazione li considerò tessuti di lusso. Da lì si è avuta una diffusione a macchia d’olio.

 

Tanti significati…ma anche molti metodi per indossarli 😉

Sapevate che fino al 1930 le macchina da cucinare e le forbici non erano diffuse nel continente?

Ecco perché il Wax non veniva tagliato, ma indossato drappeggiato.

Ogni piega aveva un ben preciso significato, come quella sui fianchi che definiva una donna rispettabile e sposata.

Addirittura nel 1987 venne indetto in Costa d’Avorio il concorso “Forbici d’Oro” per svecchiare lo stile tradizionale. 

 

La storia del Wax è anche una storia di empowerment femminile.

In molti stati sono infatti le donne a commerciare nel tessile. Ognuna di loro può acquisire in esclusiva una fantasia e diventare l’unico intermediario tra la fabbrica di produzione e i singoli punti di smercio nei vari stati.

Il trionfo del Wax è stato così il trampolino di lancio verso l’indipendenza economica di molte di loro, come le famose Nana Benz del Togo.

 

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. Locandina del documentario del regista tedesco Thomas Bo:ltken, dedicato al fenomeno delle Nana Benz. 

 

 

 

Si dice che le commercianti tessili togolesi (Nana) abbiano assunto questo appellativo in quanto molto spesso si compravano, grazie ai proventi delle vendite, delle vetture Mercedes.

È interessante osservare come il Wax non sia ugualmente famoso in tutti gli stati africani: in Senegal, ad esempio, paese a maggioranza musulmana, non esistono equivalenti delle Nana Benz.

Dunque il Wax si conferma un importante strumento per studi sociali, di comunicazione ed antropologici.

Indossare una determinata fantasia significa trasmettere un messaggio ben preciso.

Le “unghie di Madame Thérèse“, ad esempio, sottolineano la forza caratteriale della donna.

 

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

 

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. Fantasia definita “unghie di Madame Thérèse.

 

 

 

 

Ma ormai, vista la sfrenata globalizzazione, parlare di Wax non significa trattare solo dei rapporti tra produttori europei e consumatori africani. Un altro intermediario, dal 2004, si è aggiunto alla catena: la Cina.

La repubblica popolare ha compreso quanto sia importante il mercato del continente già molto tempo fa.

Oggi il 95% del Wax in circolazione proviene proprio dalla fabbriche cinesi, che hanno addirittura creato un Wax sintetico.

Così, le seppur poche industrie africane hanno chiuso o ridotto la loro produzione solo ad alcuni passaggi. 

Cotone coltivato, filato, trasformato in tessuto e stampato esclusivamente in Africa è davvero una rarità.

La fabbrica togolese Togotex, ad esempio, si occupa solo di stampa su materiale proveniente dall’estero.

Anche molto aziende inglesi hanno chiuso, mentre il colosso olandese Vlisco ha incrementato i prezzi dei proprio prodotti ed ha creato un tessuto Wax ancora più lavorato e spesso: il Super Wax.

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

Ma quali sono i trucchi per riconoscere un Wax effettivamente stampato a cera con riserva?

 

Di certo non le scritte “100% original Wax” che compaiono anche sugli scampoli a basso prezzo.

Vi svelerò dunque ciò che Anne ci ha rilevato: un original Wax presenta leggere screpolature (craquelure), i disegni impressi non sono mai identici gli uni con gli altri e i modelli cinesi hanno colori molto più accesi.

Insomma, il “100% original Wax” è connaturato dalle “perfette imperfezioni” 😉

 

 

 

Un weekend...a tutto WAX - Art Nomade Milan

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan. Anne Grosfilley spiega come riconoscere un Wax autenticamente stampa a cera con riserva. Courtesy of “Lo Sguardo degli Altri” e “A different eye”.

 

Un weekend…a tutto WAX – Art Nomade Milan

 

Anche la stessa antropologa però precisa che l’importante è che il consumatore sia consapevole: esistono, infatti, dei progetti interessantissimi che utilizzano tessuti Wax “cinesi” per incrementare il benessere ed i proventi delle popolazione locali.

Quindi non tutto il Wax cinese vien per nuocere 😉

Il discorso sarebbe lunghissimo, di certo non si potrebbe esaurire in queste poche righe. Il mondo del tessile Wax mi ha rapita con la sua miriade di colori e significati…infatti sono in trepidante attesa del prossimo volume di Anne che dovrebbe uscire tra pochi giorni 😉

 

E voi, che ne dite?!

Sono riuscite ad incuriosirvi?!

Alla prossima avventura dunque 😀

 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! – Art Nomade Milan

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! – Art Nomade Milan

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

 

 

Nel Dicembre del 1879 nasceva in Svizzera Paul Klee, uno dei maestri dell’arte novecentesca.

La retrospettiva del MUDEC ripercorre la sua carriera artistica…con qualche sorpresa. 

 

 

 

 

Tra un’abbuffata di panettone ed una di pandoro quasi me ne stavo dimenticando: meglio correre ai ripari prima della fine dell’anno 😉 

Ogni volta è sempre la stessa storia: durante le feste ci scordiamo di fare gli auguri a qualche amico o parente! 

Dovete sapere che il 18 Dicembre era il compleanno di Paul Klee e la ricorrenza non è stata proposta solamente dal doodle di Google. 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Il doodle che Google ha utilizzato sul suo portale nella giornata del 18 Dicembre 2018.

 

 

 

Il Museo delle Culture di Milano ospita fino a Marzo 2019 la retrospettiva “Paul Klee. Alle origini dell’arte“.

Dunque non solo Bansky va in scena in Via Tortona 😉 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

La mostra, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un centinaio di opere dell’artista provenienti da musei e collezioni private, oltre che dal Zentrum Paul Klee di Berna.

Elemento cardine è il primitivismo, visto con gli occhi dell’artista. 

Arte egizia, tardo antica, medioevale, ma anche oceanica, amerinda e africana. 

Insomma un tripudio per gli occhi, specialmente per quelli di Art Nomade Milan 😀

Nella sala dedicata all’arte extra-europea sono esposte alcune opere della collezione permanente del MUDEC, seguendo il concetto di “confronto diretto” che tanto ho apprezzato al Bode Museum di Berlino. 

 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Paul Klee. Alle origini dell’arte”, sala dedicata all’arte extra-europea, MUDEC Milano. 

 

 

 

L’unione dei diversi stili é la chiave vincente per rompere l’isolamento in cui spesso si trovano i vecchi musei etnografici. 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Locandina del progetto “Beyond compare” del Bode Museum di Berlino. 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

 

Ma questa non è l’unica “sorpresa” che riserva la retrospettiva milanese. 

Tra le varie sezioni, oltre ad “alfabeti e geroglifiche d’invenzione“, spicca la sala dedicata al teatrino di marionette che l’artista aveva ideato per il figlio Felix. 

