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1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia

#artnomadegoestopuglia: 3 fantastici giorni alla scoperta di uno dei borghi più belli d’Italia. Il tutto, come sempre, all’insegna dell’arte e della cultura

 

 

 

 

 

 

Secondo voi, quale è stato il primo pensiero di Art Nomade Milan di fronte alla proposta di partecipare alla tappa pugliese di “Lost People”?

Ma naturalmente il tormentone di CaparezzaVieni a Ballare in Puglia“.

Non ero mai stata in questa regione, avevo solo sentito parlare delle “maldive” del Salento. Inoltre, l’idea che Google Maps non indicasse mezzi pubblici per raggiungere Specchia da Brindisi mi impensieriva non poco.

Ma facciamo un passo indietro: vi chiederete cosa è “Lost People”?

Non è solo una mostra collettiva, ma il frutto di un’amore. O meglio di un’amicizia, che è pur sempre una forma d’affetto. Qualche mese fa, tramite Instagram, sono stata contattata da Rossana Calbi, una curatrice che vive a Roma. Mi chiedeva supporto per portare alcuni progetti culturali a Milano ed in quattro e quattr’otto abbiamo iniziato a lavorare insieme.

Non dimenticatevi infatti che Art Nomade Milan può darvi una mano nell’organizzare mostre ed altre tipologie di eventi artistico-culturali.

Dopo Milano, Rossana ha conosciuto, sempre via social, Viviana Cazzato, un’artista e curatrice pugliese che tutti gli anni organizza a Specchia la collettiva “Le Fil Rouge“. Anche in questo caso le affinità elettive hanno avuto un peso determinante.

Quando le donne fanno squadra nessuno può fermarle 😉

Infatti, a completare il quartetto, c’è anche Costanza Tagliaferri, scrittrice freelance e curatrice indipendente che si divide tra Italia, Olanda ed Inghilterra.

 

 

1, 2, 3 …. ! – Art Nomade Milan goes to Puglia

 

1, 2, 3 .... Specchia! - Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia. Locandina della mostra collettiva “Lost People”, in cui 20 artisti hanno utilizzato come supporto per le loro creazioni un disco di vinile.

 

 

 

Poteva però mancare un’anima artistica per l’avventura pugliese?!

Certo che no!!

Infatti, ad accompagnare Rossana da Roma a Specchia, ci ha pensato la simpaticissima artista veneta, naturalizzata romana, Linda De Zen.

L’intervista a Linda apparirà prossimamente su Art Nomade Milan.

 

1, 2, 3 …. ! – Art Nomade Milan goes to Puglia

 

1, 2, 3 .... Specchia! - Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia. “L’eroina Giovanna”, Linda de Zen, 2017, collezione privata

 

 

 

Atterrata nel nuovissimo Aeroporto del Salento mi è preso un po’ di sconforto…la pioggia mi aveva seguito da Milano.

L’umore è nettamente migliorato incontrando le mie compagne di viaggio ed arrivando a Specchia.

 

 

 

1, 2, 3 ….! – Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 .... Specchia! - Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia. Palazzo Protonobilissimo Risolo, Specchia (LE)

 

 

 

Il comune pugliese di circa 5.000 abitanti è meraviglioso.

Ricco di storia e cultura è stato inserito tra i borghi più belli d’Italia. Il suo nome deriva dal latino specula, ovvero luogo sollevato. Infatti le specchie erano i cumuli conici di pietra che i Messapi utilizzavano come punti di avvistamento, difesa e demarcazione territoriale. Il paese si trova a metà strada dal Mar Adriatico e dal Mar Ionio. Nel Medioevo compare anche la denominazione Specla de Amygdalis, trasformato poi in Specchia Mendolia, con riferimento agli alberi di mandorlo molto diffusi nel territorio.

Insomma storia, cultura ed anche buona cucina, come le ottime colazioni del B&B Borgo Solare, che ci ha calorosamente ospitato, i pasticciotti di Martinucci o i pranzi alla Trattoria Da Coppuledda.

 

 

1, 2, 3 …. ! – Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 .... Specchia! - Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia. Colazione al B&B Vento Solare, Specchia (LE).

 

 

 

 

Ma se devo dire cosa mi abbia colpita più di tutto, la scelta non può che essere una sola: la luce.

Il sole abbaglia, riflette sulle pareti cubiche bianche, quasi tutte prive di tetto, creando un riverbero che non avevo mai ammirato prima in vita mia.

Ho visitato anche Presicce, a poca distanza da Specchia, e Lecce. L’effetto è stato il medesimo.

Architetture barocche stupende, poche persone in strada, chiarore abbagliante: sembrava di essere immersi in una fiaba.

 

 

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 .... Specchia! - Art Nomade Milan goes to Puglia

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia. Presicce, comune a pochi chilometri da Specchia (LE), famoso per i suoi frantoi ipogei.

 

 

 

Ed indubbiamente il clima mite e soleggiato ha i suoi effetti positivi anche sul carattere delle persone.

A Palazzo Risolo, domenica 14 aprile, abbiamo inaugurato quattro mostre e l’accoglienza è stata entusiasmante.

Le collettive “Lost People” e “Graphiste”, la personale di Linda de Zen “Corredo Singolo” e di Gerlenda di Francia “Sunshine” hanno catturato il cuore dei visitatori.

Non finirò mai di ringraziare non solo Rossana e Linda, ma anche Viviana e suo marito Francesco. Il palazzo Protonobilissimo è meraviglioso: ad Agosto verrà animato da “Le Fil Rouge”.

Ovviamente Art Nomade Milan vi terrà aggiornati, facendovi seguire in direct la collettiva di arte contemporanea 😉

 

1, 2, 3 …. Specchia! – Art Nomade Milan goes to Puglia

 

 

 

 

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Si concluderà Lunedì 1 Aprile “Trascendenza”, la personale dell’artista abruzzese presso lo spazio del brand di elettrodomestici di alta gamma, in Corso Magenta 24.

