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Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Le riflessioni sull’arte riescono meglio a mente fredda. Quindi, in attesa dell’articolo sulla Miart appena trascorsa, vi lascio con i must seen del Fuorisalone. Ovviamente targati Art Nomade Milan.

 

 

 

Milano Art Week e Milano Design Week: un tour de force senza soluzione di continuità!

Infatti, da qualche anno, la settimana dell’arte milanese precede quella dedicata al design

Due fiere, Miart e Salone del Mobile, non più regno esclusivo degli operatori del settore: i relativi spin off invadono tutta la città, per la gioia degli amanti della cultura 😉

Il Fuorisalone è diventato una vera e propria istituzione. 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Party, inaugurazioni, eventi ad accredito a cui “non si può mancare” proliferano in maniera incontrollata! Eccomi dunque all’opera per scovare le “chicche” di questa edizione. 

Non ho ancora inventato un metodo per allungare la giornata oltre le 24 ore, quindi…una selezione è stata d’obbligo (ed i miei piedi hanno sentitamente ringraziato 😉 )

Otto location, otto eventi sparsi in tutta la città, secondo il gusto di Art Nomade Milan.

Ecco a voi il mio Fuorisalone

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

  • MASTERLY The Dutch in Milano

 

Iniziamo il nostro tour con quello che è diventato un appuntamento fisso per gli amanti del tessile. Gli “olandesi” tornano a Milano e precisamente in Palazzo Turati, al n.7 di Via Meravigli. Artigianalità ed innovazione, senza dimenticare la tradizione, sono le parole chiave del design olandese. Il tutto condito da un meraviglioso prato di 15.000 tulipani che invade il cortile interno dell’edificio borghese. Proprio qui, nel 2018, avevo scovato le creazioni di Milla Novo, Sandra de Groot e Rubert Van Megen. Quest’anno vi aspettano Knitwear Lab, Best Wool con il nuovo brand di tappeti Monasch, Rademakers Gallery e Moooi Carpets. Nel 2019 ricorre il trecentocinquantenario della morte del grande pittore Rembrandt Van Rijn. Perché non ricordarlo acquistando un tessile della Van Besouw?! 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

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Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. Macchina da maglieria in funzione al Masterly The Dutch in Milano, Palazzo Turati, Via Meravigli 7, 8-14 Aprile 2019.

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. “Art meets carpet”, Van Besouw, Masterly The Dutch in Milano, Palazzo Turati, Via Meravigli 7, 8-14 Aprile 2019.

 

 

  • “A room of my own” – Ventura Centrale e CRAMUM

 

Passiamo dunque alla seconda passione di Art Nomade Milan: la fotografia. Deve essere fatta ancora molta strada per colmare il gender-gap ed eliminare la discriminazione del genere femminile. Quest’anno è stato dedicato ampio spazio al tema anche durante la Milano Art Week (la personale di Anna Maria Maiolino al PAC ed “Il Soggetto Imprevisto” all’FM Centro per l’Arte Contemporanea). La mostra “Una stanza tutta per me“, curata da Sabino Maria Frassà, rende protagoniste tre giovani artiste: Flora Deborah, Giulia Manfredi e Francesca Piovesan. Ognuna di loro ha ideato un progetto che racchiudesse la propria visione del mondo in una delle sale di Ventura Centrale. Vale davvero la pena fare una scappata in Via Ferrante Aporti n.9 😉 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

  • La Maison Ottomane – Les Ottomans Home Design

 

In un appartamento al primo piano di Via Solferino n.16, nel cuore del Brera Design District, vi aspetta un viaggio in un’atmosfera da mille ed una notte. Il brand di Bertrando di Renzo, designer ed imprenditore esperto della realtà orientale, ripropone la magia del Bosforo accogliendo i visitatori tra tappeti, tessuti e piatti decorati. In soli due anni il marchio si è imposto nell’home design che coniuga oriente ed occidente. 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. La Maison Ottomane, Les Ottomans Via Solferino n. 16, 8-14 Aprile 2019.

 

  • HOME SWEET HOME – Showroom Missoni

 

A poca distanza da Les Ottamans potete rituffarvi nel mondo tessile grazie al progetto 2019 targato Missoni. Angela, la patron del brand, ha affidato l’allestimento dello showroom di Via Solferino 9 ad Alessandra Roveda. Laureata in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, Alessandra ha trasformato la sua passione per l’uncinetto in una vera e propria arte. I fili di lana hanno rivestito oggetti d’arredo e di uso quotidiano, creando un ambiente totalizzante. Il crochet ha trasformato lo spazio in un paesaggio da fiaba che ricorda non soltanto il mondo Missoni, ma anche i numerosi progetti di urban knitting ormai sempre più diffusi. 