Primitivismo, arte extra-europea, teatro… durante la visita ho proprio trovato pane per i miei denti 😀

Mancava solo la tessitura…o forse no?! 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Art Nomade Milan ammira l’opera “Artista nomade”, 1940, “Paul Klee. Alle origini dell’arte”, MUDEC Milano. 

 

 

 

Scorrendo i pannelli biografici all’inizio del percorso di visita ho scoperto che Paul Klee era anche un “tessitore”. 

Leggete per credere 😉 

Per seguire il filo del discorso bisogna fare un passo indietro, analizzando una delle esperienze che più segnarono il percorso artistico di Klee: l’insegnamento al Bauhaus.

Ideata da Walter Gropius, la Staatlitches Bauhaus fu una scuola di architettura, arte e design aperta a Weimar nel 1919. Nel 1921 Paul Klee si univa al personale docente trasferendosi con tutta la famiglia a Weimar. Per oltre 10 anni l’artista sarà uno dei più autorevoli maestri del Bauhaus proseguendo le lezioni anche a Dessau.

Le materie insegnate? Pittura su vetro, teoria della forma (1923), figurazione pittorica (1927) e…tessitura 😉 

Nel laboratorio di orditura Klee si occupava proprio di teoria della forma e tra le allieve aveva Anni Fleischmann. La ragazza diventerà universalmente famosa, nel panorama dell’arte tessile, con il cognome del marito, Joseph Albers.

Avete letto bene!

La celebre Anni Albers, nume tutelare degli amanti della fiber art, ha avuto tra gli insegnanti proprio Paul Klee

Nonostante la “modernità” del Bauhaus alle donne venivano sconsigliato l’apprendimento di alcune materie, tra cui la pittura. Anni iniziò così a tessere, cominciando una brillante carriera artistica che la porterà a tradurre in chiave moderna la tessitura manuale tradizionale. 

La Tate Modern ha dedicato alla Albers una grande retrospettiva con oltre 350 opere, visitabile fino a fine Gennaio 2019.

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Copertina del catalogo della mostra “Anni Albers” in corso alla Tate Modern. 

 

 

Dunque Paul Klee si occupava anche di tessitura e non solo in qualità di insegnante del Bauhaus.

Un’ulteriore prova del rapporto tra l’artista e l’arte tessile la troviamo in alcuni arazzi prodotti da celebri manifatture italiane. 

Nel corso del Novecento in Italia si distinguevano molti laboratori di produzione: Atelier di Elio Palmisano, Manifattura MITA, Arazzeria Pennese e l’astigiana Arazzeria Scassa. 

Quest’ultima ha intessuto alcuni magnifici pezzi partendo proprio da cartoni del grande maestro svizzero. 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Giardino zoologico” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 191 x 259 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Fiori notturni” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 201 x 209 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Padiglione delle donne” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 165 x 206 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Luna piena” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 210 x 165 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

Dunque, buon compleanno Paul Klee …”il tessitore”! 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

La XXVIII edizione della mostra internazionale di Fiber Art si è conclusa con l’anticipazione del tema 2019: “POP UP”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Miniartextile ha chiuso i battenti Domenica scorsa con numeri da record.

Tanto per darvi un’idea ben 300 persone hanno visitato l’esposizione nella sola giornata del 18 Novembre.

Molti gli appassionati di arte tessile ed i semplici curiosi, arrivati anche da fuori regione.

L’importanza del lavoro svolto dall’associazione culturale ARTE&ARTE aumenta anno dopo anno.

Prova ne è la costituzione della Fondazione Bortolaso-Totaro-Sponga ad inizio 2018. Un’unione di forze che vede la partecipazione del “papà” dei “minitessiliMimmo Totaro, di Nazzarena Bortolaso e di Giancarlo Sponga.

Sua moglie, Maraluisa Sponga, è stata una delle più note fiber artist italiane.

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Come da tradizione la XXVIII edizione è stata caratterizzata dalla commistione di installazioni e mini realizzazioni. Certo, non tutte le grandi opere rientravano nella definizione canonica di fiber art, il che ha fatto storcere il naso ai puristi del genere.

Proprio per questo parlare di arte tessile in connessione a Miniartextile non è un argomento facile.

Sono però convinta che non ci si debba fossilizzare in compartimenti stagni.

Non si può classificare con precisione qualsiasi espressione artistica ci capiti sottomano.

Viviamo in un’epoca “fluida”…quindi ben venga l’influenza reciproca tra le diverse esperienze artistiche.

Oltretutto il tessile non gode ancora di ampia popolarità presso il grande pubblico: un aiutino dalle altre forme d’arte potrebbe fare comodo 😉

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Parlando di installazioni, “Unwoven light” di Soo Sunny Park è stata senza dubbio l’opera più fotografata. Una cascata di plexiglas è stata montata su una struttura metallica e sapientemente collocata nell’abside dell’ex Chiesa di San Francesco.

La penombra della location e le migliaia di riflessi catturavano lo sguardo.

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Soo Sunny Park, “Unwoven Light”, 2013.

 

 

 

Quest’anno ad accogliere i visitatori c’era “Déjà vu“, inchiostro su tulle dell’artista Pia Männiko.

Il lavoro era un interessante studio sul corpo umano e sul suo “abitare” lo spazio.

 

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Pia Manniko, “Déjà Vu”, 2013-2018.

 

 

 

L’importanza della luce e dello sguardo, la coesistenza…ecco che ci avviciniamo sempre più al tema della XXVIII edizione: “Humans“, brillantemente rappresentato da “Touba minaret, Red minaret, Heavenly minaret“.

L’artista Maimouna Guerresi ha creato tre cappelli a forma di minareto seguendo la tradizione artigianale dei Sufi Baifall del Senegal. La testa è la parte più importante del corpo umano e la Guerresi sembra proteggerla dalle “intemperie” della vita.

Il risultato è un’amalgama di influenze culturali e religiose che promuove la ricerca di un equilibrio tra differenti stili di vita.

 

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Maimouna Guerresi, “Touba minaret, Red minaret, Heavenly minaret”. 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

 

 

Negli anni del progresso forsennato della tecnologia abbiamo forse messo da parte la nostra “umanità”?

A vedere quanto accade quotidianamente, guerre, carestie, innalzamento di frontiere, penso proprio di sì.

O perlomeno il rischio della perdita di “umanità” è dietro l’angolo.

Ma, al giorno d’oggi, cosa significa essere un “umano”?

Il pioniere dell’arte generativa Charles Sandison ha provato a rispondere al quesito.

La sua opera, “Genoma“, mostrava i risultati di un software per identikit “al contrario”: partendo dal volto attuale lo scomponeva fino a ricreare il viso che un individuo aveva alla nascita.

In mostra non c’erano solo nuove generazioni di artisti, ma anche grandi ritorni, quale quello di Maria Lai, rappresentata a Miniartextile 2018 dall’opera “Rosso e Nero“.