 

 

 

 

 

Matericità, ecco il primo termine che mi sovviene visitando “Trascendenza“, la mostra di Alberto Di Fabio presso Gaggenau DesignElementi HUB.

Infatti, sulle tele, gli strati di acrilico sono da sei a dieci. Se ci si avvicina alle opere lo si nota subito. 

Alberto Di Fabio solitamente dipinge in orizzontale, ma le sue creazioni non sono pollockiane: le composizioni assomigliano a sinapsi cerebrali.

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Curata da Sabino Maria Frassa, “Trascendenza” inaugura il nuovo ciclo di collaborazioni tra il progetto no profit Cramum ed il brand tedesco.

Nel 2018 “On Reflection” aveva portato nello spazio milanese Francesca Piovesan, Franco Mazzucchelli, Ivan Barlafante e Maria Wasilewska.

Trascendenza”  è una mostra per certi versi sui generis: Di Fabio ha acconsentito all’esposizione di opere che provengono direttamente dalla sua collezione personale. Soggetti, colori e tecniche che si allontanano dalla sua consueta linea artistica, come ad esempio i due mosaici. Alberto si è dunque “messo in gioco”: operazione non facile per un’artista del suo calibro, inserito nella scuderia di una delle più importanti gallerie d’arte mondiali, quella di Larry Gagosian.

 

 

Alberto Di Fabio: uno "sciamano" al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Nella mostra al Gaggenau ecco quindi apparire sfumature calde, che si avvicinano ai colori della terra.

Basi d’oro contrapposte al blu cosmico, colore per antonomasia dell’artista.

Ma perché nel titolo ho definito Di Fabio “sciamano“?

Perché per lui l’arte è uno strumento di elevazione e l’oro delle opere esposte in Corso Magenta 24 è un’esplosione di luce.

 

 

 

Alberto Di Fabio: uno "sciamano" al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

 

I suoi quadri hanno una particolarità: un agglomerato al loro interno, simile ad un buco nero.

Una potentissima forza creatrice che dal buio porta alla luce, chiudendo una sorta di ciclo vitale. Non per nulla il percorso di visita di “Trascendenza” è strutturato in questa maniera.

La metafora del campo gravitazionale non ci conduce solo nello spazio celeste: il buco nero può anche essere interpretato come la mente di ciascuno di noi.

Il ragionamento umano opera per semplificazioni, per passaggi che ci permettono di conoscere, ma, al contempo, ci fanno perdere molte informazioni.

Ed è proprio qui che l’arte entra in gioco, consentendoci di ri-acquisire quanto perduto. 

Il riferimento alla materia oscura è comunque una costante dell’artista: indimenticabile la sua esposizione al CERN, il famoso European Organization for Nuclear Research di Ginevra.

Del resto i genitori di Di Fabio hanno una formazione artistico scientifica, impronta che gli è rimasta dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Urbino e di Roma. 

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Scienza, ma anche trascendenza: una tensione all’ultraterreno che sconfina nella visione di una divinità cosmica, non cristiana. 

 

 

 

Alberto Di Fabio: uno "sciamano" al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

 

Alberto Di Fabio è un pittore, ma non disdegna la sperimentazione, come si può notare osservando il mosaico collocato al piano rialzato dello showroom. Un lavoro catartico, più volte rimaneggiato per dare tridimensionalità all’operato, per far uscire le tessere dalla superficie.

Il pezzo era conservato nel suo studio, mai esposto prima d’ora.

 

 

 

Alberto Di Fabio: uno "sciamano" al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

 

L’artista non lascia nulla al caso: bastano poche opere per comprendere la sua filosofia ed infatti il curatore Frassà non ha sovraccaricato lo spazio lineare di Gaggenau.

 

 

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno "sciamano" al Gaggenau DesignElementi HUB

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

 

Prossimamente Di Fabio sarà protagonista di numerose retrospettive estere, ma quella al Gaggenau è una tappa imperdibile. 

D’altronde è difficile avere la possibilità di esplorare il lato meno conosciuto di un artista già noto 😉

L’ingresso è gratuito e gli orari di apertura sono dal Lunedì al Venerdì, dalle 10.00 alle 19.00.

Alberto Di Fabio: uno “sciamano” al Gaggenau DesignElementi HUB

 

 

 

La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub

La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub

La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub

Conclusasi il 13 Gennaio, “Reflections and Distorsions” ha portato a Milano i lavori di Maria Wasilewska. Vi racconto chi è l’artista polacca.

Cosa rimane della land art una volta terminato l’intervento?

É da questa domanda che voglio partire per narrarvi chi è Maria Wasilewska, artista nata a Torun nel 1971. Vincitrice del settimo Arte Laguna Prize ed insegnante all’Università di Cracovia, Maria ha vissuto appieno il caos postmoderno.

Dalla caduta del Muro di Berlino alla grande recessione del 2008, i protagonisti indiscussi della quotidianità sono stati la distorsione, lo stravolgimento, il dualismo tra l’immagine di grandezza e la povera realtà dei fatti.

Sono questi i concetti che Maria Wasilewska esprime nelle sue creazioni.

Lo spazio esterno diventa il soggetto attraverso un attento lavoro di documentazione.

Parlavo infatti di land art perché, nonostante non mi piaccia categorizzare, l’opera dell’artista polacca si avvicina molto a questa definizione. 

La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub
La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub
La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub. “Reflections and Distorsions”.

Una delle particolarità della Wasilewska è che alcuni suoi scatti riprendono dei visitatori mentre fotografano le sue composizioni.

È così che lo spazio assume un ruolo centrale. Il mondo appare sottosopra, coerentemente alla sottile critica sociale espressa in ognuno dei suoi pezzi. Chi sono i fotografi? Sono loro i veri artefici dell’opera d’arte? Sembrano maschere e richiamano alla memoria la poetica pirandelliana dell'”Uno, nessuno e centomila“. Riflessione e distorsione si confermano ancora di più quali chiavi di lettura della sua filosofia.