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. “HOME SWEET HOME”, showroom Missoni, Via Solferino n. 16, 8-14 Aprile 2019.

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. Un esempio di urban e crochet knitting. Courtesy of “Sul filo dell’arte” associazione. 

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  • The Litta Variations / Opus 5

 

All’interno del bellissimo progetto curato da Mosca Partners, precisamente al piano nobile di Palazzo Litta in Corso Magenta 24, non perdetevi l’esposizione di tappeti di Jaipur Rugs. L’azienda indiana ha chiesto al designer italiano Matteo Cibic di curare la collezione Jaipur #5, facente parte della linea Jaipur Wunderkammer. Dopo un viaggio in Rajasthan, Matteo ha dato vita a dei pezzi di un’intensità ragguardevole, mix di modernità e simboli tradizionali. Immancabile la componente etica: l’impresa dà infatti lavoro alle donne locali, cercando di alimentare un’economia circolare. 

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. Un particolare di uno dei tappeti ideati da Matteo Cibic, collezione Jaipur #5 per Jaipur Wunderkammer, Jaipur Rugs. The Litta Variations /Opus 5, Palazzo Litta, Corso Magenta n. 24, 8-14 Aprile 2019.

 

 

Proseguendo tra le sale si incontra la giapponese Kawashima Selkon Textiles Co. LTD. L’azienda espone una campionatura di tessuti prodotti con innovative tecnologie di taglio laser. 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

  • Opificio 31 – Via Tortona, Alex Chinneck installazione

 

Facciamo ora un salto nel mondo dell'”architettura”: se vi avventurerete nel Tortona Design District non potete perdervi l’installazione dell’artista britannico. Una grossa cerniera a zip si arrotola su se stessa rivelando un cubo di luce blu. L’opera, realizzata grazie al contributo di Iqos World Revealed, coinvolge l’intero edificio di Via Tortona 31. Infatti, al suo interno, si trovano altre immagini illusorie con pavimenti e pareti che implodono. La cerniera è un po’ il segno distintivo di Chinneck, il giovane Houdini dell’arte. È proprio il caso di dire: “Tortona…you rock!”, richiamando il nome del progetto che dal 2016 cura la comunicazione e le esposizioni di questo distretto del design

 

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. L’installazione di Alex Chinneck all’Opificio 31, Via Tortona, 8-14 Aprile 2019.

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  • Talking Hands – Con le mani mi racconto

 

Dunque tessile, oriente, fotografia…non poteva di certo mancare la creatività africana 😉

Mettete insieme un patternmaker inglese, una designer tessile argentina, un’art director italiana ed il mix sarà esplosivo! È così che nasce il progetto trevigiano Talking Hands, che espone in Cascina Cuccagna tessuti e sedute africane. Il tutto realizzato in laboratori in cui lavorano giovani richiedenti asilo. Ad accompagnare l’esposizione vi è anche una mostra curata da Laura Traldi ed intitolata “Design Collisions. The power of collective ideas“. In realtà è proprio di Laura Traldi l’idea di portare 15 progetti a Milano in occasione del Salone del Mobile, riuniti sotto la denominazione di “De Rerum Natura-Rinascimento“. Tra questi vi è proprio Talking Hand. Finalmente ecco il lato interessante e meno glamour del Fuorisalone 2019.

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. Il progetto Talking Hands-Con le mani mi racconto, ospitato in Cascina Cuccagna, Via Cuccagna angolo Via Muratori 2/4, 8-14 Aprile 2019.

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

  • DESIGN BEYOND PREJUDICES #weareallmigrants #siamotuttimigranti

 

Per gli amanti della cultura, dell’arte e della creatività del continente “vero” c’è un altro appuntamento imperdibile: lo spazio WaxMax, in Via Maroncelli 12, ospita un’installazione e una serie di accessori e complementi realizzati con il tessuto a scacchi delle borse “Ghana must go”. I pattern dei wax print ed i contenitori intrecciati, da sempre simbolo di migrazione, ci portano a riflettere sul nostro presente.