Che dire poi dei “minitessili“?!

54 opere curate nei minimi dettagli, molte delle quali hanno affrontato il tema del cuore e del cervello.

Per vederne una selezione, cliccate qui

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Hiromi Murotani, “Heart”, cotone e filo metallico.

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Scelti tra oltre 220 candidati, molti degli artisti esposti vedono in Miniartextile un vero e proprio trampolino di lancio.

Infatti, se la tappa comasca si è conclusa, non è così per la XXVIII edizione. Imballate accuratamente le opere, la mostra prosegue in Francia, precisamente a Montrouge, dove l’esposizione aprirà i battenti a Febbraio 2019.

E la XXIX edizione?!

Quali novità ci riserverà?

Al momento ne è stato svelato solo il titolo, “Pop Up“, che così viene descritto dagli organizzatori: “gli HUMANS del 2018 sono cresciuti e pronti ad un salto verso qualcosa di nuovo e sorprendente”.

Per gli artisti il bando di partecipazione è già pronto sul sito dell’associazione

Invece, a noi visitatori, non resta che aspettare il prossimo anno.

Dunque, arrivederci al 2019!! 🙂

 

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Si è conclusa Domenica la celebre fiera torinese dedicata all’arte contemporanea. La fiber art stra-vince…su tutti i fronti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In attesa di visitare domani GrandArt, concentriamoci sul resoconto di Artissima 😉

La famosa mostra mercato torinese ha mostrato ahimè poche novità in questa 25esima edizione.

Chi, come me, vi si è recato il 4 Novembre è rimasto stupito della tranquillità con cui si girava tra gli stand.

Certo, prima di dare giudizi affrettati, bisogna considerare tre fattori: il tempo nefasto che invitava a rimanere sul divano di casa; Domenica 4 Novembre era l’ultimo giorno di apertura su tre; non si può pretendere un’affluenza pari ad altre fiere straniere aventi un numero maggiore di espositori.

Un esempio su tutti? Il colosso Art Basel.

Fatte queste dovute premesse, certamente Artissima 2018 è risultata un po’ sottotono. 

Ottima invece la campagna di comunicazione: il concept delle toppe da jeans anni ’90, combinate al colore rosa, colpiva nel segno.

 

Dunque, dunque…bramate dalla voglia di sapere quali siano state per me le Gallerie degne di menzione?!

 

Eccovi accontentati!

 

  1. La berlinese ChertLüdde che ha presentato, tra gli altri, lavori di Franco Mazzucchelli e Petrit Halilaj.
  2. La milanese Primo Marella Gallery che, come sempre, si piazza in prima fila sul fronte della promozione di artisti e movimenti extra europei.
  3. La Prometeo Art Gallery con Regina José Galindo, Santiago Sierra e Iva Lulashi.

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

 

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Petrit Halilaj, galleria ChertLüdder.

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Franco Mazzucchelli, galleria ChertLüdder.

 

 

 

 

Ecco, due su tre sono gallerie milanesi…forse il campanilismo mi ha un po’ preso la mano 🙂

Mi affretto però a tornare sui mie passi parlandovi della giapponese MA2: non si può non menzionarla viste la leggerezza ed eleganza che contraddistinguevano le sue opere, a cavallo tra video art e mixed media.

 

 

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Ken Matsubara, “Urushi Box-Water Ring”, galleria MA2, Tokyo.

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

 

 

Ma parliamo ora della vera punta di diamante di Artissima 2018: la fiber art.

Questa volta di opere su tessuto ve ne erano davvero tante.

Devo dire che anche ad Art Basel 2018 le soddisfazioni per gli amanti del genere non erano mancate.

Che il vento stia cambiando?!

Giusto per rendervi l’idea la galleria londinese Richard Saltoun ha dedicato al tessile il suo intero stand.

Gli artisti rappresentati? Eterogenei per età e formazione: da Olga de Amaral a Thomas de Falco, da Mariella Bettineschi a Silvia Giambrone

 

 

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Olga de Amaral, “Adherencia Natural”, 1973 – arazzo di lana e crini di cavallo tessuto a mano, particolare, galleria Richard Saltoun, Londra.

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Thomas de Falco, galleria Richard Saltoun, Londra.

 

 

 

 

Il lay out espositivo dello stand è stato curato da Paola Ugolini che ha conferito allo spazio un titolo evocativo: “The Subversive Stitch“, ovvero “il punto (a maglia) sovversivo“.

Che dire poi dei lavori di Teresa Lanceta, presentati dalla galleria madrilena Espacio Mínimo?!

Una distesa di “kilim” da far mancare il fiato.

 

 

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Teresa Lanceta, galleria Espacio Minimo, Madrid.

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

 

 

Ultima, ma non certo per importanza, la galleria Clima che ha esposto un lavoro di Matteo Nasini, super colorato e vibrante grazie alla tecnica di tessitura utilizzata.

 

 

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position. Matteo Nasini, galleria Clima, Milano.

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

 

 

Sono stati davvero tantissimi gli espositori che hanno presentato almeno un’opera di fiber art:

Paz con Andres Pereira, Kow con Frédéric Moser & Philippe Schwinger, Braverman con Summer Wheat.

Insomma i tessili spuntavano come funghi man mano che si procedeva nella visita.

Per visualizzarne una galleria fotografica completa, cliccate qui

La fiber art non è stata però l’unica novità di Artissima 2018.

A risollevare le sorti di una mostra mercato un po’ sonnacchiosa ci ha pensato anche Artissima Sound organizzata alle OGR (Officine Grandi Riparazioni), il nuovo polo dedicato all’arte contemporanea.

Un percorso sperimentale ed interattivo che ha visto la partecipazione di 16 artisti con opere legate al mondo del sonoro.

L’invito era quello di perdersi nel proprio paesaggio interiore. Un’esortazione a esperire un’opera d’arte utilizzando un senso normalmente poco sollecitato durante i percorsi museali.

L’audio casco di Ugo la Pietra, la foresta di cavi di Christina Kubisch, la “Radio Galena” di Tomás Saraceno, vincitrice del premio OGR ed entrata di diritto nella collezione del Castello di Rivoli: la prima edizione di Artissima Sound di certo non ha deluso.

Gli appassionati di arte contemporanea venivano invitati ad approfondire le proprie conoscenze in materia grazie alle proposte editoriali presentate nel bookshop.

Dunque un ottimo lavoro quello di Yann Chateigné Tytelman, curatore e critico d’arte berlinese, e di Nicola Ricciardi, direttore artistico delle OGR

Tessile, tessile, tessile: ad Artissima la fiber art è in pole position

Ma la “settimana dell’arte” torinese non si esauriva solo con le manifestazioni legate ad Artissima.