Oltre alle immagini, al Gaggenau DesignElementi HUB erano esposte sei sculture inedite in legno ed acciaio. Completavano il progetto “Distorsions” avviato nel 2014 proprio a Milano presso Amy-d Arte Spazio, galleria che rappresenta la Wasilewska in Italia.

La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub
La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau Hub
La disarmonia che diventa arte: Maria Wasilewska al Gaggenau HUB. “Reflections and Distorsions”.

L’artista plasma artigianalmente le sue creazioni, ideando dei “finti” oggetti di design. Ciò che li differenzia da questi ultimi è il loro contenuto etico-sociale, che li trasforma in arte.

Tali ready-made sono una rivisitazione della matrice duchampiana.

Reflections and Distorsions“, curata da Sabino Maria Frassà, è stata presentata in occasione del centenario dell’indipendenza polacca (1918-2018). Un’ottima occasione per celebrare l’importante avvenimento. La retrospettiva ha infatti ottenuto il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica polacca.

Inoltre la personale di Maria Wasilewska conclude il ciclo artistico ON REFLECTION promosso dal progetto no profit CRAMUM e dal brand di elettrodomestici di alta gamma Gaggenau.

La proficua collaborazione però non finisce qui: il curatore sta già lavorando alla prossima esposizione, dal titolo “Benedicente”.

Il nome dell’artista è ancora top-secret. Per avere più informazioni si dovrà attendere il lancio del libro “On Reflection“. In quell’occasione verrà presentato il ciclo artistico 2019.

La partnership tra CRAMUM e Gaggenau si conferma a pieno titolo come uno degli eventi culturali milanesi da tenere sott’occhio 😉

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! – Art Nomade Milan

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! – Art Nomade Milan

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

 

 

Nel Dicembre del 1879 nasceva in Svizzera Paul Klee, uno dei maestri dell’arte novecentesca.

La retrospettiva del MUDEC ripercorre la sua carriera artistica…con qualche sorpresa. 

 

 

 

 

Tra un’abbuffata di panettone ed una di pandoro quasi me ne stavo dimenticando: meglio correre ai ripari prima della fine dell’anno 😉 

Ogni volta è sempre la stessa storia: durante le feste ci scordiamo di fare gli auguri a qualche amico o parente! 

Dovete sapere che il 18 Dicembre era il compleanno di Paul Klee e la ricorrenza non è stata proposta solamente dal doodle di Google. 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Il doodle che Google ha utilizzato sul suo portale nella giornata del 18 Dicembre 2018.

 

 

 

Il Museo delle Culture di Milano ospita fino a Marzo 2019 la retrospettiva “Paul Klee. Alle origini dell’arte“.

Dunque non solo Bansky va in scena in Via Tortona 😉 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

La mostra, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, presenta un centinaio di opere dell’artista provenienti da musei e collezioni private, oltre che dal Zentrum Paul Klee di Berna.

Elemento cardine è il primitivismo, visto con gli occhi dell’artista. 

Arte egizia, tardo antica, medioevale, ma anche oceanica, amerinda e africana. 

Insomma un tripudio per gli occhi, specialmente per quelli di Art Nomade Milan 😀

Nella sala dedicata all’arte extra-europea sono esposte alcune opere della collezione permanente del MUDEC, seguendo il concetto di “confronto diretto” che tanto ho apprezzato al Bode Museum di Berlino. 

 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Paul Klee. Alle origini dell’arte”, sala dedicata all’arte extra-europea, MUDEC Milano. 

 

 

 

L’unione dei diversi stili é la chiave vincente per rompere l’isolamento in cui spesso si trovano i vecchi musei etnografici. 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Locandina del progetto “Beyond compare” del Bode Museum di Berlino. 

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

 

Ma questa non è l’unica “sorpresa” che riserva la retrospettiva milanese. 

Tra le varie sezioni, oltre ad “alfabeti e geroglifiche d’invenzione“, spicca la sala dedicata al teatrino di marionette che l’artista aveva ideato per il figlio Felix. 

Primitivismo, arte extra-europea, teatro… durante la visita ho proprio trovato pane per i miei denti 😀

Mancava solo la tessitura…o forse no?! 

 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Art Nomade Milan ammira l’opera “Artista nomade”, 1940, “Paul Klee. Alle origini dell’arte”, MUDEC Milano. 

 

 

 

Scorrendo i pannelli biografici all’inizio del percorso di visita ho scoperto che Paul Klee era anche un “tessitore”. 

Leggete per credere 😉 

Per seguire il filo del discorso bisogna fare un passo indietro, analizzando una delle esperienze che più segnarono il percorso artistico di Klee: l’insegnamento al Bauhaus.

Ideata da Walter Gropius, la Staatlitches Bauhaus fu una scuola di architettura, arte e design aperta a Weimar nel 1919. Nel 1921 Paul Klee si univa al personale docente trasferendosi con tutta la famiglia a Weimar. Per oltre 10 anni l’artista sarà uno dei più autorevoli maestri del Bauhaus proseguendo le lezioni anche a Dessau.

Le materie insegnate? Pittura su vetro, teoria della forma (1923), figurazione pittorica (1927) e…tessitura 😉 

Nel laboratorio di orditura Klee si occupava proprio di teoria della forma e tra le allieve aveva Anni Fleischmann. La ragazza diventerà universalmente famosa, nel panorama dell’arte tessile, con il cognome del marito, Joseph Albers.

Avete letto bene!

La celebre Anni Albers, nume tutelare degli amanti della fiber art, ha avuto tra gli insegnanti proprio Paul Klee

Nonostante la “modernità” del Bauhaus alle donne venivano sconsigliato l’apprendimento di alcune materie, tra cui la pittura. Anni iniziò così a tessere, cominciando una brillante carriera artistica che la porterà a tradurre in chiave moderna la tessitura manuale tradizionale. 