Grazie alla collaborazione di African Artists’ Foundation, Lagos Photo FestivalFESCAAAL, l’esposizione é arricchita da una serie di fotografie tratte dal progetto “Unomqcana” dell’artista Nobukho Nqaba. Avevo già ammirato i suoi scatti in occasione della mostra “Africa Africa” a Palazzo Litta. Gli accessori per la casa sono stati realizzati da Okapia Onlus, associazione impegnata nella valorizzazione delle eccellenze africane, con il contributo della NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

 

 

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan

Fuorisalone 2019: i must seen secondo Art Nomade Milan. DESIGN BEYOND PREJUDICES, WaxMax, Via Maroncelli n. 12, 9-14 Aprile 2019.

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

A Palazzo Litta dal 15 Marzo al 2 Aprile 2018 fotografi e designer africani gettano nuova luce sull’arte contemporanea del continente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha aperto i battenti l’esposizione “Africa Africa: exploring the Now in African design and photography” nel milanese Palazzo Litta.

Prosegue dunque, a poca distanza dalla sede della Sopraintendenza Archeologica, sempre in Corso Magenta 24, l’interessante iniziativa proposta dal MiBACTMoscaPartners chiamata “Palazzo Litta Cultura“. Il progetto mira ad utilizzare alcune sale del palazzo per esposizioni inerenti il panorama artistico contemporaneo, con un occhio rivolto soprattutto al mondo del design.

Questa volta ad animare le stanze del primo piano dell’edificio ci pensano 25 artisti  subsahariani autori di 40 prodotti di design e cinquantacinque opere fotografiche magnificamente esposte.

L’introduzione della mostra è affidata all’evocativo tavolo in legno massello a forma d’Africa: chiuso ricorda una farfalla. Leggerezza dunque ed unità che ci paiono strane pensando all’immagine del continente che ci propinano i media alla luce dei recenti fatti di cronaca.

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

I 24 milioni di chilometri quadrati che si estendono da est a ovest a meridione del Sahara sono un bacino dinamico ed innovativo di produzione cinematografica, musicale ed artistica. Del resto Africa Africa è un progetto che ha visto la collaborazione di più enti tra cui Mia Photo Fair ed il Festival del Cinema Africano Asia ed America Latina.

La sezione fotografica è stata infatti curata da MIA Photo Fair Projects e da Maria Pia Bernardoni in rappresentanza del LagosPhoto Festival, internazionale della fotografia che si tiene annualmente nella più grande città nigeriana.

Non va dimenticato che uno dei “focus” della Mia Photo Fair 2018 è stato proprio il continente africano.

Insomma un’Africa da scoprire ed un’arte africana da riconsiderare in quanto troppo spesso connessa al gusto per l’etnico ed il tribale.

Tale mission è propria di un interessante trimestrale edito a Cape Town ed intitolato “ArtAfrica“.

La rivista è infatti dedicata all’arte contemporanea africana al fine di farla conoscere all’estero sfatando il mito del “buon selvaggio”.

Bisogna inoltre sottolineare che alcuni artisti africani non hanno avuto vita facile nemmeno in patria: avvicinarsi a modalità espressive “occidentali” abbandonando le tradizioni veniva spesso interpretato come un sottomettersi “agli invasori” soprattutto  nel difficile periodo della convivenza pre e post apartheid.

Attualmente la gestione politica internazionale del fenomeno migratorio non ha agevolato la diffusione di un’idea chiara sull’Africa che mai come di questi tempi ci è sembrata così vicina.

Ben vengano dunque iniziative di questo tipo che aiutano a sfatare il binomio “invasori/vittime” in cui si incasella chi arriva dal continente “vero”. 

Sì, continente “vero” piuttosto che continente nero, riprendendo la felice espressione inserita nel sottotitolo del bimestrale “Africa. Missione e cultura“.

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

Tutte queste realtà, redazioni giornalistiche ed associazioni, purtroppo ancora poco conosciute, sono state coinvolte nei vari eventi milanesi: ArtAfrica è stato media sponsor proprio della MIA Photo Fair, mentre il direttore di “Africa. Missione e cultura“, Marco Trovato, ha partecipato ad un talk del Festival del Cinema Africano Asia ed America Latina.

Tornando all’esposizione di Palazzo Litta, dopo il preambolo, il visitatore viene gradualmente accompagnato nella vitalità della creazione africana tramite il corridoio dedicato al tessile. Tessuti in realtà non autoctoni in quanto prodotti dall’olandese Vlisco e diffusisi nel continente tra il XIX ed il XX secolo.

Stampe colorate, simboli, colori accessi che sono diventati una vera e propria forma di comunicazione per i gruppi etnici locali. Un sorta di “linguaggio tessile”.

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema consiglio il volume di recente pubblicazione “Anthologie des tissus imprimés d’Afrique” dell’antropologa francese Anne Grosfilley.