Flashback e Paratissima, spin-off della fiera principale, hanno raccolto un buon successo di pubblico.

Soprattutto l’ultima ha visto nettamente aumentare espositori e visitatori.

Forse, a causa di tutto questo successo, Paratissima ha un po’ perso di vista l’arte, trasformandosi in bazar, ma l’atmosfera underground che si respirava nell’ex Caserma La Marmora, meritava una visita.

Che dire poi delle inaugurazioni nelle istituzioni pubbliche e private?!

Ecco, serviva un’intera settimana per riuscire ad assaporare e valutare tutta l’offerta culturale dell’art week 2018 made in Piemonte.

Purtroppo io ho potuto passarci solo una giornata, quindi…prossime mete?!

Avendo già visitato la meravigliosa retrospettiva su Nalini Malani, il Castello di Rivoli merita un ulteriore pit stop per la mostra su Hito Steyerl, altra grande artista contemporanea.

Anche questa volta la direttrice Carolyne Christov Bakargiev non sbaglia il colpo.

Alla Fondazione Merz, invece, fino al 3 Febbraio 2019 si potrà visitare “Shkrepëtima” dedicata al già citato Petrit Halilaj.

State già acquistando i biglietti del Frecciarossa, non è vero?!

 

 

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

 

Oriente, Occidente, una sola passione: quella per l’haute couture.  

Modest Fashion e hijab (r)evolution come punto d’incontro tra culture

 

 

 

 

 

 

 

 

اقرأ‎ (IQRAA), termine di non unanime interpretazione, è contenuto nel versetto 96 del sacro Corano.

Letteralmente lo si può tradurre con “leggi”: un invito ai fedeli ad affidarsi alla conoscenza per sconfiggere l’ignoranza.

Francamente la cultura islamica non mi era mai interessata in modo particolare. Sì, quando vivevo a Parigi avevo acquistato all’Institut du Monde Arabe una versione pocket in francese del Corano, forse convinta più dalla bellezza architettonica dell’edificio che da un reale interesse.

Io “faccio la mia vita, loro fanno la loro“: insomma una pacifica convivenza, o almeno così mi sembrava, dettata dal timore che mi incutevano le immagini truci trasmesse in quel periodo dai media.

Fidatevi: questo non è il metodo giusto. 

É stato calcolato che entro il 2050 il numero dei fedeli musulmani sarà pari a quello dei cristiani, per poi superarlo. Non voler considerare la questione sarebbe un po’ come ostinarsi ad ignorare il proprio vicino di casa…

Solo la conoscenza reciproca è alla base di una civile convivenza.

Ed io l’ho capito partecipando ad una sfilata di moda islamica, per quanto possa sembrare banale!

Ovviamente ci sono stati poi altri incontri con il meraviglioso team di The Shukran, il social network creato dalla comunità musulmana per promuovere la multiculturalità.

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Ma cosa si intende per Moda Modest?

All’interno di questa dicitura si inseriscono tutte quelle collezioni ideate per donne che amano seguire gli ultimi trend nel rispetto delle norme coraniche.

Attenzione però!! Non facciamoci condizionare dalla pessima situazione femminile che ancora si registra in alcuni territori a maggioranza musulmana.

Effettivamente in certi paesi, ad esempio l’Iran, la legge coranica è adottata in maniera intransigente: le donne sono costrette a celarsi sotto un manto nero che lascia scoperti gli occhi. 

In molte altre realtà invece, come il Kuwait e gli Emirati Arabi, moda e religione si incontrano, dando vita ad un vero e proprio stile il cui simbolo è l’hijab: il velo che copre il capo è di colori accesi e viene indossato in moltissimi modi. 

Una vera e propria hijab (r)evolution!

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

In Medio Oriente sempre più persone con un alto potere di spesa sentono l’esigenza di essere stylish.

fashion blogger e gli influencer hanno una pletora di follower.

Insomma, la globalizzazione ogni tanto dà anche dei buoni frutti 😉

Del resto la femminilità e l’eleganza possono essere risaltate senza scoprire troppo il corpo.

E questo i brand occidentali del lusso sembrano averlo recepito appieno.

Dolce & Gabbana aveva fatto da apripista in tal senso già nel 2016, assieme a Nike ed al suo velo in tessuto sportivo e traspirante. 

 

 

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente. Collezione Abaya, Dolce & Gabbana A/I 2016-2017.

 

 

 

D’altronde 1,6 miliardi di consumatori musulmani farebbero gola a chiunque 😉

Al di là dell'”irretire” nuovi acquirenti, se la moda si facesse promotrice dall’integrazione la questione sarebbe davvero interessante.

E l’Italia in tutto ciò come reagisce?!

Direi bene, soprattutto nell’anno in corso.

A Luglio la Modest Fashion è stata protagonista della Torino Fashion Week, con la partecipazione di ben 31 stilisti del settore.

Inoltre, durante l’ultima Fashion Week milanese, nella sede della Milan Fashion Library si è tenuta la Modest Soiree, spin off della MFW

La serata è stata patrocinata dall’Islamic Fashion & Design Council (IFDC), da The Shukran e sponsorizzata da ItHaly.

Nello spazio sono state presentate collezioni di marchi modest, alcuni dei quali premiati proprio a Torino: Chantique (Brunei), Bow Boutique (Arabia Saudita), Luya Moda e Isabella Caposano.

Gli ultimi due sono brandmade in Italy“.

In particolare Isabella Caposano è un atelier di abiti da cerimonia, che, questa volta, si è cimentato in una collezione islamic friendly.

 

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente. Un capo del brand Luya Moda.

Moda Modest: il fashion system ponte tra Oriente ed Occidente

 

 

Ma, a dispetto del nome, anche lo sponsor dell’evento è italiano: ItHaly, nata dall’idea di due milanesi, è un’azienda che distribuisce prodotti food e non certificati Halal. 

I punti di contatto sono quindi sempre più numerosi, tant’è che una domanda sorge spontanea: i termini Occidente ed Oriente hanno ancora senso se utilizzati al di là del significato geografico?

Forse è meglio parlare di cooperazione, collaborazione, interculturalità…

Cristiani, musulmani, donne coperte o scoperte: se ogni essere umano è padrone di seguire le proprie volontà le differenze non costituiscono un problema, ma un arricchimento.

Ecco… libertà e rispetto, su ciò si dovrebbe puntare l’attenzione 🙂

 

AFRO Fashion Week 2018: l’interculturalità sfila a Milano

AFRO Fashion Week 2018: l’interculturalità sfila a Milano

AFRO Fashion Week 2018: l’interculturalità sfila a Milano (altro…)

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente

Finalmente al Museo delle Culture di Milano va in scena una mostra dedicata al mondo tessile. Art Nomade Milan l’ha visitata per voi

 

 

 

Come ben sapete quando posso recensire mostre dedicate all’arte tessile lo faccio con estremo piacere…e se si tratta di culture extra-europee ancora di più 😉

Fino al 26 Agosto il MUDEC di Milano ospita un’esposizione gratuita dal titolo estremamente evocativo: “Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente“. 