La Tate Modern ha dedicato alla Albers una grande retrospettiva con oltre 350 opere, visitabile fino a fine Gennaio 2019.

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”!

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! Copertina del catalogo della mostra “Anni Albers” in corso alla Tate Modern. 

 

 

Dunque Paul Klee si occupava anche di tessitura e non solo in qualità di insegnante del Bauhaus.

Un’ulteriore prova del rapporto tra l’artista e l’arte tessile la troviamo in alcuni arazzi prodotti da celebri manifatture italiane. 

Nel corso del Novecento in Italia si distinguevano molti laboratori di produzione: Atelier di Elio Palmisano, Manifattura MITA, Arazzeria Pennese e l’astigiana Arazzeria Scassa. 

Quest’ultima ha intessuto alcuni magnifici pezzi partendo proprio da cartoni del grande maestro svizzero. 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Giardino zoologico” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 191 x 259 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Fiori notturni” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 201 x 209 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Padiglione delle donne” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 165 x 206 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

 

Buon compleanno Paul Klee...il "tessitore"!

Buon compleanno Paul Klee…il “tessitore”! “Luna piena” da Paul Klee, arazzo ad alto liccio, lana, 210 x 165 cm, Arazzeria Scassa. Photo credit: www.arazzeriascassa.it 

 

Dunque, buon compleanno Paul Klee …”il tessitore”! 

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

Si è conclusa Domenica al Museo Diocesano la prima retrospettiva italiana di arte contemporanea pakistana.

Art Nomade Milan l’ha visitata per voi

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ehi, hai visto la mostra di cui parlano tutti?”

“No, purtroppo non ho fatto in tempo!”

 

Da qualche mese a questa parte mi capita sempre più spesso di sentire questo tipo di conversazione, o di intavolarla io stessa 🙂

Il mondo dell’arte è in costante fermento: le inaugurazioni si susseguono senza sosta, ad un ritmo tale che anche gli operatori del settore faticano a starci dietro.

Certe mostre rimangono aperte per un periodo di tempo limitatissimo: un mese o poco più. 

Così, di volata, nell’ultimo giorno di opening, ho visitato “Art for Education“, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini.

Arte contemporanea pakistana…chi mi segue da un po’ sa che se si parla di produzione extraeuropea Art Nomade Milan è sempre in prima linea! 😉

Eppure, mentre esponevo il tema ad altri amanti del genere, ho notato espressioni di profondo stupore.

Effettivamente parlare del Pakistan evoca nella maggioranza delle persone temi non prettamente artistici.

Anche io, del resto, non sapevo bene cosa aspettarmi.

Art for Education si è rivelata una scoperta… in tutti i sensi!

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

Ho approfondito la storia di uno stato recente, nato nel 1947, attraversato da numerosi scossoni politici (uno su tutti la divisione del paese del 1971), che si dichiara ufficialmente una repubblica islamica. 

La nazione è inoltre abitata da circa 197 milioni di persone. 

Ma è un dato più di altri ad avermi colpita: il 64% della popolazione ha meno di 30 anni. 

In Italia la percentuale si attesta al 28,4%…cifre che fanno riflettere.

Proprio in questo ambito si inserisce l’importante lavoro di The Citizens Foundation (TCF).

L’organizzazione non governativa pakistana è nata nel 1995 per promuovere l’istruzione femminile.

Nel 2010 è stata poi fondata Italian Friends of TFC: una onlus con sede a Milano che promuove l’impegno educativo di TCF tramite conferenze, incontri ed eventi culturali.

La loro prima mostra risale al Settembre 2017: si trattava delle fotografie di Albertina d’Urso e Alessandro Belgioioso.

Ad Ottobre 2018 è stata invece inaugurata Art for Education, progetto più corposo a cura di Salima Hashmi e Rosa Maria Falvo.

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

Abbiamo detto che il Pakistan è un paese abitato da giovani, una nazione recente che ha voglia di progredire e migliorarsi. 

Prova ne è l’esposizione tenutasi al Museo Diocesano: tutti i 60 artisti hanno donato le proprie opere, che sono state battute all’asta.

Il ricavato servirà a TCF per mantenere sette scuole per un intero anno. 

 

 

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Saba Khan, “Fountain with Building: Bureaucratic Dreams”, 2017.

 

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

 

 

I creativi di Art for Education differivano per formazione, età e fama, ma nei loro lavori riecheggiava la tecnica miniaturistica, pilastro fondamentale della formazione artistica pakistana.

La simpatica e professionale Beatrice, che mi ha accompagnato nella visita, mi ha dato una lente di ingrandimento per ammirare i dettagli di alcune composizioni.

 

 

 

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Particolare dell’opera di Mina Arham, “Marking Territories”, 2017.

 

 

 

Non era però la miniatura il solo fil rouge delle composizioni esposte: i temi del riciclaggio e della tradizione erano altri due cavalli di battaglia.

Ad esempio il ricordo del passato si univa alla realtà quotidiana ed al vissuto dell’artista nel lavoro di Shakila HaiderFinal Destination (Escaping from Death to Life)“.

 

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Shakila Haider, “Final Destination (Escaping from Death to Life)”, 2015. Courtesy of Italian Friends of The Citizens Foundation (www.artforeducation.it/it/portfolio).

 

 

 

Shakila è nata nel Balochistan, una delle zone più povere del paese, ed appartiene alla minoranza etnica degli Hazara. La sua gouache su tela simboleggiava una barca che si avvicina alle coste dorate dell’Australia, in cerca di un futuro migliore.

Forza, profondità di significati ed eleganza nell’esporli connotavano tutte le opere esposte.

Dal punto di vista tecnico mi ha incuriosita l’utilizzo della carta wasli e della doratura, elemento che contraddistingueva l’opera di Imran Qureshi, l’artista pakistano più famoso a livello internazionale.