 

 

 

Africa Africa: exploring the Now in African design and photography

AfricaAfrica: exploring the Now in African design and photography. Jean Servais Somian, “Banquette Pirogue”, 2018.

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

 

Tra i tessuti spunta la “Banquette Pirogue” del designer ivoriano Jean Servais Somian, un divano in legno di framirè rivestito di stoffa Bazin. Di Somian sono esposti altri pezzi interessanti.

Percorrendo le sale l’arredamento si accompagna alla fotografia, in prima battuta ad alcuni scatti del progetto “Africadia” di Siwa Mgoboza. Sempre di questo giovane fotografo sudafricano è l’immagine coordinata della milanese fiera internazionale di fotografia 2018.

Si entra poi nel vivo dell’esposizione dove a catturare l’occhio non sono solo i pezzi esposti, ma anche il contrasto creato tra questi e le decorazioni barocche delle sale in cui sono ospitati.

Le creazioni di Hamed Ouattara colpiscono per l’abilità di ideare mobilio tramite materiale di scarto. Nello studio che ha aperto a Ouagadougou in Burkina Faso si modellano e battono a mano soprattutto i barili di scarto del petrolio per ottenere madie, cassettiere ed armadi.

Creatività che non solo stupisce, ma fa riflettere su temi quali lo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali straniere.

Hamed Ouattara stesso, nel video che accompagna la sua scheda biografico esplicativa, sottolinea la possibilità di utilizzare ciò che si ha disposizione, senza dover sempre dipendere dall’estero.

L’artisticità che nasce da prodotti di scarto o di grande diffusione è uno dei fili conduttori dell’esposizione: bottiglie di plastica, sacchi per la spesa inseriti in progetti fotografici o suole di infradito cucite insieme a formare un tappeto. 

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

Notevoli spunti di riflessione inducono anche i ritratti di Omar Victor Diop dal progetto “Project Diaspora” e soprattutto le creazioni di Gonçalo Mabunda.

Mabunda, originario del Mozambico, è un artista conosciuto a livello internazionale per le sue opere composte da scarti di materiale bellico. I suoi “troni” esposti al Centre Pompidou ed alla Biennale di Venezia invitano davvero ad un esame di coscienza.

 

 

Africa Africa: exploring the Now in African design and photography

AfricaAfrica: exploring the Now in African design and photography. Gonçalo Mabunda, “The Throne of the new wall”, 2017.

 

 

L’illuminazione delle singole opere è ben congegnata: si creano dei particolari effetti che le amalgamano con le sale. Proseguendo si giunge alle creazioni del congolese Maurice Mbikayi, del sudafricano Heat Nash, di Osborne Macharia e di Stephen Burks.

Burks è un designer di fama internazionale che collabora con brand quali Missoni e Roche Bobois. Sono famose le sue lanterne antropomorfe tessute a mano in vari materiali.

 

 

Africa Africa: exploring the Now in African design and photography

AfricaAfrica: exploring the Now in African design and photography. Stephen Burks, “The Others” Collection, 2017.

Africa Africa: alla scoperta del continente “vero” tra design e fotografia

 

 

Ritornando sui propri passi si arriva alle ultime sale della mostra. In realtà queste stanze potevano essere viste anche all’inizio, in quanto il percorso di visita è molto libero.

Qui troviamo esposti i lavori del designer Inoussa Dao e di Joana Choumali.

Dao dopo aver mosso i primi passi in Burkina Faso, si sta affermando all’estero grazie alle sue creazioni strutturate. La fotografa ivoriana Choumali impreziosisce le stampe cromatiche con lavori di ricamo nel progetto “Traslation“.

Africa Africa non mira ad essere un’esposizione esaustiva, bensì fornisce uno spaccato sulla vitalità del panorama creativo contemporaneo del continente. Tutte le opere esposte sono state prodotte nel biennio 2016/2017.

Peccato per la breve durata  della mostra (19 giorni totali) e per gli orari di apertura limitati, oltre alla mancanza di una brochure da poter conservare per aver traccia degli artisti presentati.

Molti fotografi e designer, dopo un inizio nella propria patria d’origine, hanno studiato all’estero. Addirittura alcuni di essi lavorano anche a Milano.

La maggioranza però è ritornata a casa per far crescere la propria arte lì dove è stata inspirata e dare una possibilità, oltre che una dimostrazione, ai propri connazionali.

Dimostrare che sì, si possono sviluppare idee imprenditoriali sul territorio: l’Africa dunque non è solo una fonte di inspirazione, ma anche una fucina di creatività

 

 

 

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