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente.

Promossa dall’Associazione CULTURAL PATHS e curata da Laura Todeschini e Giulia Ceschel,  la mostra illustra la storia e la lavorazione dei batik, tessuti di cotone tinti a riserva. 

In realtà i primi frammenti di batik rinvenuti dagli archeologi in Egitto sono in lino.

Le molte stoffe esposte al MUDEC provengono in gran parte dalla raccolta di Sergio Feldbauer, appassionato ricercatore che tra gli Anni Settanta ed Ottanta si è recato spessissimo in Indonesia.

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente.

Il percorso espositivo parte dunque dall’Asia, in particolare dall’isola di Giava, dove ha origine la parola batik (in malese: goccia), per poi proseguire in altre zone del globo come l’Africa ed il medio-oriente.

Si hanno infatti tracce di questa produzione anche tra le popolazioni Youruba della Nigeria e Soninke del Senegal, mentre in alcune comunità arabe i batik erano denominati kaligrafi arab.

La retrospettiva evidenzia in maniera approfondita come i tessuti siano diventati una vera e propria forma di comunicazione con decori dai precisi significati e valori.

Addirittura nei sultanati, kraton, dell’isola indonesiana era proibito riprodurre alcuni temi in quanto destinati solo alla famiglia reale.

Esistevano perciò batik di “corte” e batik “rurali” e la tecnica era già utilizzata nel tredicesimo secolo. 

Si diceva che indossarli ponesse in armonia con l’universo.

Il batik e l’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente. 

Nel progetto curatoriale viene messo in luce il ruolo delle donne, custodi dei segreti della tintura parziale e dei coloranti naturali da utilizzare.

Tintura parziale?! 

Ebbene sì: per ottenere i batik bisogna impermeabilizzare tramite cera od altro composto una parte della stoffa in maniera tale che solo alcune zone prendano colore.

Il tessuto dunque non è solo un genere di prima necessità prodotto in maniera artigianale, ma un mezzo per raccontare la propria cultura ed usanze. 

Ancora oggi i vacanzieri che si recano in Indonesia tornano a casa con questi coloratissimi souvenir. In realtà il loro significato è profondo, un filo che dall’Asia si dipana fino ad arrivare all’Europa.

Infatti, come accaduto per i tessuti wax della Vlisco di cui avevo parlato nell’articolo dedicato ad Africa Africa, i tessuti batik si sono diffusi grazie ai mercanti olandesi in alcune aeree del continente africano e poi anche in Europa.

Si suppone addirittura che i tessuti wax derivino proprio dai batik

In realtà l’arrivo nel vecchio continente lo si deve attribuire in primis ai portoghesi e poi agli inglesi, assidui frequentatori del sud-est asiatico alla ricerca soprattutto delle spezie.

Con il fiorire nel vecchio continente della corrente artistica dell’Art Nouveau, definita Liberty in Italia, Jugendstil in Germania, Sezessionstil in Austria, Nieuwe Kunst in Olanda, il rapporto tra tessile asiatico ed Europa diviene sempre più stretto. 

Dal batik all’Art Nouveau. Il filo che unisce oriente ed occidente. 

Lo stesso William Morris, padre dell’Arts & Crafts, nella fabbrica da lui fondata produceva batik

Così, nei primi decenni del Novecento, la produzione di questi tessuti assunse linfa vitale e spirito creativo sia in Europa che nei paesi d’origine. 

L’incontro tra Oriente ed Occidente contribuì a creare un nuovo gusto. 

L’importanza fondamentale dei batik é stata riconosciuta anche dall’UNESCO che nel 2014 li ha inseriti tra gli Intangible Cultural Heritage, patrimonio culturale immateriale. 

Non si poteva dunque scegliere una sede migliore per narrare questa storia. 

Il MUDEC, Museo delle Culture, già dalla sua fondazione nel 2015 si è posto come obbiettivo la valorizzazione delle differenti culture, delle loro connessioni e relazioni. 

Dal canto suo l’Associazione CULTURAL PATHS si propone di riattribuire importanza alle manifestazioni culturali ed artigianali che rischiano di sparire a causa della globalizzazione imperante. 

 

La mostra, ad ingresso gratuito, merita davvero una visita 🙂 

 

 

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

La 49esima edizione della mostra-mercato ha riservato numerose sorprese anche in campo “tessile”.

Provare per credere o meglio…leggete per scoprirle 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

Lasciatemelo dire: occuparsi di Fiber Art od anche solo appassionarsi all’argomento richiede il coraggio di un esploratore e la pazienza di un monaco certosino.

Le retrospettive dedicate al tema si contano sulle dita di una mano, quasi sempre poco pubblicizzate.

L’amante della creazione tessile, per rimanere aggiornato, veste i panni di un moderno Indiana Jones affidandosi a giornali locali, gruppi Facebook con pochi iscritti e soprattutto al passaparola. 

Esistono tante associazioni interessanti, ma a livello locale.

Poco sponsorizzate, soffrono del male che spesso attanaglia il sistema culturale italiano: la mancanza di fondi.

Eppure si era partiti bene…negli anni Sessanta le Biennali di Losanna avevano portato linfa e modernità nell’ambito dell’arte tessile.

Si era davvero al passo con i tempi con creazioni avveniristiche che nulla avevano da invidiare agli altri media artistici.

Poi, dal 1995, anno della fine della manifestazione, la Fiber Art è stata colta da una sorta di sindrome della “bella addormentata”: sonnecchiando è tornata nell’ombra in attesa di un magico e portentoso risveglio. 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

Piano piano il grande pubblico ha quasi scordato cosa significhi questo termine inglese e le nuove generazioni lo ignorano.

Credetemi: per chi si avvicina all’argomento è davvero difficile capire quali opere artistiche possano essere classificate come Fiber Art.

Non bisogna però essere totalmente disfattisti: negli ultimi tempi qualcosa si “muove” come dimostra il buon numero di opere tessili esposte alla 57esima Biennale di Venezia lo scorso anno.

Dunque i puristi dell’argomento mi perdoneranno se, presa dalla brama di Fiber Art, inserirò nel calderone opere di datazione differente create da artisti dediti in maniera non esclusiva al lavoro su tessuto.

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

Bene, animata come sempre da queste buone intenzioni, girovagando tra gli stand di Art Basel mi sono messa a cercare del tessile.

E devo ammettere che quest’anno le sorprese non sono mancate 🙂

La prima piacevole scoperta è stata il ritorno sulla cresta dell’onda di Sheila Hicks.

L’ottantatreenne artista americana ha dedicato la sua vita alla Fiber Art.

Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia dello scorso anno (come dimenticare la parete di “gomitoli” colorati dell’Arsenale?!) anche Art Basel le ha reso omaggio.

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Sheila Hicks, “Scalata al di là dei terreni cromatici”, Venezia 57esima Biennale 2017.

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

Una dedica davvero “preziosa” visto che, trattandosi di una mostra-mercato, evidenzia un rinnovato interesse da parte dei collezionisti. Nelle tre gallerie che esponevano suoi pezzi mi riempie di orgoglio il fatto che ci fosse anche la bresciana Galleria Massimo Minini

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Sheila Hicks, Galleria Massimo Minini, Art Basel 2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

Uno stand interessante quello della Massimo Minini che citava pietre miliari del passato come dOCUMENTA 5, diretta nel 1972 da Harald Szeemann.

Annata fortunata per la Hicks: il Centre Pompidou le ha dedicato una retrospettiva (“Sheila Hicks. Lignes de vie) ed il Museo d’Arte Moderna della città di Parigi le ha chiesto di produrre un’installazione da esporre nella hall dell’istituzione già dominata da una scultura al neon di Lucio Fontana

É proprio vero che quando l’interesse verso un’artista cresce le gallerie e le istituzioni agiscono di conseguenza. O è l’attività delle medesime che punta a far tornare in auge chi di dovere?! 😉

Restando in clima d’oltralpe la Galerie Lelong ha dedicato l’intero stand a Etel Adnan. La poetessa e saggista libanese-americana è anche un’artista visuale che oltre ad oli ed acquerelli ha creato dei magnifici arazzi. Le sue opere sono forse ancora poco conosciute in Italia, nonostante una sua tela sia presente nella collezione del Castello di Rivoli. 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Etel Adnan, “Marée Basse”, 2018. Galerie Lelong, Art Basel 2018.

 

 

 

 

La tessitura è stata una sorta di metafora della vita per la Adnan, come esplica nel suo libro “Life is a weaving“.

Purtroppo non esiste ancora un volume dedicato alla sua produzione tessile, come confermatomi della responsabile della galleria.

Anche Ghada Amer attribuisce significati profondi alle sue composizioni, nate da un mix di media differenti tra cui filati di varia natura. Interessante che tra le tre gallerie che la proponevano ce ne fosse una asiatica (Kukje Gallery). 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Ghada Amer, “You are a Lady”, 2015 (acrylic and embrodery on canvas). Goodman Gallery, Art Basel 2018.

 

 

 

Ma chi quest’anno ha veramente stupito i Fiber-amanti è stata la messicana Galeria OMR dedicando un’intera parete agli arazzi di Yann Gerstberger, giovane artista di 35 anni. 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Yann Gerstberger, arazzi, Galeria OMR, Art Basel 2018.

 

 

 

Gerstberger, nato a Cagnes sur Mer, dopo gli studi a Marsiglia ha deciso di stabilirsi a Città del Messico.

Del resto l’America del Sud è la culla di tradizioni tessili particolari ed antichissime.  

La brasiliana Galeria Luisa Strina ha esposto opere che ricordano in piccolo gli intrecci di Ernesto Neto, un altro big dell’ambito. Come non ricordare le sue “reti”, di cui una esposta anche all’Expo 2015 a Milano?!.

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Laura Lima, Galeria Luisa Strina. Art Basel 2018.

 

 

 

A conti fatti il vero exploit lo si è però raggiunto nella sezione Unlimited, grazie alle dimensioni monumentali delle opere.

Ben tre lavori si potevano ascrivere al panorama della Fiber Art:

 

 

  • Polly Apfelbaum, “Deep Purple, Red Shoes II”, 2015 (cotone e lana tessuti e colorati a mano) patrocinata dalla Frith Street Gallery di Londra;

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Polly Apfelbaum, “Deep Purple, Red Shoes II”. Frith Street Gallery, Art Basel 2018.

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

 

  • Josep Grau-Garriga, “Hores de llum I de foscar”, 1986 (arazzo di cotone, lana, seta, fibre sintetiche e stracci) promosso dalla Galerie Nathalie Obadia. Garriga è stata una figura fondamentale per la diffusione dell’arte tessile. A lui ed al committente Miquel Samaranch si deve la nascita del Museo del Tappeto Contemporaneo di Sant Cugat del Vallès in Catalogna;

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Josep Grau-Garriga, “Hores de Ilum I de foscar”, 1986. Galerie Nathalie Obadia, Art Basel 2018.

 

 

 

 

  • Sam Gilliam, “Untitled”, 2018, installazione della Davis Kordansky Gallery di Los Angeles. Se consideriamo le modalità di creazione l’opera dell’astrattista americano è quella che rimanda meno alla Fiber Art. Ciò che però colpisce è che Sam Gilliam abbia scelto, per un lavoro monumentale, il tessuto come miglior mezzo di espressione delle sue capacità pittoriche.

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Sam Gilliam, “Untitled”, 2018. David Kordansky Gallery, Art Basel 2018.

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

Sicuramente il numero delle opere tessili esposte superava quello di Art Basel 2017. Inoltre potrei essermi persa qualche lavoro, viste le 290 gallerie presenti.

Comunque la speranza sorge spontanea…che la Fiber Art, “bella addormentata”, abbia trovato il principe capace di risvegliarla dal sonno eterno?!

Con questa auspicio vi lascio ad una carrellata di altre immagini 🙂

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Paul Morrison, “Nachtfeld”, 2018, arazzo. Galerie Sabine Knust, Art Basel 2018.

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Enrico David, “Untitled”, 2018, lana su cotone. Michael Werner Gallery, Art Basel 2018.

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Christina Forrer, “Untitled (Open Mouth)”, 2018, lana e cotone. Luhring Augustine Gallery, Art Basel 2018.

 

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. David Renggli, “Floorplan Desire Painting (My Venice is Your Venice), 2018, fibre di iuta e acrilico su legno. Galerie Peter Kilchmann, Art Basel 2018.

 

 

 

 

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018

A tutto tessile: la Fiber Art ad Art Basel 2018. Ei Arakawa, “Performance People (Cut Piece July 20, 1964, 8.30 PM, Kyoto, Japan)”, 2018, led, trasmettitori, tessuto tinto a mano, metallo, batterie, sd card. 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

Appuntamento a Palazzo Reale dal 5 Aprile al 13 Maggio per visitare il terzo episodio del ciclo di mostre curate da Davide Quadrio e Massimo Torrigiani.

La textile art ci invita all’interazione.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco, finalmente posso parlare di una mostra a tema tessile…

Sicuramente agli appassionati di textile art si accapponerà la pelle per questa affermazione.

Alcantara S.p.A., che in partnership con il Palazzo milanese è fautrice di Nove Viaggi nel Tempo, è infatti l’unica produttrice mondiale dell’omonimo materiale da rivestimento. 