 

 

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Imran Qureshi, “The Magical Spells of Dark and Countless Aeons/Woven into the Fabric of the Heavens”, 2017. Courtesy of Italian Friends of The Citizens Foundation (www.artforeducation.it/it/portfolio).

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

 

 

In Pakistan il legame con la tradizione non si esprime solo nella tecnica miniaturistica, ma anche nell’utilizzo del ricamo e dell’arte calligrafica. 

Un passato che è diventato un’occasione di riflessione e rilettura nell’opera di Mahbub JokhioThey are Deaf, Dumb and Blind…!“.

 

 

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Mahbub Jokhio, “They are Deaf, Dumb and Blind…!”, 2014. Courtesy of Italian Friends of The Citizens Foundation (www.artforeducation.it/it/portfolio).

 

 

 

Due testi in uno, nessuno dei due realmente leggibile.

La pagina del Sacro Corano è costituita da 70.000 coriandoli ritagliati a mano dal libro Shah Jo Risalo del poeta sufi Shah Latif.

Il tema della religiosità veniva ripreso anche nelle opere di Imran Mudassar e Euceph Ahmed. Alcune composizioni non sono mai state esposte in patria.

La devozione ci porta a riflettere sulla condizione femminile, facendoci così tornare al punto di partenza, ovvero l’impegno profuso dalla TCF.

Era stupenda e ricca di significati l’opera di Nusra Latif QureshiRed Silks-II“: una donna in abiti vittoriani incorniciata da scritte in urdu e ricoperta di peonie.

In alcune culture questo fiore è simbolo di onore, in altre di vergogna.

In pratica subisce un po’ la stessa sorte di molte donne: considerate simbolo per eccellenza di purezza e fragilità, vengono invece sottoposte a sacrifici e sofferenze disumane. 

 

 

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan

 

Art for Education - Arte contemporanea made in Pakistan

Art for Education – Arte contemporanea made in Pakistan. Nusra Latif Qureshi, “Red Silks – II”, 2007. Courtesy of Italian Friends of The Citizens Foundation (www.artforeducation.it/it/portfolio).

 

 

 

Se istruisci un bambino, avrai un uomo istruito. Se istruisci una donna, avrai una donna, una famiglia e una società istruita”, sosteneva Rita Levi Montalcini.

Art for Education è stata una mostra di quelle che lasciano il segno. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

La XXVIII edizione della mostra internazionale di Fiber Art si è conclusa con l’anticipazione del tema 2019: “POP UP”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Miniartextile ha chiuso i battenti Domenica scorsa con numeri da record.

Tanto per darvi un’idea ben 300 persone hanno visitato l’esposizione nella sola giornata del 18 Novembre.

Molti gli appassionati di arte tessile ed i semplici curiosi, arrivati anche da fuori regione.

L’importanza del lavoro svolto dall’associazione culturale ARTE&ARTE aumenta anno dopo anno.

Prova ne è la costituzione della Fondazione Bortolaso-Totaro-Sponga ad inizio 2018. Un’unione di forze che vede la partecipazione del “papà” dei “minitessiliMimmo Totaro, di Nazzarena Bortolaso e di Giancarlo Sponga.

Sua moglie, Maraluisa Sponga, è stata una delle più note fiber artist italiane.

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Come da tradizione la XXVIII edizione è stata caratterizzata dalla commistione di installazioni e mini realizzazioni. Certo, non tutte le grandi opere rientravano nella definizione canonica di fiber art, il che ha fatto storcere il naso ai puristi del genere.

Proprio per questo parlare di arte tessile in connessione a Miniartextile non è un argomento facile.

Sono però convinta che non ci si debba fossilizzare in compartimenti stagni.

Non si può classificare con precisione qualsiasi espressione artistica ci capiti sottomano.

Viviamo in un’epoca “fluida”…quindi ben venga l’influenza reciproca tra le diverse esperienze artistiche.

Oltretutto il tessile non gode ancora di ampia popolarità presso il grande pubblico: un aiutino dalle altre forme d’arte potrebbe fare comodo 😉

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Parlando di installazioni, “Unwoven light” di Soo Sunny Park è stata senza dubbio l’opera più fotografata. Una cascata di plexiglas è stata montata su una struttura metallica e sapientemente collocata nell’abside dell’ex Chiesa di San Francesco.

La penombra della location e le migliaia di riflessi catturavano lo sguardo.

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Soo Sunny Park, “Unwoven Light”, 2013.

 

 

 

Quest’anno ad accogliere i visitatori c’era “Déjà vu“, inchiostro su tulle dell’artista Pia Männiko.

Il lavoro era un interessante studio sul corpo umano e sul suo “abitare” lo spazio.

 

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Pia Manniko, “Déjà Vu”, 2013-2018.

 

 

 

L’importanza della luce e dello sguardo, la coesistenza…ecco che ci avviciniamo sempre più al tema della XXVIII edizione: “Humans“, brillantemente rappresentato da “Touba minaret, Red minaret, Heavenly minaret“.

L’artista Maimouna Guerresi ha creato tre cappelli a forma di minareto seguendo la tradizione artigianale dei Sufi Baifall del Senegal. La testa è la parte più importante del corpo umano e la Guerresi sembra proteggerla dalle “intemperie” della vita.

Il risultato è un’amalgama di influenze culturali e religiose che promuove la ricerca di un equilibrio tra differenti stili di vita.

 

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Maimouna Guerresi, “Touba minaret, Red minaret, Heavenly minaret”. 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

 

 

Negli anni del progresso forsennato della tecnologia abbiamo forse messo da parte la nostra “umanità”?

A vedere quanto accade quotidianamente, guerre, carestie, innalzamento di frontiere, penso proprio di sì.

O perlomeno il rischio della perdita di “umanità” è dietro l’angolo.

Ma, al giorno d’oggi, cosa significa essere un “umano”?

Il pioniere dell’arte generativa Charles Sandison ha provato a rispondere al quesito.