Tessuto totalmente artificiale, composto dal 68% di poliestere e dal 32% di poliuretano, viene lavorato attraverso particolari processi di filatura coniugati a passaggi chimici che lo rendono resistente ed al contempo morbido.

Impiegato nei settori più disparati, dagli autoveicoli alla moda, dalla nautica all’arredamento, sicuramente non è ciò che ci viene subito in mente pensando all’arte tessile

Ma siamo forse noi, puristi dell’argomento, a sbagliarci.

Analizzando la storia dell’arte si incontrano tantissimi mezzi espressivi assurti ad espressione artistica tout court. In origine era quasi esclusivamente la pittura ad essere magnificata…adesso ci confrontiamo con fotografia, performance e video art.

Nove Viaggi nel Tempo ci dimostra dunque come l’Alcantara possa diventare un  materiale adatto alla creazione artistica.

Oltretutto nel secondo capitolo del ciclo di mostre, “Ho visto un Re” (20/09/2016 – 23/10/2016), tra gli artisti invitati ad esporre vi era anche Paola Besana, caposaldo della textile art italiana.

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe. Paola Besana, “Notti a palazzo”, 2016 allestita per la mostra “Ho visto un Re” (20/09/2016 – 23/10/2016).  Creando una camera da letto Restaurazione, lo stesso stile dell’Appartamento del Principe, L’artista ha voluto restituire allo spazio una dimensione calda e domestica.

 

 

 

Inoltre l’azienda è garanzia di qualità ed eccellenza italiane. L’headquarter si trova a Milano, mentre l’impianto produttivo è a Nera Montoro (Terni), su una superficie complessiva di 450.000 m2.

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

L’esposizione è incentrata sul tempo, sulle sue forme, sul suo significato vissuto e percepito. A dieci artisti contemporanei è stato chiesto di creare 9 progetti site specific utilizzando il proprio linguaggio espressivo. Unico vincolo il medium alcantara.

L’artista visuale cinese Aaajiao, lo svizzero attratto dalle sonorità Zimoun, la designer Iris van Herpen ed Esther Stocker, Andrea Anastasio, la giapponese Chiharu Shiota, il collettivo berlinese Zeitguised, la musicista Caterina Barbieri, Li Shurui e l’olandese Krijn de Koning hanno così dato vita ad una mostra che è anche un percorso sensoriale.

Nella prima sala  il visitatore si immerge in un ambiente lattiginoso accolto dall’opera “Desiderio” di Aajiao, che mostra il “fiocco” ovvero la forma primaria di Alcantara.

 

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe. Aajiao, “Desiderio”.

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

 

 

Il tessuto è poi fatto “risuonare” dai 156 motori che costituiscono la creazione di Zimoun. La ricerca sul suono è offerta anche nell’estensione di “Oltre il giardino nucleare” dove la musicista Caterina Barbieri invita il visitatore ad alzare od abbassare le frequenze delle sue sintesi digitali costituite dai suoni raccolti nello stabilimento di Nera Montoro.

 

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe. Zimoun, “156 motori DC, cavi, scatole in MDF di 30x30x3 cm”.

 

 

 

Tutte le opere sono un invito all’interazione con il materiale, a sentirlo, sfiorarlo, a vivere le composizioni. A spingere all’azione vi sono addirittura cartellini che invitano il visitatore ad interagire. 

 

 

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe.

 

 

 

Non solo interazione, ma anche spazio alla riflessione grazie alle creazioni di Andrea Anastasio e Li Shurui.

L’artista italiano procede nella sua manipolazione di oggetti di consumo rivestendone alcuni di tessuto pitonato: metafora del lusso onnivoro e della civiltà dei consumi che tutto divora.

Li Shurui ci invita ad entrare in un grande tholos che occupa l’intera stanza: il “Tempio di reverenza per la conoscenza oltre la comprensione umana”.

La struttura, rivestita di alcantara a motivi optical, vuole espandere la nostra conoscenza spingendola verso le dimensioni dell’esistenza che ci trascendono. 

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe

 

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe. Li Shurui, “Tempio di reverenza per la conoscenza oltre la comprensione umana”.

 

 

 

Chiude il percorso Krijn de Koning con “Opera per Alcantara” e la sua percezione fittizia di spazio e tempo.

 

 

Nove Viaggi nel Tempo: l'alcantara riveste l'Appartamento del Principe

Nove Viaggi nel Tempo: l’alcantara riveste l’Appartamento del Principe. Krijn de Koning, “Opera per Alcantara”.

 

 

 

Nove Viaggi nel Tempo sarà visitabile gratuitamente fino al 13 Maggio 2018.

 

Enjoy your visit! 🙂

 

 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Grande affluenza di pubblico agli eventi del “Fuorisalone”: la Desing Week batte la settimana della moda. Interessanti alcune presentazioni dedicate all’arte tessile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un tale affluenza di visitatori non si vedeva dai tempi dell’Expo: Milano la scorsa settimana è stata letteralmente invasa da operatori del settore, appassionati di design e semplici curiosi.

Si stima che quasi 500mila persone abbiano partecipato ai 1.367 eventi del Fuorisalone. Il sito ha registrato 1,9 milioni di utenti da 143 Paesi (Italia, Svizzera, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Spagna, Olanda, Giappone e Brasile).

Un fiume di persone che ha invaso in maniera inaspettata soprattutto la zona di Brera.

Il Brera Design District è quindi un brand che punta a promuovere le numerose gallerie e showroom del quartiere. Quest’anno la quantità e vivacità di eventi offerti faceva davvero concorrenza all’enclave del design per eccellenza, il Tortona District. Bellissima l'”esperienza sensoriale” targata DIMOERSTUDIO e DIMOREGALLERY. 

La zona di Lambrate, invece, dopo l’exploit della 56esima edizione, ha perso appealing. Il Ventura Project si è infatti allontanato dall’omonima via, dislocandosi tra la Stazione Centrale e Loreto.

Anche Corso Venezia è stato teatro di meno iniziative rispetto alle passate edizioni, eccezion fatta per i tradizionali appuntamenti con Elle Decor a Palazzo Bovara e Louis Vuitton a Palazzo Bocconi.

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…

Quest’anno i visitatori, oltre alla guida del Fuorisalone, potevano contare su numerose  brochure e piantine: Milano Moda Design; Brera Design District, 5 Vie Arte + Design

Un’abbondanza di attività parallele che ha messo a dura prova anche i più volenterosi, creando in qualche caso un po’ di confusione in chi cercava di comprendere le varie iniziative. 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design… Gli “strumenti del mestiere”.

 

 

Per questa 57esima edizione oltre alle “tappe obbligate” e trendy quali i già citati Elle Decor (“Millenials House”), Objects Nomades targati Louis Vuitton ed Hèrmes Home al Palazzo della Permanente ho scelto di andare alla scoperta del design estero.