La sua opera, “Genoma“, mostrava i risultati di un software per identikit “al contrario”: partendo dal volto attuale lo scomponeva fino a ricreare il viso che un individuo aveva alla nascita.

In mostra non c’erano solo nuove generazioni di artisti, ma anche grandi ritorni, quale quello di Maria Lai, rappresentata a Miniartextile 2018 dall’opera “Rosso e Nero“.

Che dire poi dei “minitessili“?!

54 opere curate nei minimi dettagli, molte delle quali hanno affrontato il tema del cuore e del cervello.

Per vederne una selezione, cliccate qui

 

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! - Art Nomade Milan

Miniartextile: arrivederci al 2019!. Hiromi Murotani, “Heart”, cotone e filo metallico.

 

 

Miniartextile: arrivederci al 2019! – Art Nomade Milan

Scelti tra oltre 220 candidati, molti degli artisti esposti vedono in Miniartextile un vero e proprio trampolino di lancio.

Infatti, se la tappa comasca si è conclusa, non è così per la XXVIII edizione. Imballate accuratamente le opere, la mostra prosegue in Francia, precisamente a Montrouge, dove l’esposizione aprirà i battenti a Febbraio 2019.

E la XXIX edizione?!

Quali novità ci riserverà?

Al momento ne è stato svelato solo il titolo, “Pop Up“, che così viene descritto dagli organizzatori: “gli HUMANS del 2018 sono cresciuti e pronti ad un salto verso qualcosa di nuovo e sorprendente”.

Per gli artisti il bando di partecipazione è già pronto sul sito dell’associazione

Invece, a noi visitatori, non resta che aspettare il prossimo anno.

Dunque, arrivederci al 2019!! 🙂

 

 

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

Dopo l’excursus sui Pupi siciliani, prosegue il viaggio di Art Nomade Milan tra le tradizione popolari italiane ed il teatro di figura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il traffico milanese si sa mette duramente alla prova i lavoratori meneghini.

Certo, per sentito dire pare che la situazione a Roma sia peggiore, comunque ogni giorno anche a Milano si devono compiere delle rocambolesche manovre per giungere sul posto di lavoro.

Per non parlare poi dei “poveri” ritardatari cronici come me… 😉

Qualche volta però le code hanno i loro lati positivi.

Infatti, proprio per evitare un ingorgo stradale, mi sono imbattuta nel cartellone del Teatro Gerolamo.

 

 

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni. Interno del Teatro Gerolamo.

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

 

 

Il Teatro è stato costruito nel 1868 in Piazza Beccaria, a pochi passi dal Duomo.

Il modello preso ad esempio?! 

Naturalmente la Scala, ma in versione mignon.

Dotato di due ordini di palchi, loggione e platea il Gerolamo in origine poteva ospitare 600 spettatori che lo affollavano per seguire, udite, udite…spettacoli di marionette e teatro dialettale!

L’edificio merita già di per sé una visita, ancora meglio se si assiste ad uno degli spettacoli organizzati dalla compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli.

Purtroppo nella stagione 2018/2019 saranno solo due le piece proposte in questa location: “Gerolamo Falso Testamentario” e “Gerolamo Finto Orso“.

Ma Gerolamo…Gerolamo…chi era costui?!

Il personaggio di Gerolamo della Crina, in livrea settecentesca rosso scuro e cravatta bianca malamente annodata, è stato sempre molto amato dal pubblico milanese.

Le sue origini rimontano alla prima metà del Seicento nell’Astigiano.

Curiosamente anche Genova compare nelle peripezie della marionetta: nel Settecento gli spettacoli di Sales furono banditi dal Doge Girolamo Luigi Durazzo a seguito della scomoda omonimia.

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni. Eugenio Monti Colla abbraccia la marionetta di Gerolamo (sulla sinistra). Il marionettista è recentemente scomparso. Photo credit: Lombardia Beni Culturali.

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

 

I sessanta minuti in scena scorrono veloci.

La riduzione della commedia di Jean-François RegnardLe légataire universel“, è comparsa nel repertorio della Carlo Colla & Figli nel 1925 sotto il nome di “Gerolamo Falso Testamentario“.

Nella piece il servo Gerolamo si sostituisce allo zio moribondo del suo padrone per stilare un testamento a favore di quest’ultimo e permettergli di coronare il suo sogno d’amore. Varie vicissitudini accompagnano lo svolgersi della trama, nella quale si inseriscono anche maschere famose quali Brighella,Tartaglia ed il Dottore.

Non avevo mai assistito ad uno spettacolo di marionette prima d’ora: l’altezza dei personaggi è notevole, quasi 1 metro.

I fili che comandano le loro movenze si notano, ma questo non influisce sulla percezione generale di fluidità e vitalità.

Nello spettacolo “Gerolamo Falso Testamentario” le voci dei protagonisti venivano prodotte tramite una registrazione audio.

Gli spettatori hanno così ascoltato Eugenio Monti Colla nei panni di Gerolamo. 

Se però dovessi dire cosa in assoluto mi abbia più colpita, non avrei dubbi: i visi delle marionette ed i fantastici costumi, dalla stoffe preziose ed i dettagli ricchissimi. 

Isabella, promessa sposa di Ottavio, nipote dell’avaro Geronte, aveva dei lineamenti che davvero la facevano assomigliare ad un’attrice in carne ed ossa, soprattutto vista sul palco in distanza.

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni. In primo piano le marionette di Isabella ed Eugenia, utilizzate nella piece “Gerolamo Falso Testamentario”. Photo credit: Carlo Colla & Figli.

 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

 

Eugenia, Isabella, Lisetta, Gerolamo, Orgonte, Ortenzio, Ottavio…alla fine gli applausi a scena aperta sono per loro, le vere star, oltre che per gli abili ed instancabili artisti che gli danno vita.

Perché il lavoro del marionettista è alquanto faticoso: spalle e braccia stimolate per lungo tempo da pesi di tutto rispetto.

Mi ha fatto molto piacere notare che i manovratori erano tutti giovani.