 

Seguitemi quindi in una post recensione delle esposizioni che più mi hanno colpito 🙂

 

1.Associative Design “The Best of Portugal”  Milano Design Week 2018

 

 

Il piccolo e curato edificio di Piazza San Marco 4 ha ospitato il meglio del design contemporaneo made in Portugal. Mobilio, illuminazione, oggettistica d’arte creati da 18 aziende tra le quali Duquesa e Malvada, Granorte, Serip Lighting e OIA. Quest’ultima ha presentato la collezione di tavolini “Kandinsky” firmata dal designer André Teoman.

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design… Associative Design “The Best of Portugal”, OIA – Kandinsky Hexagonal, tavolino da caffè. 

2. Masterly – The Dutch in Milano Mi

lano Design Week 2018

 

É già da diverse edizioni che Palazzo Turati, al n. 7 di Via Meravigli, ospita le novità del panorama olandese. Anche quest’anno le sorprese non sono mancate. Per chi come è è appassionato di textile art è stata sicuramente una delle esposizioni più ricche di novità. L’azienda De Ploeg, marchio storico del campo, ha presentato le innovazioni in materia di filati e tessuti d’arredamento. Christel van Calsteren, designer di Amsterdam che collabora con Vlisco, ha esposto “Bloodline”, la sua prima collezione concettuale di interior textiles. Ruben Van Megen con la sua capsule collection di tavolini “Café 6116” ha rotto le barriere tra antico e moderno inserendo nei piani di appoggio lacerti di tappeti persiani. 

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Masterly – The Dutch in Milano, Ruben van Megen – Tavolo Café 6116.

 

 

Nel “padiglione” olandese arte e design, o meglio textile art e design si sono fuse. L’artista Milla Novo ha proposto i suoi tessuti da parete creati secondo le specifiche di ciascun cliente, mentre una spazio era dedicato alle sculture di nodi dell’Atelier Caos di Sandra De Groot.

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Masterly – The Dutch in Milano, Sandra de Groot.

 

 

Per finire uno degli stand era occupato da una vera e propria galleria d’arte, la Rademakers Gallery di Amsterdam. Tra i tanti creativi che patrocina erano esposti i  lavori di Marjolijn Mandersloot e Natasja van der Meer, forse i più vicini alla textile art

Oltre a tali opere stupende, The Dutch in Milan ha meritato una visita anche per l’opportunità di accedere al piano nobile del Palazzo, un tempo casa dei mercanti tessili Francesco ed Emilio Turati. Le tappezzerie ivi conservate sono meravigliose.

 

3. La storia del design ceco. Dal Cubismo al XXI secolo  Milano De

sign Week 2018

La Galleria del Centro Ceco di Milano ha ospitato una retrospettiva sulla storia del design del paese creando un fil rouge che è arrivato fino al contemporaneo. Non solo arredamento, ma anche arte ed architettura a partire dal meraviglioso edificio dell’istituto culturale in Via G. B. Morgani 20. La mostra, curata da Iva Knobloch del Museo delle Arti Applicate di Praga, ha offerto anche uno spunto di riflessione sui cento anni dalla nascita della Cecoslovacchia. 

 

4. “Be Brasil” – Brazilian Pavilion   ilano Design Week 2018

M

Anche il Brasile nello Spazio Edit in Via Maroncelli n.12 ha presentato la propria creatività a partire dal Modernismo fino ai nostri giorni tramite le opere di 65 creativi. Un vero e proprio viaggio immersivo che ha trasportato il visitatore nella storia e nella cultura della nazione.

 

 

5.  Swiss Design  Mil

ano Design Week 2018

La precisione svizzera come sempre si è contraddistinta: agli interessati veniva fornita la “Swiss Design Map” per raggiungere con più facilità le varie location in cui erano esposte le novità in tema di arredamento. I luoghi della visita eranoPalazzo Litta in Corso Magenta n. 24 (esposizione di giovani designer),  il consolato svizzero in Via Palestro n. 2 e lo Swiss Design District in Via Tortona. Interessante il Swiss Textiles Kontext di Via Palestro, occasione di scambio e conoscenza non solo per gli addetti ai lavori. Da segnalare che lo Swiss Design District di Via Tortona è stata la prima collettiva di aziende svizzere al Fuorisalone. 

 

 

6. Le French Design Speed Dating exhibition   Mi

lano Design Week 2018

L’Institut français in Palazzo delle Stelline al numero 63 di Corso Magenta è stato la sede della mostra sul meglio del design d’oltralpe. 13 progetti per esprimere i 10 valori del French design: art de vivre, audacia, stile, innovazione, eleganza, creatività, apertura culturale, savoir-faire, equilibrio, modernità. Rivelatore anche l’acronimo dell’ente organizzatore: Valorizzazione dell’Innovazione nell’Arredo. 

 

 

7. ASIA DESIGN PAVILION    Milano De

sign Week 2018

Ultimo ma non in ordine di importanza e di gradimento da parte del pubblico è stato l'”Asia Design Pavillon“. La sede principale dell’evento, la Megawatt Court in Via Watt 15, ha ospitato il meglio del design, dell’arte e del fashion asiatico. Cina, Giappone, Tailandia, Cambogia, India, Corea, Singapore, ma anche Turchia, Iran e Qatar sono state le nazioni rappresentate da designer, studi professionali ed aziende d’arredamento. Non solo design, ma anche tanti eventi collaterali alla scoperta della cultura asiatica, quali il festival cinematografico TALES FROM CHINA.

 

Venerdì 20 Aprile, terzultimo giorno di manifestazione, anche la nottata è stata animata grazie alla “Brera Design Night“. All’interno del tema del progetto 2018 “Be Human: progettare con empatia” molti spazi hanno chiuso alle ore 23.00, compreso l’Orto Botanico, centro della poetica installazione ideata da Mario Cucinella Architects e SOS-School of Sustainability. Chi non ha colto l’occasione per visitarla durante la Design Week ha tempo fino al 28 Aprile per farci un passo.

Ne vale la pena.

 

 

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design...

Milano Design Week 2018: tutti pazzi per il contemporaneo! Con un occhio al textile design…Orto Botanico di Brera, Mario Cucinella Architects & SOS-School of Sustainability – HOUSE IN MOTION. 

 

 

Eventi, grande affluenza di pubblico, ma in questa Design Week c’è stato ben altro da segnalare.

La 57esima edizione del Salone del Mobile non è stata solo l’occasione per confermare Milano quale capitale indiscussa dell’arredamento a livello internazionale. Sono stati  fatti ulteriori passi in avanti nel nuovo percorso intrapreso da alcuni anni da questa forma espressiva.

Ancora una volta il design ha dimostrato di uscire dall’ambito della praticità e funzionalità per fondersi con l’arte, in una commistione che può solo che giovare ad entrambi i mezzi comunicativi. 

 

 

 

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