Insomma: un passato che si tramanda e che fortunatamente non viene dimenticato come spesso accade alle tradizioni popolari ed ad alcune arti applicate.

L’Associazione Grupporiani, che dal 1984 gestisce la Carlo Colla & Figli, è sempre stata in prima linea su questo fronte grazie alla scuola di teatro di animazione ad indirizzo marionettistico “Fiando“. 

Carlo Colla & Figli: marionette e risate da cinque generazioni 

Ma come nasce la passione e la professione dei Colla?

Nel Settecento Giambattista Colla era un ricco commerciante meneghino. Secondo le usanze del tempo aveva adibito una sala del suo palazzo a location per spettacoli anche di marionette.

Quello che era dunque uno svago privato poi diventò un vero e proprio mestiere a causa di sfortunate vicissitudini economiche del ramo familiare. Nel 1835 si hanno notizie della Compagnia Colla in Piemonte, sotto l’egida di Giuseppe, il figlio ormai trentenne. Alla morte di quest’ultimo i suoi tre eredi, Antonio, Carlo e Giovanni, diedero vita ciascuno ad una compagnia.

Precisamente da Giovanni discende “Le marionette di Gianni e Cosetta Colla“, mentre da Carlo appunto la “Carlo Colla & Figli“.

Sapori antichi, storie di popolo e di tradizioni, musica suonata dal vivo durante gli spettacoli: tutto accompagna lo spettatore in una coinvolgente atmosfera d’altri tempi.

La ciliegina sulla torta è però l’atelier Carlo Colla & Figli, in Via Montegani 35.

É possibile visitarlo acquistando anche un biglietto cumulativo, laboratorio + spettacolo.

Beh…un’esperienza da provare, soprattutto per chi ancora crede che questo sia un mondo che affascini esclusivamente i bambini 😉

Io non vedo l’ora di scoprirne di più, soprattutto sulla produzione dei costumi dei personaggi…e voi?!

ETRO – Generation Paisley   Art Nomade Milan

ETRO – Generation Paisley Art Nomade Milan

ETRO – Generation Paisley   Art Nomade Milan (altro…)

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

Ultimo weekend di apertura della mostra che coniuga le eccellenze del Bel paese e la filantropia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arte ed industria: un binomio a volte vincente.

No, non voglio riproporvi l’annosa querelle sulla riproducibilità delle opere artistiche e sulla conseguente stima del loro valore 😉

Voglio invece presentarvi un progetto molto interessante.

Location: l’Orangerie della Villa Reale di Monza.

Fino a Domenica 23 Settembre è infatti possibile visitare gratuitamente l’esposizione “INDART-Industries Join Art“: 20 opere contemporanee prodotte grazie al supporto di 10 industrie dell’eccellenza del made in Italy

Se nessuno può negare la ricchezza del panorama storico artistico italiano, la stessa cosa purtroppo non vale per il nostro tessuto industriale.

I tempi del boom sono ormai ben lontani.

Crisi economica, colossi imprenditoriali che delocalizzano gli impianti, piccole e medie imprese che chiudono faticando a reggere la concorrenza. 

Anche la provincia monzese ne ha risentito: nei dintorni della città è facile imbattersi in  aree industriali dismesse.

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

Ma INDART vuole raccontarci una storia differente fatta di aziende, fiore all’occhiello nei loro settori di produzione, e di mecenatismo, formula di sostegno alla cultura che ormai gli USA hanno fatto propria.

L’idea è quella di affidare a 10 imprese 20 artisti contemporanei chiamati a re-interpretare il prodotto industriale dei partner ed a trasformarlo in altrettante opere d’arte.

Insomma due creativi per ciascun soggetto produttivo.

Si va dal plexiglass all’acciaio, dal vetro al tessuto, lasciando libero sfogo all’inventiva per dar vita ad un nuovo dialogo estetico.

La selezione degli artisti ed il loro abbinamento alle aziende sono stati curati da un apposito comitato scientifico composto da esperti quali lavio ArensiValerio DehòAlberto FizFranco Marrocco ed Elena Pontiggia.

 

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

 

INDART - Industries Join Art. Il mecenatismo nell'epoca 2.0

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0. Dany Vescovi, “OX-AU79”, 2018, tecnica mista su lino, particolare.

 

 

 

Devo dire che i risultati sono stati molto interessanti. Il lay out espositivo a pannelli bianchi ed il percorso di visita favoriscono una piena fruizione delle opere.

Non nascondo che a rendere l’esperienza ancora più piacevole è anche il roseto Niso Fumagalli.

Lo si attraversa per entrare nell’Orangerie.

 

 

 

 

INDART - Industries Join Art. Il mecenatismo nell'epoca 2.0

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0. Il cancello d’entrata dell’Orangerie, preceduta dal roseto dedicato a Niso Famugalli e curato dall’Associazione Italia della Rosa.

INDART – Industries Join Art. Il mecenatismo nell’epoca 2.0

 

 

 

Tra gli artisti selezionati vi sono nomi più o meno conosciuti dagli appassionati di arte quali Omar Galliani e Riccardo GusmaroliGiovanni AbaneseArcangelo, Maurizio Cannavacciuolo, Anna Caruso,Tommaso Cascella, Aldo Damioli, Ulrich Egger, Massimiliano Galliani, Giuseppe Gallo, Paolo Grassino, Elio Marchegiani, Matteo Negri, Gianni Piacentino, Roberto Pugliese, Rosa Maria Rinaldi, Giampaolo Truffa, Luca Vernizzi, Dany Vescovi.

Le aziende invece sono: Studio FM (visual design); Pilot Italia (produzione etichette); Gruppo OMP (produzione meccanica);  Gruppo CMS S.p.A. (produzione meccanica); Montrasio Italia (produzione tessuto non tessuto); Iluna Group (tessile/moda); Anemotech (sistemi riduzione inquinamento); Burgo Distribuzione (carta); Gruppo Meregalli Vini; Ermanno Scervino.

Insomma una combinazione di settori industriali storici e nuove frontiere produttive.

Il progetto, al suo primo anno di vita, è stato già strutturato con un respiro internazionale: dopo il 23 Settembre le opere saranno spostate alla Kamil Art Gallery di Montecarlo.

Dunque non solo arte e made in Italy: i pezzi verranno infatti battuti all’asta nel principato ed i proventi devoluti a due associazioni benefiche (Comitato Maria Letizia Verga ONLUS e Fight Aids Monaco). 

Il tutto è stato supportato da un’ottima campagna di comunicazione sui principali social network ed un sito internet creato ad hoc. Le sponsorizzazioni sono state numerose, sia di enti privati che pubblici, tra cui Regione LombardiaProvincia di Monza e Brianza e Comune di Monza.

Che dire…made in Italy, mecenatismo e filantropia: un’occasione di visita da non perdere e sicuramente un mix da riproporre 🙂

 

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

“Buona la prima” per l’ex direttore della Nahmad Projects che sceglie di aprire proprio nel capoluogo lombardo la sua galleria d’arte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo ormai così abituati a sentir parlare di “fuga dei cervelli” da non far più caso alle eccezioni di segno opposto.

Eppure ci sono giovani che, dopo esperienze di studio e lavoro all’estero, tornano in Italia e non solo per la nostalgia di casa.

Uno di questi è Tommaso Calabro, classe 1990, che ha inaugurato Sabato 15 Settembre l’omonimo spazio nella centralissima Piazza San Sepolcro.

Figlio d’arte, il nonno gestiva una piccola galleria a Feltre, Tommaso, laurea in Bocconi e master al Courtauld Institute ed al King’s College, dopo alcune esperienze lavorative a Londra ha scelto proprio Milano per iniziare questa nuova avventura.

L’opening dello spazio di 360 m² al piano nobile di Palazzo Marietti si è sicuramente distinto nel profluvio di inaugurazioni che hanno animato il rientro dalle vacanze dei milanesi.

Una città in costante fermento che sta puntando sempre di più sull’arte contemporanea ed il design oltre che sulla moda.

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

Immerso tra stucchi e magnifici pavimenti intarsiati Tommaso Calabro ha curato il progetto “Twombly e Tancredi. Omaggio a Cardazzo“, storico gallerista fondatore della Galleria del Cavallino a Venezia e della sua succursale milanese in Via Manzoni 45 (Galleria del Naviglio).

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

Carlo Cardazzo è stato senza dubbio un punto di riferimento della scena artistica internazionale.

Lui per primo in Italia si interessò alle avanguardie straniere dando un notevole contributo allo svecchiamento del nostro sistema. Tra gli Anni Cinquanta e Sessanta sostenne pezzi da novanta quali Lucio Fontana.

Dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1963, l’eredità è stata raccolta dal fratello Renato che ha guidato la galleria fino al 2001. 

Ma come avvenne l’incontro tra il gallerista e gli artisti qui esposti?

Tancredi Parmeggiani, feltrino come Tommaso, nel 1951 ottenne il secondo posto al Premio Gianni, istituito proprio dalla Galleria del Cavallino. 

Sono anni ricchissimi per il panorama creativo italiano, animato da figure eccezionali quali quella della collezionista Peggy Guggenheim che aveva scelto proprio Venezia come sua città d’elezione. 

 

 

 

I Giovani e l'Arte Contemporanea Tommaso Calabro inaugura a Milano

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano. Tancredi Parmeggiani, “Senza titolo”, 1958, particolare.

 

 

 

La conoscenza tra Cardazzo e CY Twombly si deve invece alla prima personale italiana dell’artista, organizzata alla La Tartaruga sul finire degli Anni Cinquanta.

Tramite accordi con Plinio de Martis, storico fondatore della galleria romana, Cardazzo si assicurò una tappa della retrospettiva nel suo spazio veneziano.

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

Carlo Cardazzo, Peggy Guggenheim, la galleria La Tartaruga: le basi citate da Tommaso Calabro paiono chiare e solide così come i suoi auspici per il futuro.

E questo non può che giovare al sistema artistico lombardo. 

Tommaso del resto crede fermamente che Milano, in fatto di fermento culturale, non abbia nulla da invidiare ad altre capitali europee, come spesso ha dichiarato. 

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano

Nelle 4 sale del suo nuovo spazio sono in mostra fino al 30 Novembre ben 16 opere, oltre che vari materiali d’archivio inerenti le esposizioni della Galleria del Naviglio e del Cavallino dedicate a Twombly e Tancredi

Il percorso è ben congeniato ed i “segni” ed i “gesti” dei due creativi sposano appieno la storicità delle sale.

 

 

 

I Giovani e l'Arte Contemporanea Tommaso Calabro inaugura a Milano

I Giovani e l’Arte Contemporanea: Tommaso Calabro inaugura a Milano. Tancredi Parmeggiani, “Senza titolo”, tempera su faesite, 1959, particolare.

 

 

 

L’idea di affiancare questi due artisti non nasce solo dalla volontà di elogiare la ricerca artistica perseguita da Cardazzo. L’approccio lirico e un utilizzo studiato della composizione si riconoscono sia in CY Twombly che in Tancredi.

Inoltre l’innovativo progetto di Tommaso ha preso vita nel cuore romano della città meneghina, a due passi dalla Chiesa di San Sepolcro.

Anche questo è interessante.

La contemporaneità si può benissimo coniugare con la ricca tradizione storica ed artistica italiana.

Anzi, si potrebbe creare uno scambio proficuo: il moderno renderebbe più appealing la storia dell’arte alle nuove generazioni, l’arte storicizzata contribuirebbe a nobilitare le creazioni più all’avanguardia e di difficile comprensione.

Ovviamente a patto che l’Italia rimanga un terreno fertile per idee imprenditoriali e culturali quali quelli della Galleria Tommaso Calabro 😉

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